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Educare i giovani all’amore: le regole non bastano, servono buoni esempi

Dal Pontificio consiglio per la famiglia un percorso per accompagnare i ragazzi sui temi dell’affettività e della sessualità. Il sociologo Marco Bontempi: «La dottrina della Chiesa se viene presentata come insieme di regole risulta estranea e incomprensibile, per essere accolta deve essere testimoniata dagli adulti».

Percorsi: Famiglia - Giovani - Gmg - Matrimonio
Parole chiave: sessualità (5)
Una coppia giovane (Foto Sir)

E' difficile pensare l’educazione sessuale in un’epoca in cui si tende a banalizzare e impoverire la sessualità. Si potrebbe intenderla solo nel quadro di una educazione all’amore, alla reciproca donazione». Così scrive Papa Francesco in Amoris laetitia, l’esortazione apostolica che raccoglie i frutti delle due assemblee del Sinodo sulla famiglia.

Durante la Giornata mondiale della gioventù il Pontificio consiglio per la Famiglia ha presentato un progetto di educazione affettivo-sessuale per adolescenti e giovani, dal titolo «Il luogo dell’incontro»

Un progetto che mira a una «educazione integrale» dei giovani accompagnandoli nella comprensione della propria identità di persona composta di corpo e spirito, chiamata a vivere ogni relazione con gli altri nel segno della dignità e del rispetto. Un percorso in cui la morale viene presentata non come un peso bensì come un aiuto lungo il cammino. Si spiega, ad esempio, che «Se svuotiamo la dimensione sessuale dell’essere umano del suo significato personale, nulla impedisce che si arrivi a valutare le persone nella prospettiva della mera «utilità» o della semplice «soddisfazione«». «Oggi - si legge ancora - la società ci offre modelli d’amore che, invece di illuminarci, ci acciecano. La sessualità finisce per isolarci e l’affettività per esasperarci, infine, nel cinismo». A tutto questo, il progetto del Pontificio consiglio per la Famiglia contrappone il modello cristiano, secondo cui tutti abbiamo una comune vocazione: «siamo chiamati ad amare e ad essere amati».

Uno strumento prezioso, che può aiutare su un terreno così difficile, che le parrocchie o le associazioni cattoliche spesso tentano di affrontare con grande fatica. Anche perché si tratta, spesso, di remare controcorrente. Marco Bontempi, professore di Sociologia all’Università di Firenze, spiega che si deve fare i conti non solo con la banalizzazione della sessualità offerta dai mass media, ma anche con ciò che i giovani vedono intorno a loro: è dagli adulti che dovrebbero imparare, anche senza parole, cos’è la maturità affettiva.

Qual è oggi la visione che viene offerta ai giovani dell’amore e della sessualità?

«Mi pare che su questo sia importante distinguere due aspetti. il primo è la visione che è diffusa nei mezzi di comunicazione: estremamente superficiale e fortemente ancorata ad un’idea di desiderio che non si distingue dalla bramosia. È un’immagine molto funzionale alla costruzione di consumatori, indifferentemente di merci, di emozioni, di relazioni. Il capitalismo ha questa fortissima spinta alla mercificazione e l’amore, la sessualità proprio per la loro potenza vitale diventano spesso oggetto di mercificazione. Il secondo aspetto è molto meno vistoso, ma non meno capace di influenzare la comprensione che i giovani hanno di amore e sessualità. Sono i significati che gli adulti danno a queste dimensioni vitali e che comunicano ai giovani vivendo queste dimensioni. Qui non è un fatto di mass media, né di mercato, il significato di queste dimensioni si forma e sin comunica nella vita quotidiana, anche attraverso il non detto. Sono i modi di esperire queste dimensioni nelle conversazioni a tavola, in famiglia, nelle relazioni tra maschi e femmine. Conta, in poche parole, la maturità affettiva degli adulti che i giovani hanno vicini fin da piccoli e la capacità di far vedere ai giovani, anche senza dirlo esplicitamente, che cosa è una relazione d’amore vissuta con maturità. Se questi non ci sono diventa molto difficile per i giovani farsi un’idea della maturità affettiva. Non si tratta di esempio, si tratta di molto di più: di significati che si trasmettono con i comportamenti concreti. Essere giovane è un mestiere complicato già di per sé, ma se poi gli adulti lo complicano ulteriormente diventa davvero dura!»

Che rapporto hanno i giovani con il loro corpo? Hanno la percezione della persone come unità di corpo e spirito, in tutte le sue dimensioni (fisica, sociale, affettiva, spirituale...)?

«Certo non è possibile dare una risposta univoca per un tema così complesso. Individualmente dipende dalla formazione e dalle esperienze vissute. Possiamo però dire che le ricerche mostrano come ci sia attenzione e interesse per le dimensioni della spiritualità più di quanto non si pensi. Si tratta però di spiritualità che si vuole vivere in modo personale, che si considera una dimensione molto privata, non sottoponibile a norme o decisioni di altri. Il corpo, ma anche le emozioni, hanno una grande importanza. questo è un aspetto che gli educatori conoscono bene: non c’è educazione senza coinvolgimento, senza empatia, ma anche senza sincerità da parte dell’educatore. Oggi nella relazione educativa è molto importante, più che in passato, essere capaci di far sentire ai giovani di esserci e di essere con loro, ma anche per loro».

Che atteggiamento c’è nei confronti dell’insegnamento della Chiesa su questi temi? Viene visto solo come il tentativo di imporre delle regole o si percepisce anche come proposta positiva?

«Negli ultimi decenni si è ridotta progressivamente la fiducia verso la Chiesa cattolica su questi temi. Sono temi che si sentono così importanti da non accettarne una «regolazione» da parte di altri. Un tempo era molto più diffuso l’atteggiamento del fidarsi di quanto veniva (im)posto dalla Chiesa, oggi in moltissimi casi, anche tra i praticanti, questi temi sono sottratti all’intervento di altri. Attenzione, però, cavarsela con «vogliono fare come gli pare» e basta è un errore. Sono cambiati davvero moltissimi aspetti, ed è anche positivo che sia accaduto. Oggi i maestri non sono immediatamente riconosciuti come tali, devono di volta in volta guadagnarsi la stima dell’uditorio. E la stima che si può avere per uno non vale per gli altri. Insomma, non basta il ruolo a fare il carisma, ci vuole la capacità di testimonianza. In questo senso la dottrina della Chiesa se viene presentata come insieme di regole risulta estranea e incomprensibile, per essere accolta dai giovani deve essere testimoniata dagli adulti».

Le statistiche dicono che il numero dei matrimoni è in calo, che ci si sposa sempre meno e sempre più tardi, spesso dopo periodi di convivenza. Ma il desiderio di un amore che dura tutta la vita è ancora presente?

«Il desiderio che duri tutta la vita ci può essere, ma questo non porta i giovani a pensare che allora durerà e che su questo ci si impegna fin da ora. Molti aspetti della vita dei giovani sono ormai precari, il lavoro precario - in un paese con la disoccupazione giovanile al 40% - è già un lusso, molti altri hanno acquisito il carattere della reversibilità, l’incertezza per il domani è grande e queste dimensioni influiscono nell’orientare la propria vita verso il presente, anche per renderlo meno angosciante».

La scheda: «Il luogo dell’incontro»: un progetto per l’educazione affettiva e sessuale

Non poteva esserci cornice migliore della Giornata Mondiale della Gioventù di  Cracovia per presentare il nuovo progetto del  Pontifico Consiglio per la Famiglia, dedicato all’educazione affettiva e sessuale degli adolescenti e dei giovani. Elaborato in collaborazione con esperti della conferenza episcopale spagnola, il progetto «mira a una educazione integrale dei giovani entro cui la dimensione affettiva e sessuale si sviluppa armonicamente, attraverso scelte e passaggi maturati progressivamente».

Intitolato «Il luogo dell’incontro» e costruito sull’immagine della tenda, questo itinerario educativo accompagna i ragazzi nella comprensione di sé come persone, chiamate a vivere ogni relazioni con gli altri nella dignità e nel rispetto. La scoperta del progetto di Dio che chiama ciascuno ad amare costituisce il culmine delle sei unità in cui il percorso è suddiviso.

Il materiale è disponibile gratuitamente online ( www.educazioneaffettiva.org ) in cinque lingue (italiano, inglese, spagnolo, francese e portoghese) e offre una presentazione organica dell’intero progetto dedicata agli educatori insieme a una serie di schede (per educatori e ragazzi) articolata in sei grandi unità. Arricchiscono il percorso numerosi contributi multimediali offerti in una playlist disponibile sul canale Youtube del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Monsignor Carlos Simon Vazquez, sottosegretario del Dicastero, sottolinea come «questo progetto si iscrive nella logica indicata da Papa Francesco, dove l’educazione sessuale è inserita in un quadro più complessivo di educazione all’amore e alla reciproca donazione». Si tratta, aggiunge mons. Simon, di «un progetto in crescita e in evoluzione, che si potrà arricchire dell’esperienza di quanti vorranno sperimentarlo e adottarlo».

Educare i giovani all’amore: le regole non bastano, servono buoni esempi
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