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«Organizzare oggi una mostra di Duccio dove ci siano un centinaio di opere su tavola non è una cosa da tutti i giorni». Alessandro Bagnoli è un po' infastidito per come la stampa sta parlando delle recenti scoperte sul grande pittore senese Duccio di Buoninsegna, uno dei maggiori maestri della pittura italiana del Trecento. Pur essendo lui ad aver scoperto un importante ciclo di affreschi in una cripta sotto il Duomo di Siena, e a sovrintendere al restauro delle opere duccesche, ci tiene a che non venga oscurato il vero evento al quale sta lavorando con passione da tempo. Il prossimo 4 ottobre si apre infatti a Siena una mostra «storica» dal titolo: «Duccio. Alle origini della pittura senese». Per tre mesi (fino all'11 gennaio) sarà possibile ammirare al Museo dell'Opera e in Santa Maria della Scala un centinaio di opere davvero eccezionali.
DI CLAUDIO TURRINI

Arezzo, 15 febbraio 1796. La città è sconvolta da forti scosse di terremoto. Un piccolo gruppo di persone si ritrova a invocare un'immagine mariana dimenticata nelle cantine dell'Ospizio dei Camaldolesi, presso Porta San Clemente. Avviene il miracolo: la raffigurazione della Vergine, annerita dal tempo, si fa candida e splendente e, soprattutto, il terremoto cessa. Nasce così il culto della Madonna del Conforto. Se ne potrebbero narrare a decine, anzi a centinaia di storie come questa in Toscana. Talvolta storicamente documentate, altre volte tramandate semplicemente dalla tradizione popolare: eventi prodigiosi dovuti all'intervento di Maria, che hanno dato vita a santuari di grande fama e ad altri semplicemente frequentati dalla popolazione locale.
DI MARCO LAPI

«Tutta a Prato, e tutta in stracci, va a finire la storia d'Italia», diceva Curzio Malaparte nel suo intramontabile «Maledetti Toscani». Parafrasando lo scrittore nato proprio nella città laniera potremmo dire che ora a Prato è nelle stoffe che va a finire la storia. Quelle del Museo del tessuto che il presidente della Camera Pierferdinando Casini inaugura lunedì 5 maggio nella restaurata sede dell'antico Lanificio Campolmi. Dai tessuti precolombiani del III secolo a. C. fino alle ipertecnologiche fibre realizzate dalle moderne industrie locali, visitare il nuovo museo è come fare un viaggio nella storia della civiltà, o meglio delle civiltà, che nei tessuti hanno da sempre celebrato tradizioni e identità. Seimila reperti suddivisi in nove fondi fanno dell'istituzione pratese un museo unico in Italia, analogo a pochi altri centri sparsi nel mondo.
DI GIANNI ROSSI

Piranesi, Daumier, Fattori, Picasso, Fontana, Munari, Viviani cominceranno ad affacciarsi sulle acque dell'Arno dalla primavera del prossimo anno: è l'impegno, solenne, che la città di Pisa ha assunto pubblicamente mercoledì 12 marzo, presentando ufficialmente il progetto del nuovo Museo della grafica a Palazzo Lanfranchi, prestigiosa dimora patrizia – con i suoi otto secoli di vita – a specchio del lungofiume.
DI MAURO DEL CORSO