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Prato, torna a splendere il Pulpito di Donatello

Il Pulpito di Donatello torna definitivamente a splendere: a trent'anni dall'ultimo importante intervento di restauro - datato 1984 -, il capolavoro artistico che svetta sulla cattedrale di Santo Stefano ritrova la sua originaria bellezza artistica grazie ai lavori di consolidamento e pulitura della struttura.

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Foto sotto al Pulpito restaurato

Un progetto terminato nei tempi previsti, che ha consentito anche a Papa Francesco di ammirare uno dei simboli storici della città in occasione della visita dello scorso 10 novembre.

Questa mattina, venerdì 20 novembre, si è tenuta l'inaugurazione ufficiale, alla presenza del presidente dell'Opera del Duomo Raffaele Tanzarella, che ha coordinato l'appalto, e di Cristina Gnoni Mavarelli della Soprintendenza ai Beni Architettonici, Paesaggistici, Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le Province di Firenze, Pistoia e Prato. Hanno partecipato alla conferenza stampa anche monsignor Nedo Mannucci, vicario generale della Diocesi di Prato, don Renzo Fantappiè direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali  e Claudio Cerretelli, direttore dei Musei Diocesani.

Le operazioni di restyling, eseguite proprio sotto la sorveglianza della Soprintendenza e in accordo con l'ufficio Beni Culturali della Diocesi di Prato, sono stati coordinati dall'Opera del Duomo e hanno preso l'avvio lo scorso maggio: gli ultimi ritocchi si sono conclusi agli inizi di ottobre. Il cantiere ha interessato sia la parte marmorea che la parte lignea, oltre alla copertura in piombo dell'ombrello.

Complessivamente, l'intervento è costato quasi 74mila euro ed è il frutto, tangibile, della sinergia tra realtà locali diverse: l'opera è stata infatti ripulita col contributo prezioso della Fondazione Cassa di Risparmio, dell'Associazione Fabbricerie Italiane Afi e dell'Associazione Amici della Diocesi.

Ad occuparsi di una parte del restauro, Daniele Piacenti, che ha consolidato l'ombrello del Pulpito e ripulito il capitello sottostante, in attesa di ristrutturazione addirittura dal 1800. «L'intervento si è reso necessario per lo stato di degrado in cui si trovava. Il capitello era disgregato e usurato dal tempo e dagli agenti atmosferici - ha ribadito Piacenti -. Le parti dorate erano oscurate e nascoste dallo sporco. Abbiamo quindi utilizzato apposite resine e inserito anche un trattamento protettivo, una vernice trasparente di mantenimento».

Protagonista dell'intervento anche un secondo restauratore, Alberto Casciani, per la parte lapidea e per le formelle della balaustra. Alla ditta Aliberto Saccenti il compito invece di curare l'assistenza e i ponteggi, mentre all'azienda Fiorucci quello di recuperare le mantelline in piombo dell'ombrello. La direzione dei lavori è stata affidata all'architetto Chiara Bardazzi.

«Siamo riusciti a portare a termine in perfetta regola questo restauro, che ci dà grande soddisfazione - ha sottolineato il presidente Tanzarella -. L'opera è tornata al suo antico splendore e per questo ringrazio tutte le maestranze che hanno partecipato a questo risultato. Un ritardo ulteriore avrebbe sicuramente compromesso in modo irreparabile la parte superficiale della struttura marmorea e del capitello».

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