A PROPOSITO DI OMOSESSUALITA'

A PROPOSITO DI OMOSESSUALITÀ

“IO DEVO GIUDICARE GLI ATTI”: IL CARDINAL BURKE SMANTELLA
“CHI SONO IO PER GIUDICARE?”

Articolo di John-Henry Westen tratto dal sito LIFE SITE del 4 Settembre 2014

Ripropongo, traducendolo rapidamente dall’inglese, questo articolo-intervista interessante che puntualizza senza ambagi la posizione immutabile della Chiesa in materia di morale sessuale e sul diritto di un sacerdote di giudicare gli atti peccaminosi.
Il giornalista scrive, papale papale, che il card. Raymond Burke smantella il famoso interrogativo di Papa Francesco che, è inutile negarlo, così com’è stato espresso, ha creato una grande confusione tra i fedeli ed ha riscosso gli applausi della stampa omosessualista e delle lobbies che in essa si riconoscono o che quella patrocinano con cospicui finanziamenti.
In realtà Burke, con la signorile correttezza che gli è propria, eppur con la forza della sua cultura e della coscienza della sua missione, intende fugar dubbi interpretativi dell’infelice frase pontificia avulsa dal suo contesto, confermando ancora una volta intatta la Verità.
È innegabile – sia chiaro – che il linguaggio approssimativo, la fumosa precarietà e la contraddittorietà di prediche e chiacchierate a ruota libera del Romano Pontefice sollevino perniciosi dubbi sulla dottrina sempre professata dalla Chiesa e sembrino indicar mete inconciliabili con la Sacra Tradizione.
Per tal motivo interventi seri e profondi, come questo dell’ottimo card. Burke, aprono il cuore alla speranza in un periodo di crisi e sbandamento imperanti nella comunità ecclesiale la cui unità non può esaurirsi nelle oceaniche adunanze osannanti di piazza S. Pietro e nella popolarità facile quanto troppo spesso volubile.
Dante Pastorelli

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Il Cardinal Raymond Burke, Presidente del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ha rilasciato una lunga intervista televisiva in cui con decisione rettifica le errate interpretazioni del “Chi sono io per giudicare?” di Papa Francesco, citazione che frequentemente è stata usata per insinuare un cambiamento dell’insegnamento della Chiesa in materia di omosessualità.
L’intervistatore, Thomas McKenna, del Catholic Action Insight, ha chiesto al card. Burke di indicare qualche caso in cui si possano esprimer giudizi alla luce del “Chi sono io per giudicare?” di Papa Francesco.
“Io devo giudicare gli atti, lo devo” ha risposto il Cardinal Burke. “Tutti i giorni noi giudichiamo certi atti; questa è la legge naturale: scegliere il bene ed evitare il male”.
Il Cardinale di Curia ha aggiunto che, mentre possiamo giudicare atti gravemente peccaminosi, non possiamo invece affermare che una particolare persona sia in istato di peccato grave, perché “forse si commettono quegli atti perfino senza aver conoscenza della loro grave peccaminosità o forse si commettono senza pieno consenso, chi può saperlo?”. “Questa enunciata è solo una parte del giudizio, ma gli atti, sì, dobbiamo giudicarli, altrimenti non potremmo condurre una vita buona e morale” ha aggiunto.
Mc Kenna ha proseguito affermando che sarebbe errato interpretare la frase del Papa per sostenere che si tratta di un appoggio al matrimonio omosessuale, e Burke ha condiviso.
Il cardinale allora ha toccato lo scottante tasto centrale della tolleranza e dell’intolleranza che è al cuore del dibattito.
“Io non sono intollerante verso coloro che si sentono attratti da persone dello stesso sesso”, ha detto. “Ho una profonda compassione per loro e specialmente a causa della nostra odierna società in cui molti giovani son trascinati alla pratica omosessuale, in cui non sarebbero caduti nel passato, per via della totale rilassatezza della morale e della corruzione”.
“Io ho una profonda compassione per loro ma questa compassione significa che io voglio ch’essi conoscano la verità per evitare atti peccaminosi per il loro bene e per la loro salvezza; è così che si cerca di aiutare una persona” ha aggiunto. “Oggi tale posizione è riprovata da un’aggressiva propaganda omosessualista ma questo non significa che non sia il retto approccio da perseguire”.
Il cardinal Burke ha ammonito che ove noi rimanessimo in silenzio di fronte alle pressioni di un’aggressiva campagna omosessualista “contribuiremmo alla distruzione della nostra società”.
Per il Cardinal Burke l’approccio non è solo teorico ma anche pratico.
Egli riferisce che dopo una Messa di Confermazione, una madre gli si avvicinò accusandolo irosamente di aver definito “male” sua figlia. Quando egli chiese a cosa lei si riferisse, la signora rispose che si trattava di articoli ch’egli aveva scritto per un giornale diocesano sulla tradizionale definizione di matrimonio. Sua figlia, disse la donna, era “sposata” con un’altra donna.
Il Cardinal Burke riferisce la sua risposta all’irata madre: “No”, aveva detto, “gli atti che commette tua figlia sono male. Tua figlia non è il male, ma lei necessita di arrivare a comprendere la verità sulla sua situazione”.
Il Presidente del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica ha sostenuto che oggi vi sono molti equivoci in merito “e tristemente questo induce un gran numero di brave persone a non fare ciò che dovrebbero per aiutare qualcuno che soffre in una simile condizione”.

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