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Prato, debutto col botto per il museo ritrovato

Il Palazzo Pretorio di Prato è rinato, con il suo museo. Il palazzo medievale è uno dei monumenti simbolo della città laniera ed è da sempre sotto gli occhi di tutti, nella piazza del Comune. Eppure il suo interno era, si può dire, dimenticato da quasi vent’anni.

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L'interno di Palazzo Pretorio

Era infatti dal 1997 che il Museo civico – allestito proprio all’interno del Pretorio – era chiuso, con i suoi capolavori di Bernardo Daddi, Giovanni da Milano, Lorenzo Monaco, Filippo e Filippino Lippi, Donatello, Alessandro Allori e, ancora, Santi di Tito, Battistello Caracciolo, Cecco Bravo o Lorenzo Bartolini.

Dopo una vicenda quasi ventennale (i progetti fatti e poi abbandonati, le idee rimaste nel cassetto, i ripensamenti e le lungaggini), da questo finesettimana il museo civico, dunque, – con la nuova denominazione di Museo di Palazzo Pretorio – ha riaperto i battenti al pubblico. Offrendo ai visitatori, oltre ai capolavori di Lippi e del Rinascimento a Prato – già protagonisti della mostra da record «Officina pratese» di qualche mese fa (prima riapertura al pubblico di alcuni degli spazi del palazzo) un vero e proprio compendio di storia dell’arte dal Medioevo fino ai nostri giorni. Sottolinea il sindaco Roberto Cenni che con l’assessore alla Cultura Anna Beltrame si è adoperato per la riapertura: «Il palazzo riapre dopo la mostra sul Rinascimento di settembre; ma stavolta con tutte le opere di proprietà del municipio e dei pratesi: un momento grande, emozionante per me e per tutti i cittadini che possono vedere queste opere straordinarie, ma anche una Prato inedita, quel panorama eccezionale della città che si vede dal terzo piano».

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi, presente all’inaugurazione del Museo, ha sottolineato: «Questo spazio era già stato in qualche modo riconsacrato con la mostra su Donatello e Lippi dei mesi scorsi. Adesso torna la sua collezione di opere: un’operazione di grande rilievo per l’importanza delle opere e per la efficacia dell’allestimento e per aver l’occasione di portare qui opere stabili, proprietà della comunità». Il progetto dell’allestimento è stato firmato dallo studio Adolfo Natalini, Guicciardini & Magni, i vincitori del bando che l’amministrazione comunale ha indetto nel 2012. Lo stesso gruppo ha curato a Firenze il Museo Galileo e il progetto per il nuovo Museo dell’Opera di S. Maria del Fiore.

La visita parte da una conoscenza del Palazzo e della sua storia. Oltre che dalla storia di Prato, a partire dagli etruschi di Gonfienti. Una sala è dedicata alla Sacra Cintola: qui si scopre uno degli aspetti del nuovo museo, l’attenzione alle nuove tecnologie. In questa sala è infatti possibile vedere una ricostruzione virtuale degli affreschi di Agnolo Gaddi della cappella della Sacra Cintola in Duomo: si possono ammirare in virtuale e quasi toccare con mano grazie alla videoproiezione progettata da Roberto Creton. Ad ogni piano sono inoltre disponibili touch screen che consentono l’accesso al nuovo sito del Pretorio, offrono uno sguardo sull’intero patrimonio artistico della città e sugli altri Musei che aderiscono alla rete PratoMusei.

Nel grande salone – dove in antico si trovava il tribunale – sono ospitate alcune delle opere più importanti della collezione: i polittici tardogotici, come la grandiosa «macchina d’altare» di Giovanni da Milano, i capolavori di Filippo Lippi – come la Madonna della Cintola, la Madonna del Ceppo, la Natività e l’Annunciazione – e del rinascimento pratese. E ancora trovano spazio maestri del tardo Quattrocento e del primo Cinquecento: Filippino Lippi, Botticini, Raffaellino del Garbo e Luca Signorelli. Anche la scultura rinascimentale – Donatello in testa – è rappresentata nel nuovo museo.

Salendo al secondo piano, si trovano pale di grandi dimensioni dal Cinquecento al Settecento: provengono dalle chiese e dai monasteri della città; opere del Poppi, di Mario Balassi e di Domenico Ferretti, oltre alle tre bellissime tavole di Santi di Tito e di Alessandro Allori, acquisite dal Museo nel 2012 grazie al lascito testamentario di Angela Riblet. Si prosegue attraverso i dipinti acquisiti dal Comune nel 1895 dallo Spedale della Misericordia.
Si arriva al terzo piano – da cui si gode una vista splendida e inedita della città – e si incontra l’importante collezione di gessi e sculture del pratese Lorenzo Bartolini, il più grande scultore sette-ottocentesco dopo Canova: notevole la sua la «Fiducia in Dio». È il piano anche dei pittori fra Ottocento e Novecento, quest’ultimo rappresentato da Ardengo Soffici e dai pittori della Scuola di Prato. Spazio particolare è stato dato allo scultore lituano Jacques Lipchitz di cui sono esposte sculture che fanno parte della donazione del 2011 al Comune da parte della fondazione intitolata all’artista.

Per la ristrutturazione del Pretorio e l’allestimento del Museo negli anni sono stati investiti 10 milioni di euro, di cui il 6 stanziati dal Comune – circa 5 milioni negli ultimi 5 anni – e 4 milioni provenienti da fondi europei, statali, regionali e provinciali.

La riapertura di Palazzo Pretorio è stata l’occasione per una festa in due serate, sabato e domenica sera, con uno spettacolo in piazza con luci, colori ed effetti speciali in versione 3D proiettati sulla facciata del palazzo. Tutto questo è stato «Moving Pretorio», evento di punta della Festa dei Musei organizzata dall’assessorato alla cultura del Comune e da Fonderia Cultart per la riapertura. La storia dell’edificio è stata raccontata con una suggestiva animazione 3D proiettata sul palazzo. In particolare, spettacolare è stata la proiezione della Madonna della Cintola di Filippo Lippi.

Il Museo di Palazzo Pretorio rimane aperto il lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 10,30 alle 13,30 e dalle 16 alle 20; il sabato e la domenica (oltreché nei festivi), dalle 10 alle 20. Apertura anche a Pasqua e Pasquetta. La biglietteria chiude un’ora prima. Info: www.palazzopretorio.prato.it; pagina Facebook e profilo Twitter «Palazzo Pretorio».

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