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Card. Betori: Dalla Costa «giusto tra le nazioni» per la sua visione dell'uomo

«Con la sua opera, il cardinale Elia Dalla Costa ha contribuito a salvare molte vite innocenti, persone che avevano l'unica colpa di essere ebree». Così Zion Evrony, ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, ha ricordato l'arcivescovo di Firenze che negli anni della Shoah si impegnò attivamente per salvare dalla persecuzione moltissime persone.

Percorsi: Firenze - Giuseppe Betori - Shoah
Parole chiave: Elia Dalla Costa (7)
Un momento della cerimonia in Palazzo Vecchio

Evrony ha consegnato la medaglia di «Giusto fra le nazioni» durante una solenne cerimonia nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, a Firenze: a riceverla è stato un nipote, Elia Dalla Costa, che porta lo stesso nome del cardinale scomparso nel 1961. Dalla Costa, ha ricordato l'ambasciatore israeliano, «ebbe un ruolo chiave nella creazione di una vasta rete di soccorso». Quella stessa rete di cui faceva parte Gino Bartali, il grande ciclista già insignito dello stesso titolo di «Giusto», ma anche molti sacerdoti, religiosi e religiose: si calcola che siano almeno una cinquantina i luoghi della diocesi, tra conventi e canoniche, che dettero ospitalità a persone ebree per salvarle dalla deportazione. Ad esprimere la gioia della diocesi di Firenze è stato il cardinale Giuseppe Betori: «La grandezza del cardinale Elia dalla Costa - ha affermato - è un dato acquisito per la coscienza della Chiesa cattolica fiorentina, che ne ha proposto la beatificazione, come pure per la coscienza della città di Firenze, che sa quanto gli deve per la sua opposizione al nazifascismo e per l'opera di ricostruzione civile dopo la guerra. Ma il riconoscimento che oggi Yad Vashem dà alla sua azione a favore degli ebrei perseguitati dal nazismo ne illumina ulteriormente e decisivamente la figura».

La scelta del cardinale Dalla Costa, ha ricordato ancora Betori, «non era semplice frutto di sentimenti compassionevoli, ma esito di una precisa visione dell'uomo e della storia, che emerge nelle sue lettere pastorali in cui troviamo la precisa condanna del razzismo e la raccomandazione della carità verso tutti senza distinzioni». Scriveva Dalla Costa nel 1938: «Sono poi affatto contrarie alla dottrina della Chiesa, le teorie di coloro che a Dio sostituiscono la stirpe, lo stato, o qualsiasi ideologia politica e pretendono che l'individuo, la famiglia e persino la Chiesa debbano servire a queste pretese deità». Convinzioni, ha ricordato Betori, che il cardinale Dalla Costa «esprimerà anche con il ben noto gesto delle porte e finestre dell'arcivescovado che egli fece sprangare nel giorno della presenza di Hitler e Mussolini a Firenze».

Alla cerimonia in Palazzo Vecchio erano presenti anche l'assessore all'educazione del Comune di Firenze Cristina Giachi, la presidente della comunità ebraica di Firenze Sara Cividalli e il rabbino di Firenze Rav Yosef Levi.

Card. Betori: Dalla Costa «giusto tra le nazioni» per la sua visione dell'uomo
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