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Firenze, al via il restauro dell'orologio del Duomo

Presentato oggi a Firenze il restauro del meccanismo dell'«orologio di Paolo Uccello».

Percorsi: Arte - Firenze
Parole chiave: restauro (20)
Duomo di Firenze, Paolo Uccello, Orologio (Foto Antonio Quattrone per Opera del Duomo)

È tra i più antichi orologi meccanici esistenti quello del Duomo di Firenze, più noto come «l’orologio di Paolo Uccello» dal nome del grande artista rinascimentale che, nel 1433,  dipinse il grande quadrante (6.70 x 6.70 metri) con ai lati quattro misteriose teste di uomini con aureola, che sembrano guardare verso il centro e verso il basso: secondo alcuni i Profeti mentre per altri i quattro Evangelisti.

Posizionato nella controfacciata della cattedrale fiorentina, l’orologio è uno dei pochi al mondo che compie un giro di 24 ore dal tramonto e con un movimento antiorario, segnando così l'ora definita italica o anche «ora dell'Ave Maria». A Firenze l’Ora dell’Ave Maria è tuttora scandita dal suono delle campane del campanile di Giotto, che durante l’arco della giornata scandiscono il tempo sei volte, tre la mattina e tre il pomeriggio e che variano durante l’anno: un’ora prima del tramonto, all’ora del tramonto la ventiquattresima, quella della recita dei Vespri che serviva a far rientrare a casa tutti coloro che lavoravano nei campi, e un’ora dopo il tramonto detta «or di notte».  

Il primo meccanismo si deve al fiorentino Angelo di Niccolò nel 1433. Nel corso dei secoli ha  avuto bisogno di diverse riparazioni fino ad arrivare al meccanismo attuale che risale al 1761, opera di Giuseppe Bargiacchi, noto orologiaio fiorentino. In quell'occasione il quadrante, dipinto da Paolo Uccello, fu modificato secondo il modello francese da 24 a 12 ore e fu sostituita la lancetta originale. L'orologio è stato poi restituito alle caratteristiche originali solo nel 1973 quando un restauro ha riportato alla luce il bellissimo quadrante e ripristinato l'antico funzionamento con una sola lancetta di tre metri di lunghezza e raffigurante una cometa.

Per accedere al meccanismo che aziona il grande orologio si deve salire una stretta scala a chiocciola posizionata all’interno del muro della facciata. Una novantina di gradini che Lucio Bigi e Mario Mureddu, due custodi dell'Opera di Santa Maria del Fiore, da molti anni percorrono per occuparsi della regolazione dell'orologio con il tramonto e della carica settimanale.

Grazie alla sponsorizzazione della maison di alta orologeria sportiva Officine Panerai, nata proprio a Firenze nel 1860, il meccanismo, che negli ultimi anni ha evidenziato varie problematiche, dalla presenza di sostanze nocive come l’ossido di ferro a forte usura dei componenti, tornerà ora a funzionare alla perfezione. Ai professori Andrea Palmieri e Ugo Pancani del Centro studi per il restauro di orologi dell'Isis Leonardo da Vinci di Firenze, è stato affidato il compito di restituire piena funzionalità all’orologio, intervento che dovrebbe concludersi entro l’autunno di quest’anno.

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