Ecco la magistrale risposta data da san francesco al sultano islamico

Ecco la magistrale risposta che diede il Santo Francesco alla stessa domanda ed affermazione del Sultanal-Kamil, discendente del grande Saladino circa un secolo fa' che guarda caso e' la stessa risposta da dare al signorino di battista che ha difeso l'isalm nella medisima considerazione rivolta al santo da parte del sultano ...proprio come allora.......Dopo un paio di tentativi falliti, fu nel 1219 che il santo riuscì a entrare in contatto con gli infedeli, durante la quinta crociata. L'episodio è a volte liquidato come un evento minore e secondario della sua biografia, perché Francesco rimase solo qualche giorno presso i musulmani, senza peraltro ottenere un particolare successo.Orbene, che cosa accadde? Nel giugno del 1219 Francesco e Illuminato raggiunsero il campo dei crociati che assediavano Damietta da qualche tempo. Tra la fine di quell'estate e l'inizio dell'autunno, i due frati attraversarono la «terra di nessuno» che divideva i crociati dai musulmani e chiesero di parlare con il sultano al-Kamil, discendente del grande Saladino. Sul fatto che i due si incontrarono e che, tramite interpreti, si parlarono, nessuno oggi dubita più.
San Francesco e l'Islam-incontro con il sultano al kamul

Marco MESCHIN
tratto da: Il Timone, marzo 2007, n. 61, p. 22-24

Un santo realista, un «folle di Dio» con i piedi ben piantati per terra. La figura del santo patrono d'Italia "purificata" dal pacifismo che lo circonda. Amante del dialogo, ma per la conversione degli infedeli

Quando si parla di rapporti tra mondo cristiano e mondo islamico, capita spesso che qualcuno citi il caso di san Francesco (1181-1226), più o meno in questi termini: «Si dovrebbe testimoniare il Vangelo come fece Francesco, in sottomissione e silenziosa discrezione; e quindi non si dovrebbe cercare di convertire nessuno, come san Francesco non voleva che si facesse». Ebbene, è corretta una simile visione? Dopo un paio di tentativi falliti, fu nel 1219 che il santo riuscì a entrare in contatto con gli infedeli, durante la quinta crociata. L'episodio è a volte liquidato come un evento minore e secondario della sua biografia, perché Francesco rimase solo qualche giorno presso i musulmani, senza peraltro ottenere un particolare successo.

Tra le fonti di parte cristiana ne spicca una contenuta nella biografia di Francesco scritta da san Bonaventura alcuni decenni dopo e che riporta la testimonianza di frate Illuminato( il frate che accompagnò san francesco dal sultano al-Kamil, discendente del grande Saladino). Eccone un passo decisivo. Il sultano si sarebbe così rivolto al santo: "Il vostro Dio ha insegnato nei suoi Vangeli che non si deve rendere male per male... Quanto più dunque i cristiani non devono invadere la nostra terra?". Niente male: al-Kamil usò il Vangelo come strumento per accusare i crociati di violenza e aggressione( come del resto fanno anche oggi nei nostri confronti abusando di frasi che non conoscono e non intendono minimamente applicare...). Ma sentiamo la replica di Francesco: "Non sembra che abbiate letto per intero il Vangelo di Cristo nostro Signore. Altrove dice infatti: ‘Se un tuo occhio ti scandalizza, cavalo e gettalo lontano da te'..., con il che ci volle insegnare che dobbiamo sradicare completamente... un uomo per quanto caro o vicino — anche se ci fosse caro come un occhio della testa — che cerchi di toglierci dalla fede e dall'amore del nostro Dio. Per questo i cristiani giustamente attaccano voi e la terra che avete occupato, perché bestemmiate il nome di Cristo e allontanate dal suo culto quelli che potete. Se però voleste conoscere il creatore e redentore, confessarlo e adorarlo, vi amerebbero come loro stessi".Sempre secondo le fonti cristiane, in effetti, Francesco propose al sultano anche un “giudizio di Dio” con i sufi islamici presenti: ovvero li sfidò ad affrontare i carboni ardenti per dimostrare la veridicità delle rispettive fedi. Ma quelli rifiutarono, e tra di loro vi fu forse un certo Fakhr al-Farîsi, celebre consigliere del sultano, sulla cui tomba è scritto che ebbe «un famoso caso con un monaco cristiano». Sappiamo anche che a quel punto Francesco propose di affrontare da solo la prova del fuoco, ma il sultano si oppose.
Insomma, in un colpo solo Francesco difese l'opera del crociati e propose al sultano la conversione. È vero che questo dialogo non è direttamente attribuibile a Francesco; tuttavia è l'unico resoconto disponibile di un testimone oculare, frate Illuminato, e non c'é un motivo specifico per non utilizzarlo, sia pure con cautela.

Si tratta di parole molto chiare, che indicano al frate francescano (e, potremmo dire, al cristiano in genere) la necessità di cogliere le occasioni propizie per testimoniare esplicitamente e «attivamente» la buona novella, "affinché quelli credano in Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, creatore di ogni cosa, il Figlio redentore e salvatore". Sono contenuti essenziali del Cristianesimo, ovvero la Trinità e la figura umana e divina di Cristo, morto e risorto per la salvezza dell'umanità ( che l'islam condanna come blasfemia e rei di morte chi la professa). E si badi che si tratta proprio di quei punti che l'Islam nega esplicitamente: per l'Islam, infatti, Allah è Dio uno e indivisibile e l'idea cristiana della Trinità è un'assurdità quando non, peggio, una forma di idolatria, ovvero di abominio da distruggere. Ed è poi vero che il Corano riconosce in Cristo un grande profeta, precursore di Maometto; ma appunto Cristo, in quest'ottica, non è nient'altro che un uomo, per quanto eccezionale (inferiore comunque a Maometto), e non può in alcun modo essere Dio. Tanto è vero che, per il Corano, Cristo non è mai morto in croce e quindi non è neppure — e tantomeno — resuscitato.

Ma, anche in questo caso, è una lettura riduttiva: che un uomo del Medioevo provi per tre volte a superare il «confine», geografico e spirituale, che divideva la Cristianità del tempo dal mondo islamico; che lo faccia a suo rischio e pericolo, accompagnato solo da un altro frate (di nome Illuminato); che cerchi di parlare — e ci riesca! — con il sultano d'Egitto, ovvero con l'autorità somma del potere islamico in quel momento; e infine che torni indietro sano e salvo... beh, son tutte cose eccezionali, non secondarie, come scrisse Dante nella «Divina Commedia» («Paradiso» 11,100-105).

Sono punti essenziali di diversità tra Cristianesimo e Islam, che Francesco mostra di conoscere esattamente e di voler mettere a fuoco nell'attività missionaria del suoi frati. Lo scopo, poi, non è «semplicemente» di testimonianza, o meglio lo è nel suo senso più pieno, orientato cioè alla salvezza delle anime, che devono essere "battezzate" e "diventare cristiane", il che significa necessariamente staccarsi dal corpo dell'Islam per entrare nel corpo storico e mistico della Chiesa e di Cristo. Mi paiono parole nette, che smontano da sé il preteso «irenismo» a oltranza di Francesco: il santo di Assisi sperava e voleva che anche i musulmani (come gli altri infedeli) conoscessero la Grazia di Cristo, quella stessa che lo aveva toccato da giovane e gli aveva radicalmente trasformato l'esistenza.

Come ha ben scritto Claudio Leonardi, uno del massimi esperti mondiali della mistica cristiana medievale, "Francesco non ha timore di fare proseliti: il proselitismo, cioè la conversione e l'ingresso dell'infedele tra i fedeli di Cristo e della Chiesa, è nella logica della predicazione e di ogni azione apostolica, anche se la conversione resta solo opera divina".

Insomma, in un colpo solo Francesco difese l'opera del crociati e propose al sultano la conversione. È vero che questo dialogo non è direttamente attribuibile a Francesco; tuttavia è l'unico resoconto disponibile di un testimone oculare, frate Illuminato, e non c'é un motivo specifico per non utilizzarlo, sia pure con cautela.

Conclusioni

Francesco sapeva che i musulmani negano la divinità di Cristo, "bestemmiando"— tecnicamente parlando, non moralmente — il suo nome(e uccidendo chinque professi il cristianesimo o altre religioni perche' blasfeme e infedeli). Per questo si adoperò in parole e opere perché divenissero cristiani. Anche in questo caso, dunque, Francesco è il perfetto cavaliere di Dio. Pacifico, ma non pacifista. Amante, ma non succube. Innamorato di Dio, e non delle lodi del mondo. ( Perdono di assisi ne e' la conferma.....voleva salvare tutte le anime e portarle a Dio con questo dono concesso in una estasi a san francesco da gesu' stesso..ad oggi il 1-2 agosto di ogni anno..indulgenza plenaria delle pene).

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