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Accademia della Crusca: «Evitiamo l’invasione dell’inglese»

In questi giorni si è fatto un gran parlare di «stepchild adoption». È solo uno dei tanti casi di termini inglesi che ci piombano addosso ogni giorno, per moda o per pigrizia. Ne abbiamo parlato con Claudio Marazzini, dal maggio 2014 presidente dell'Accademia della Crusca, ferrea custode della lingua, ma anche aperta - come dimostra il caso del termine «petaloso», coniato da un alunno delle elementari e sul quale si è pronunciata in modo positivo.

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Claudio Marazzini con il Vocabolario della Crusca

La lingua è come l’arte: costruisce una società. Ce lo ricorda ogni giorno l’Accademia della Crusca. Nata tra il 1582 ed il 1583 per iniziativa di cinque letterati fiorentini le cui animate discussioni venivano scherzosamente chiamate «cruscate», è la ferrea custode degli idiomi ereditati dai tre sommi autori trecenteschi (Dante, Petrarca e Boccaccio) e del Vocabolario che con alcuni aggiornamenti vive ormai da quattro secoli (1612), ora perpetuato anche sul Web. Sul «peso» delle parole insiste in ogni suo scritto, nelle interviste e negli eventi che si tengono alla Villa Medicea di Castello, l’attuale presidente professor Claudio Marazzini. Lo ripete anche all’inizio del nostro colloquio. «La lingua è cemento di una comunità, perché trasmette valori. Che contano, resistono al tempo se sono come pietre ben squadrate, quelle con cui gli antichi costruivano le belle chiese romaniche che arricchiscono il paesaggi di tante località della Toscana o della nostra Penisola».

Pur sottoposta ad attacchi per i limiti posti all’uso linguistico vivo, questa istituzione culturale invidiataci da altri Paesi, ha dato e continua a dare un contributo decisivo all’identificazione ed alla diffusione dell’italiano, fornendo l’esempio ai lessici delle lingue francese, spagnola, tedesca e inglese. Assolve il suo compito di «garante» senza timidezze, anche nei confronti del potere politico o finanziario. Ha un gruppo di studio denominato «Incipit», che esamina e valuta neologismi e forestierismi «incipienti», scelti tra quelli impiegati nel campo della vita civile e sociale, nella fase in cui si affacciano alla lingua italiana. Con Marazzini ne fanno parte esperti qualificati come Michele Cortelazzo, Paolo D’Achille, Valeria Della Valle, Jean-Luc Egger, Claudio Giovanardi, Alessio Petralli, Luca Serianni, Annamaria Testa. A loro si è aggiunto nei giorni scorsi Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, per intervenire (con il quinto «comunicato» nel giro di pochi mesi) su una questione di forte attualità: la designazione italiana della stepchild adoption, di cui si sta discutendo al Senato. «Incipit» ritiene infatti che questo anglismo sia assolutamente improponibile. Gli stessi giornalisti e commentatori che ne hanno fatto largo sfoggio nella fase iniziale, ripiegano ormai sulla circonlocuzione «adozione del figlio del partner». «Il difetto di questa perifrasi - affermano gli accademici della Crusca - sta solo nella sua lunghezza. Potrebbe suscitare perplessità la presenza di un forestierismo, cioè “partner”, ma questo forestierismo è ormai di uso comune e si offre alla lettura in forma non diversa dalle parole italiane (si legge come si scrive, almeno nella pronuncia adattata che ha corso da noi). Altrettanto non si può dire di “stepchild adoption”, che richiede una certa perizia nell’uso dell’inglese, tanto è vero che anche in Parlamento più di un senatore ha mostrato qualche impaccio di pronuncia. Se incappano in simili incidenti i senatori, che accadrà ai comuni cittadini?».

Fin dalle origini l’Accademia ha accolto studiosi e ricercatori di diversi campi: oltre a grammatici e filologi, scrittori e poeti (Tassoni, Maffei, Maggi, Monti, Leopardi, Manzoni e Carducci), scienziati (Galilei, Redi, Torricelli, Malpighi), storici (Muratori, Botta, Capponi), filosofi (Voltaire e Rosmini su tutti), giuristi e statisti (Wite, Giadstone). E ancor oggi si avvale delle competenze di linguisti e letterati di tutto il mondo.

Senza abbandonare il proprio impegno primario nella ricerca scientifica, è ormai diventato un osservatorio delle trasformazioni dell’italiano contemporaneo, un centro aperto alla collaborazione con la scuola e l’università italiana (in particolare con le facoltà letterarie), con enti ed atenei di tutti i continenti, con gli studiosi di altre discipline (storici dell’arte, scienziati, giuristi, informatici) per affrontare anche i grandi temi dell’evoluzione professionale e tecnologica che coinvolgono il nostro Paese e l’intera Europa.

Prof. Marazzini, a maggio raggiungerà il traguardo dei due anni di presidenza dell’Accademia della Crusca. La cosa di cui va più orgoglioso?

«Mah, forse sono orgoglioso di aver avuto fortuna nel risolvere i problemi che mettevano in dubbio la sopravvivenza serena dell’Accademia. Ovviamente non posso essere orgoglioso della generosità con cui hanno guardato a noi dal governo del Paese, perché tale generosità non è merito mio: di questo saranno orgogliosi, e giustamente, gli uomini del governo. Sono particolarmente fiero dell’accordo che ho stipulato con le Coop fiorentine, un accordo che è venuto in un momento in cui le preoccupazioni erano tante. Infatti mi pare una buona applicazione del vecchio detto: aiutati, che il ciel ti aiuta. Poi sono orgoglioso della miriade di attività culturali in cui l’Accademia è impegnata».

Quella che invece l’amareggia di più?

«Per la verità nulla. Almeno per ora».

È stato finalmente rotto il muro dell’indifferenza da parte dei vostri interlocutori? «Stato e Regione come hanno risposto o stanno rispondendo ai vostri appelli?

«Lo Stato assai bene, come già ho detto. Con la Regione, il dialogo è forse appena cominciato».

L’italiano deriva dal fiorentino di Dante: lo sentiamo ancora così?

«Lo spero bene!».

Che rapporto c’è tra linguaggio e convivenza civile?

«Non solo “oggi”, ma sempre: la lingua è in canale della comunicazione sociale. Dove si ferma la parola, si passa alle vie di fatto, e ciò non è mai un vantaggio».

Neologismi e forestierismi ormai dilagano nella vita sociale italiana. Il vostro «Gruppo Incipit» è intervenuto più volte negli ultimi tempi per invitare il mondo politico, finanziario e dell’informazione ad evitare, nell’uso e nelle comunicazioni con il largo pubblico, certe espressioni tecniche inglesi. Quali sono i casi più eclatanti?

«Spero siano “eclatanti” tutti i casi evocati nei cinque comunicati: 1) hot spot “centri di identificazione”; 2) voluntary disclosure “collaborazione volontaria”; 3) smart working “lavoro agile”; 4) bail in “salvataggio interno”; 5) stepchild adoption “adozione del figlio del partner (o del configlio)”. Lo sa che “eclatante” non piaceva ai puristi dell’Ottocento, perché è un francesismo? Nel “Lessico della corrotta italianità” del Fanfani (1877) si legge: “ECLATANTE: Bella parola francese, stupida a ripetersi fra parole italiane”. Qualcuno potrebbe dirmi allora: “vedete che siete dei puristi, voi della Crusca? E vedete che i puristi hanno sempre torto?”. Vuole sapere che cosa rispondo? I Puristi condannavano “eclatante” che era un adattamento di una parola francese. Noi saremmo felici degli adattamenti, ma nessuno li fa. Condanniamo solo parole straniere non adattate, prese così come sono e immesse di botto nel tessuto dell’italiano senza che manco si sappia che cosa vogliono dire; peggio: non di rado immesse a tradimento, scelte proprio perché non si sa che cosa vogliono dire, e ciò fa comodo. Anche un cieco vede che un po’ di differenza rispetto ai puristi c’è».

Certo i politici, come ha più volte detto, non danno il buon esempio e spesso anche i magistrati. Leggi e sentenze, per non parlare delle delibere e dei regolamenti comunali, sono scritti male. Che voto darebbe a chi le prepara?

«Beh, dipende. Spero che alcune siano scritte bene. Perché generalizzare?».

Eppure abbiamo un premier fiorentino...

«Sì, lo abbiamo. Infatti per fortuna spesso parla in italiano, e con molta passione».

Il linguaggio dei giovani, spesso censurato dagli accademici, va migliorando o peggiorando? Ma la scuola li aiuta veramente?

«Se non ci fosse la scuola, chissà dove si andrebbe a finire. Sia benedetta!».

Le parole alla moda che vorrebbe togliere dal parlare comune della gente?

«Io non voglio togliere nulla! Ognuno parli come vuole e come può. Certo io evito di dire step, se posso parlare di “tappe, fasi, passaggi”; non amo la location, perché mi piace dire “luogo, posizione”. Trovo anche buffe le cariche che la gente si inventa, come train manager per “capotreno”. Ma in realtà non è la gente, in questo caso; sono gli organizzatori di pubblicità e di consenso. Costoro fanno credere che, pennellando di inglese le cose più banali, queste cessino di essere banali e brillino di meravigliosa luce nuova. In realtà questo a volte accade, davvero, ma solo se a guardare sono gli ingenui».

I giornali sono in crisi, si legge sempre meno. Questa inversione di tendenza come ha cambiato la nostra lingua? Internet favorisce la corretta diffusione dell’italiano?

«Favorisce un italiano veloce e più colloquiale».

Lei, piemontese-doc, come si trova a Firenze? Un pregio ed un difetto dei toscani?

«Per la verità godo poco la città, perché sono sempre in Crusca, e l’Accademia è un po’ lontana dal centro storico, in una zona dove i turisti non vengono. In compenso posso ammirare Monte Morello, alle spalle dell’Accademia. In questo senso, per la mancanza di turisti, è una zona, quella di Castello e di Rifredi, più autentica di altre. Il difetto dei toscani? Credo sia al tempo stesso il loro pregio: sono molto abili nell’uso della parola, e amano molto la parola, la amano fin troppo. Ma come presidente della Crusca non posso che esserne felice».

La scheda: il linguista di fama internazionale che collabora con «Famiglia Cristiana»

Possiamo dire con tranquillità che è un predestinato. Infatti ancor prima di assumere la guida dell’Accademia della Crusca Claudio Marazzini era già un linguista di fama internazionale, apprezzato inoltre dai lettori del più popolare e diffuso settimanale italiano, «Famiglia Cristiana», sul quale dal 1990 cura la rubrica «Parlare e scrivere». Sessantasette anni, professore ordinario alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università del Piemonte orientale, Marazzini può vantare una solida formazione legata alla scuola torinese di Benvenuto Terracini e una laurea discussa con Gian Luigi Beccaria, grande divulgatore dell’Italiano in Tv: tra il 1985 e il 1988 su Rai 1, e poi tra il 2002 e il 2003 su Rai 3, Beccaria ha partecipato, in qualità di giudice-arbitro del gioco, al programma «Parola mia», condotto da Luciano Rispoli. Una presenza rassicurante, simile a quella del presidente onorario della Crusca prof. Francesco Sabatini, che la domenica ci scioglie tanti dubbi grammaticali e sintattici al Pronto Soccorso Linguistico di «Uno Mattina in Famiglia».

Con simili Maestri e «compagni di viaggio» il prof. Marazzini ha bruciato le tappe nell’insegnamento accademico e nella ricerca. Dal 1999 al giugno 2002 ha fatto parte del direttivo dell’Asli, l’associazione che raggruppa gli studiosi di storia della lingua italiana ed ha sede presso l’Accademia della Crusca. È membro della «Società italiana di glottologia». Ha fatto parte della redazione della «Rivista di Linguistica». È stato responsabile del progetto degli «Autori del ben parlare» per il Ci-Bit, la «Biblioteca italiana telematica», e dei programmi ministeriali Prin sulla storia della grammatica. La casa editrice «Il Mulino» lo ha poi chiamato nella direzione collegiale della prestigiosa rivista «Lingua e stile».

Nel 2010 diventa Socio corrispondente dell’Accademia delle scienze di Torino, mentre dal settembre 2011 entra nell’Accademia della Crusca, prima come «corrispondente» e poi nel consiglio direttivo, che il 23 maggio 2014 lo ha eletto presidente.

È autore di circa duecento pubblicazioni. Nella sua produzione si contano libri e saggi in riviste nazionali e internazionali, edizioni critiche. I suoi lavori hanno sviluppato temi di storia della lingua italiana, della storia linguistica regionale, toccando i rapporti lingua-dialetto, il linguaggio letterario, la cultura popolare, la storia della grammatica e della lessicografia, le teorie linguistiche, la storia dell’insegnamento, la storia delle idee linguistiche e la politica della lingua. Ha scritto inoltre opere rivolte alla scuola, uscite presso Zanichelli, Sei, D’Anna. Completa il suo alto profilo l’attività giornalistica. Oltre alla collaborazione con «Famiglia Cristiana», va segnalata la titolarità di una rubrica linguistica sul mensile «Letture» fino alla chiusura della gloriosa testata.

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