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A Siloe il cinema è alla ricerca del volto dell'uomo

È iniziata oggi la rassegna di cortometraggi e documentari. L’iniziativa è ideata e organizzata dal Centro culturale San Benedetto-Comunità monastica di Siloe, in collaborazione con la Fondazione Ente dello Spettacolo, l'Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, l'Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro e il Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei.

Percorsi: Cinema
Parole chiave: Comunità di Siloe (1), Salvaguardia creato (91)
Il logo dell'iniziativa

«Alla ricerca del Volto tra i volti». È questo il tema della seconda edizione del Siloe Film Festival, la rassegna di cortometraggi e documentari in programma dal 23 al 25 luglio presso il monastero di Siloe, a Poggi del Sasso. L’iniziativa è ideata e organizzata dal Centro culturale San Benedetto-Comunità monastica di Siloe, in collaborazione con la Fondazione Ente dello Spettacolo, l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro e il Servizio nazionale per il progetto culturale della Cei. Il Festival può contare sul patrocinio, tra gli altri, della diocesi di Grosseto, della Regione Toscana e di Toscana Oggi.

Nel segno dell’incontro con l’altro. «La Conferenza episcopale italiana - sottolinea don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei - sostiene per il secondo anno consecutivo il Siloe Film Festival, con il desiderio di promuovere un’attenzione verso la cultura e il territorio. Sulle colline toscane, presso il monastero di Siloe, per tre giorni il territorio sarà infatti abitato da giovani registi e da spettatori appassionati per condividere insieme un’esperienza nel segno dell’incontro con l’altro. Grazie al cinema, dunque, nelle forme del cortometraggio, dell’animazione e del documentario, sarà possibile vivere momenti fecondi di incontro e di riflessione».

La particolarità. Il Siloe Film Festival è il primo festival cinematografico che si svolge all’interno di un monastero. «Certamente è inusuale, ma non è un fattore estraneo - osserva fra Roberto Lanzi, responsabile del Centro culturale San Benedetto -: quello dei monaci è un ‘lavoro’ di conoscenza e di attraversamento dei territori dell’umano per incontrare l’altro e per far uscire la verità di ciascuno. Questo lavoro, però, è problematico perché le relazioni interpersonali sono sempre minate dalle nostre storie del passato e rendono complicata la gratuità. Il linguaggio cinematografico può riaffrontare questi temi». Perciò, chiarisce, «non viviamo la presenza del Festival come non pertinente al lavoro che i monaci ogni giorno devono fare con se stessi, con gli altri della comunità e con le persone che bussano al monastero per cercare un aiuto». Riflettendo sul tema del Festival, fra Lanzi evidenzia: «Dentro ognuno di noi ci sono tanti volti, ma ce n’è uno autentico. Spesso viviamo nella non autenticità, anche inconsapevolmente. Attorno alle ferite si creano meccanismi di difesa, certe volte anche di attacco e di aggressività. Questo è il dramma della modernità di relazioni non autentiche: prima di puntare il dito verso l’altro, bisogna vedere cosa si è strutturato dentro di noi non autentico».

No alla superficialità. Il tema scelto per la seconda edizione del Festival, rilancia il direttore artistico, Fabio Sonzogni, «non tende alla semplificazione, ma alla complessità. Nella civiltà del selfie in cui rappresentiamo noi stessi con una fotografia superficiale della nostra identità, attraverso l’arte cinematografica vogliamo capire se possiamo incontrare l’altro. Questo, inevitabilmente, ha a che vedere con il tema del volto di Dio». Anche nei cortometraggi e nei documentari - sono dodici le opere ammesse in concorso - si è cercato di trovare «la capacità di non guardare la realtà in modo superficiale». «Le nuove tecnologie che tutti abbiamo per le mani ricostruiscono la realtà in modo virtuale, ma - avverte Sonzogni - tutto ciò crea distanze tra di noi e dalla stessa realtà. Il volto che cerchiamo è, dunque, sicuramente dell’umano». Il Festival ospiterà anche spazi di dibattito e riflessione. Ad inaugurare questa seconda edizione sarà il vescovo di Grosseto, monsignor Rodolfo Cetoloni. Tra gli altri ospiti, Umberto Curi, Salvatore Natoli e Sergio Perugini. La novità di quest’anno è la giuria dei giovani: dodici ragazzi tra i 18 e i 25 anni, che assegneranno il premio della giuria giovani. Ci sono poi i premi giuria Siloe Film Festival, del pubblico e della comunità monastica.

Una comunità giovane. Quella di Siloe è una comunità di monaci che s’inserisce nel solco della tradizione benedettina. «La nostra - ricorda fra Roberto - è una giovane comunità dal punto di vista formale: ha diciotto anni, anche se il gruppo sta insieme da venticinque; in realtà, si diventa comunità per la capacità di relazionarsi e accogliersi. C’è stato un lungo percorso in questo senso. Nella nostra storia abbiamo costruito anche un monastero». La kermesse culturale s’inserisce all’interno del programma 2015 di «Creato in festa - Le giornate di Siloe per la custodia del Creato», che avrà il suo culmine nella celebrazione, domenica 30 agosto, della X Giornata per la custodia del creato, sul tema: «Un umano rinnovato per abitare la terra». L’uomo, rileva fra Lanzi, «deve imparare a stare nel creato, a convivere con l’altro, con la natura, con l’ambiente». Di qui l’attenzione «ai problemi della natura». «Per noi che eravamo impegnati nel campo della cosiddetta ecologia dei rapporti interpersonali - spiega - era scontata l’attenzione al creato, che si traduce nel rapporto con l’altro, in un’architettura sostenibile, a basso impatto ambientale e con risorse rinnovabili, e nella produzione non solo biologica, ma anche nel rispetto della biodiversità».

Fonte: Sir
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