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Firenze, riallestite 8 sale dedicate al Quattrocento

Sono visitabili da oggi, dopo il riallestimento, alcune sale della Galleria degli Uffizi dedicate al secondo Quattrocento.

Percorsi: Arte - Firenze - Musei
La sala 32 riallestita (Foto Polo Museale)

Preceduta da un importante intervento di adeguamento impiantistico, l’operazione è stata possibile grazie alla donazione di una somma di denaro (600mila euro) da parte della Salvatore Ferragamo Spa. Donazione che la Soprintendenza per il Polo Museale Fiorentino decise di destinare al programma di interventi per il rinnovo di otto sale (dalla 25 alla 32) all’inizio del Terzo Corridoio della Galleria degli Uffizi.

«Chi da oggi entri nel giro di sale che s’apre all’esordio del terzo corridoio – ha detto Antonio Natali, durante la presentazione ­-, troverà nell’iniziale (proprio dirimpetto alla porta d’accesso) non più il Tondo Doni ma un altro tondo, stavolta di Domenico Ghirlandaio, con l’Adorazione dei Magi, fino a ieri nella sala di Botticelli. E ci s’avvedrà che non spartisce con altri quadri, come invece succedeva alla Sacra Famiglia di Michelangelo, la sua parete; bensì da solo vi campeggia, finalmente sollecitando i visitatori a sostare al suo cospetto. Con la riapertura di queste otto sale e l’abbattimento del diaframma drizzato nel 2014 a conclusione del restauro dei vani dedicati ai marmi greci e al Giardino di San Marco, sarà di nuovo completamente agibile il circuito cui s’accede – come s’è detto – all’inizio del corridoio di ponente, subito prima della porta che immette nel Corridoio Vasariano».

«È un onore per la Famiglia e l’azienda Ferragamo avere preso parte a questa iniziativa – ha sottolineato Wanda Ferragamo -. A Firenze la Salvatore Ferragamo è stata fondata ed è cresciuta, traendo notorietà e impulso dall’humus culturale locale. La partecipazione a questo importante capitolo della storia degli Uffizi dimostra ancora una volta la nostra gratitudine alla città e ai suoi abitanti».

L’INTERVENTO DI RECUPERO. Le sale dalla 25 alla 32 della Galleria degli Uffizi – che nell’ultimo ventennio del XVI secolo ospitavano la fonderia medicea - con le già recuperate sale 33 e 34 formano una sorta di «piccola U» che origina e termina all’inizio del Terzo Corridoio; prima dei lavori queste ospitavano dipinti del ‘500 fiorentino, veneto, emiliano e lombardo, da Michelangelo a Lotto.

Seguendo il criterio di recupero degli ambienti esistenti attraverso l’adeguamento impiantistico, sono stati intrapresi interventi di diversa natura riguardanti il trattamento dell’aria (climatizzazione), la sicurezza (sensori, barriere a raggi infrarossi, telecamere), il rifacimento dell’impiantito dove necessario e il rinnovamento dell’illuminazione.

L’intervento nelle otto sale, svoltosi fuori dal contesto dei lavori per la realizzazione dei Nuovi Uffizi, ha riguardato un’area museale la cui precedente ristrutturazione risaliva a poco più di 20 anni fa, cioè in seguito all’esplosione della bomba di via dei Georgofili che danneggiò maggiormente proprio quest’ala del complesso vasariano.

Come spiega Antonio Godoli, progettista e direttore dei lavori architettonici, «le operazioni di recupero hanno interessato una delle zone più antiche degli Uffizi, ovvero la parte verso l’Arno con la Fonderia (luogo dove si elaboravano preparati alchemici) e con l’Arsenale dov’era una sterminata congerie di oggetti d’interesse naturalistico e antropologico come animali imbalsamati, fossili, mummie egiziane; tutto ciò fin verso la fine del ‘700, quando, vuotate le stanze, si cominciò ad esporvi i dipinti. Gli ambienti, ora dotati dei più avanzati sistemi impiantistici per la migliore conservazione e fruibilità delle opere, per precisa scelta, hanno mantenuto l’aspetto delle sale da museo tradizionale beaux arts, con lucernari al centro dei soffitti».

IL PERCORSO ARTISTICO. Riprendendo il colore che caratterizza gli ambienti degli Uffizi con opere del Quattrocento, a partire dalle sale numero 6 (con l’Incoronazione di Lorenzo Monaco) e 7 (con l’Adorazione dei magi di Gentile da Fabriano) e poi la ‘saletta’ di Mantegna e Bellini, anche dalla 25 alla 32 è il verde il denominatore comune, come il Direttore Antonio Natali ha più volte sottolineato, ispirato dalle pitture di artisti quattrocenteschi come Paolo Uccello e Beato Angelico.

Curato dal Direttore medesimo e da Daniela Parenti, il nuovo allestimento prevede l’esposizione di 43 opere (42 dipinti  e una scultura) in rappresentanza della pittura della seconda metà del XV secolo.

Il percorso si apre, nella Sala 25, con le opere di due protagonisti nella pittura fiorentina del secondo Quattrocento, Alesso Baldovinetti e Domenico Ghirlandaio. Il tondo con l’Adorazione dei Magi eseguito da quest’ultimo per i Tornabuoni nel 1487 campeggia dove fino a non molti mesi fa stava il Tondo Doni di Michelangelo; per la bottega del Ghirlandaio transitò del resto il giovane Buonarroti, seppure egli ne denigrasse il magistero. Emerge dai depositi la tavola raffigurante la Giustizia di Biagio d’Antonio, esempio di arte civica i cui emblemi ne ricordano l’originaria appartenenza alla Magistratura del Sale.

La Sala 26 si compone quasi per intero di opere finora ingiustamente escluse dall’allestimento permanente, che illustrano l’importante e antica tradizione delle botteghe pittoriche fiorentine. È intitolata a Cosimo Rosselli, l’allievo di Neri di Bicci esponente della corrente più conservatrice e arcaizzante della pittura fiorentina del tardo Quattrocento.

La Sala 27 è dedicata a Pietro Perugino, pittore umbro che contribuì sensibilmente allo sviluppo della pittura fiorentina della fine del Quattrocento soggiornando lungamente a Firenze, come attestano, fra l’altro, le tre pale con Storie di Cristo provenienti dalla chiesa del convento cittadino di San Giusto degli Ingesuati. Con le opere del Perugino, sono esposti anche il San Vincenzo Ferrer di Fiorenzo di Lorenzo, donato recentemente dal collezionista Alvaro Saieh Bendeck, e un’interessante tavola col Martirio di san Sebastiano, attribuita a Gerolamo Genga, ma per la quale ancora si attende un adeguato approfondimento critico.

Nella Sala 28 sono confluite le opere di Filippino Lippi, finora esposte nella sala affacciata sul corridoio di levante insieme a quelle del padre Filippo. Si intende in questo modo valorizzare l’originalità creativa e la modernità del linguaggio di Filippino, che dalle opere giovanili di impianto botticelliano giunge a confrontarsi con le invenzioni di Leonardo, tanto da essere chiamato a eseguire l’Adorazione dei Magi per la chiesa di San Donato a Scopeto in sostituzione dell’incompiuta Adorazione di Leonardo.

La Sala 29 è dedicata a Lorenzo di Credi, del quale la tela proveniente dalla villa medicea di Cafaggiolo con la dea Venere dialoga, nella classicheggiante ponderazione del corpo nudo, con il torso del Doriforo in basanite verde esposto nella Sala 30.

Chiudono il percorso le Sale 31 e 32 dedicate a Luca Signorelli, del quale tornano in esposizione, fra l’altro, i due monumentali tondi con la Sacra Famiglia, uno di commissione medicea e l’altro eseguito per la Parte Guelfa, spesso riconosciuti come importanti precedenti per il Tondo Doni di Michelangelo.

Fonte: Comunicato stampa
Firenze, riallestite 8 sale dedicate al Quattrocento
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