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I fatti di Parigi e l'etica del giornalismo: convegno dell'Ucsi toscana

L'etica del giornalista sta tutta nella propria professionalità: non può in nessun caso essere sostituita dal «politicamente corretto» né si possono avere prevenzioni  di fronte ai fatti. È quanto emerso nel convegno «Nuove finestre sul mondo» promosso dall'Ucsi toscana alla vigilia della festa del patrono San Francesco di Sales e svoltosi questa mattina a Firenze.

Percorsi: Mass media - Ucsi

Si è parlato particolarmente di informazione nello scacchiere internazionale in una sede quanto mai appropriata, quella della Fondazione La Pira nella via dedicata al «sindaco santo». A lanciare l'affermazione sull'etica all'inizio del suo intervento è stato Maurizio Naldini, con all'attivo una grande carriera d'inviato, anche in luoghi di guerra, che ha parlato dei fondamenti e dei trucchi del mestiere. Successivamente le questioni della libertà d'informazione e dei suoi eventuali limiti, in relazione ai fatti di Parigi, sono stati affrontati in una videointervista del presidente dell'Ucsi toscana Antonello Riccelli con Adriano Fabris, giornalista e docente universitario. Ha concluso la mattinata un «ping-pong» - sempre improntato alla deontologia a partire dalla vicenda di Charlie Hebdo - tra Domenico Mugnaini e Cristiano Lucchi, introdotto e moderato da Mauro Banchini che ha esordito citando un incontro del giorno precedente a Vinci con l'inviato de La Stampa Domenico Quirico, sequestrato mesi fa in Medio Oriente e poi rilasciato. «Il mio mestiere è raccontare, ma non solo: è anche commuovermi» è la frase di Quirico ricordata da Banchini a smentire lo stereotipo di una professione fatta anche di cinismo.

L'incontro si è concluso nel pomeriggio con una Messa celebrata dall'assistente ecclesiastico dell'Ucsi toscana, don Alessandro Andreini.

I fatti di Parigi e l'etica del giornalismo: convegno dell'Ucsi toscana
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