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L'«Indispensabile» di Bellamy

Ormai ci stiamo abituando ad avere la tecnologia per compagna quotidiana, per mezzo di cellulari sempre più evoluti, pc, tablet. Una situazione che era stata immaginata in un libro del 1889. L'autore l'aveva chiamato «L'indispensabile».

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L'«Indispensabile» di Bellamy

E' un curioso destino quello di alcuni libri: conosciuti al loro tempo, vengono poi dimenticati. In certi casi senza grandi rimpianti: un po’ di pulizia ci vuole. In altri casi sarebbe meglio riprenderli in mano, perché hanno anticipato in maniera sorprendente alcuni aspetti del nostro vivere quotidiano.

Ipad, tablet, smartphone sono termini solo contemporanei? La possibilità di avere un aggeggio che ci accompagni tutto il giorno in molteplici attività (lavoro, svago, posta, video, ebook, telefono, agenda e chissà cos’altro..), oppure che entri di prepotenza negli uffici, negli ospedali, nelle scuole ci sembra un aspetto tipico del nostro tempo? Facciamo un passo indietro, al 1889.

With the Eyes Shut ricorda alla maggior parte di noi il titolo (Eyes Wide Shut) dell’ultimo film di Stanley Kubrick. Il film si ispira al romanzo Doppio sogno (1926) dello scrittore (ma anche medico) austriaco Arthur Schnitzler. La traduzione letterale di With the Eyes Shut curiosamente è identica al romanzo italiano Con gli occhi chiusi di Federigo Tozzi (1919), a sua volta diventato un film (di Francesca Archibugi) nel 1994. Ma in questo articolo parleremo di un altro With the Eyes Shut: l’opera dello scrittore Edward Bellamy, scritta nel 1889. Bellamy (Stati Uniti, 1850-1898) è uno di padri della fantascienza americana. Come la bella Albertine (Alice nel film) di Eyes Wide Shut anche il protagonista narrato da Bellamy dorme (lui si addormenta in treno), ma in questo caso non sogna l’amore. Sogna il futuro.

Occorre attendere quasi la metà del racconto, ma ad un certo punto compare finalmente quello che qui ci interessa: l’Indispensabile. «Nessuno va in giro senza il suo Indispensabile» o almeno cerca sempre di essere in grado di utilizzarne uno preso in prestito. Tutte le persone nel racconto portano una piccola scatola appesa a un fianco. Si tratta di un piccolo riproduttore audio, attraverso il quale ciascuno può «leggere» (o meglio, ascoltare) non solo i libri e i giornali, ma anche la corrispondenza. Un modo di comunicare, osserva il protagonista, che libera così tanto dalla fatica della scrittura che permette un enorme aumento degli interscambi.

Dopo poche pagine scopriamo un’altra funzione dell’Indispensabile: quella di essere agenda, raccoglitore di appunti personali, strumenti di contatto con le persone.

Ormai più nessuno carica la mente con le cose da fare e gli impegni presi. Tocca all’Indispensabile il compito di ricordare gli appuntamenti e le responsabilità. Ogni attività viene programmata e all’ora stabilita la persona viene avvertita dal sistema con un messaggio. Alla fine tutti ne sentono il bisogno. L’Indispensabile è il ricettacolo di appunti, idee, suggestioni che possono essere immediatamente fissati e poi ripresi e rielaborati.

A un certo punto il protagonista è proprio convinto, quasi avesse assistito a una presentazione-show di un nuovo prodotto Apple da parte di Steve Jobs: «Ho deciso che devo avere uno strumento indispensabile!». Chiunque scriva in effetti – a qualsiasi titolo – non può non rimanerne affascinato. Ma non dimentichiamo neppure i bambini «nativi digitali» del tardo Ottocento. L’Indispensabile è sempre pronto a intrattenere i bambini: anche quando si svegliano nella notte non è mai stanco o assonnato: li trastulla al nostro posto. Molto «italiana» la considerazione successiva: quando i bambini crescono e sono ormai troppo grandi per rimanere attaccati alla gonna della mamma, rimangono ancora, grazie all’Indispensabile, sotto controllo. Anche se lontani dalla premurosa vista materna, i figli rimangono sotto il suo raggio d’azione vocale, quasi il prolungamento del cordone ombelicale permesso dal telefono cellulare. Come i mariti sono sotto il controllo delle mogli, i figli continuano a ricevere dalle madri istruzioni e ordini. Il protagonista dà voce a questo punto ai nostri pensieri: «È tutto molto bello per le madri, ma la sorte degli orfani deve sembrare invidiabile per un ragazzo costretto a indossare un simile strumento della sua sottomissione».

Il fatto che l’interlocutore (Hamage) ammetta ridendo che sta portando a casa il quarto Indispensabile acquistato in un mese la dice lunga in effetti sul grado di simpatia per la tecnologia provato da questi nativi digitali ottocenteschi. Hamage concorda su una sorta di compatimento per i ragazzi costretti a crescere sotto un controllo così forte: d’altra parte sua moglie (e in generale tutte le signore) trovano che l’Indispensabile rimane comunque «la più grande invenzione per il governo della famiglia».

Ma che ne è dei libri stampati in questo «mondo nuovo»? Lettura e scrittura sono ancora presenti, ma come un fatto piuttosto raro. A scuola si impara ancora a leggere e a scrivere: ma poi c’è una sorta di «analfabetismo di ritorno», poiché non ci sono in genere occasioni per continuare a farlo. Anzi, sono le stesse scuole che si stanno dotando di Indispensabili, al posto dei vecchi libri di testo. «C’è un forte movimento pronto ad abbandonare del tutto lettura e scrittura nelle scuole». Per adesso tuttavia ci si limita a un compromesso: si scrive ancora, ma con abbreviazioni e sistemi multimediali. Qualcuno certo continuerà a scrivere in modo tradizionale, così come ci sono sempre gli antichisti laureati che sanno leggere e scrivere in greco antico. Progressivamente però un numero sempre minore di persone saprà leggere, e dovremo preparare per loro la versione Indispensabile dei testi.

L’Indispensabile può essere usato dappertutto: anche sui treni, dove è presente un apposito impianto via fili (in effetti qui manca ancora l’idea di una rete wireless: anche il telegrafo senza fili deve ancora arrivare). Non possiamo negare però che fa impressione pensare a come Bellamy abbia immaginato i viaggiatori dei treni intenti a interagire con il loro tablet-indispensabile rimanendo collegati a una Internet del XIX secolo.

È possibile avere in riproduzione tutto: opere teatrali, musiche, discorsi: molto più del libro, molto più immediato e molto più coinvolgente! Bellamy descrive ambienti cablati, strumenti collegati a qualsiasi ambiente e a qualsiasi distanza. Non manca una riflessione sul diritto d’autore, visto che siamo nell’era della riproducibilità tecnica dell’opera dell’ingegno, fino ad arrivare a una visione febbricitante ma forse profetica: il possibile declino dell’editore messo in crisi da un rapporto diretto autore/lettore: gli autori inviano le loro opere direttamente ai lettori, pensate per il format dell’Indispensabile. In cambio cresce una figura inedita: il proprietario monopolista della tecnologia. Ci ricorda nulla?

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