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La scuola cancella la visita alla mostra «Bellezza Divina». Per il preside «non ci sono motivi religiosi»

Una scuola che cancella dal programma didattico la visita a una mostra d’arte è una cosa di assoluta gravità. Qualcuno potrebbe mai pensare di cancellare dalle antologie Dante e la Divina Commedia, oppure di eliminare Giotto e Michelangelo dai programmi di storia dell’Arte? 

La scuola cancella la visita alla mostra «Bellezza Divina». Per il preside «non ci sono motivi religiosi»

Eppure un consiglio interclasse avrebbe deciso, secondo la notizia riportata da La Nazione, di non portare i bambini a visitare un’esposizione in cui sono raccolte opere di Van Gogh e Chagall, Picasso e Matisse, Munch e Fontana. Motivo? Secondo gli appunti che un rappresentante di classe ha girato agli altri genitori, «per venire incontro  alla sensibilità delle famiglie non cattoliche visto il tema religioso della mostra».

Il dirigente scolastico da parte sua si dice «amareggiato» e nega che l’esclusione della visita dai programmi abbia motivazioni religiose: «Sono state fatte delle ipotesi sulle visite alle mostre: qualsiasi decisione verrà presa avrà solo motivazioni didattiche».

La mostra in questione è «Bellezza divina», organizzata in questi giorni a Palazzo Strozzi: una raccolta di capolavori di arte sacra tra Ottocento e Novecento, organizzata non a caso nel periodo in cui Firenze ospita il Convegno ecclesiale nazionale che ha per tema «In Gesù Cristo il nuovo umanesimo». Tra gli obiettivi di questa iniziativa culturale (che fra l’altro sta avendo un grandissimo successo) c’era anche quello di sorprendere il pubblico: se infatti siamo abituati, tanto da darlo quasi per scontato, al fatto che l’arte medievale o rinascimentale abbia soggetti sacri, ai due secoli appena passati si pensa invece come a un periodo storico in cui l’uomo si è allontanato da Dio, e in cui anche l’arte esprime questo allontanamento. La sorpresa di questa mostra invece è che anche nella modernità gli artisti si sono lasciati interrogare dal sacro e dal divino, e che da questa ispirazione sono nate opere bellissime. Qualcosa che stupisce il visitatore, che spiazza, che costringe a rimuovere alcune certezze.

Intanto a Firenze la vicenda fa discutere. Il sindaco Dario Nardella ha commentato su Facebook: “Se è vero saremmo davanti ad un fatto quantomeno insensato. Non solo perché siamo da sempre la città del dialogo interreligioso, ma anche perché sarebbe un errore grossolano escludere dalle scuole la fruizione del nostro patrimonio di storia e cultura che comprende oggettivamente anche l'arte sacra, che per forza di cose da noi è arte cristiana”. Nardella ricorda anche l’incontro mondiale dei sindaci che Firenze ha ospitato pochi giorni fa: “La scorsa settimana abbiamo avuto 80 sindaci di tutto il mondo e di tutte le religioni che hanno condiviso il concetto che la libertà religiosa non si garantisce cancellando i simboli e vietando le fedi, ma, al contrario, esaltando le differenze facendole conoscere e convivere”.

Per il sottosegretario all'Istruzione Gabriele Toccafondi “sarebbe anacronistico non portare bambini ad una mostra perché ci sono crocifissi: è fuori dal mondo e dalla realtà. Cose di questo tipo accadono a causa di laicismo esasperato. Posso dire che questa non è la nostra idea di scuola, e che in Italia fortunatamente ci sono tantissimi insegnanti che sanno che i  simboli cristiani fanno parte della nostra realtà, presente e passata”.

Don Massimo Marretti, direttore dell’Ufficio scuola della Diocesi di Firenze, è intervenuto su Radio Toscana: prima di commentare l’episodio, ha precisato, “bisognerebbe capire bene cosa è successo, per correttezza”. In generale però, ha aggiunto, “quando ci sono episodi del genere, credo che nascano da un fraintendimento di fondo: un’opera d’arte che nasce per motivazioni religiose parla a tutti, parla della bellezza, parla della dignità dell’uomo: può essere compresa e contemplata da chiunque, è espressione del genio. Non si può ridurre l’arte sacra a una questione di fede: questo è indice di immaturità culturale. Critichiamo i fondamentalismi religiosi e poi a volte ci mettiamo sullo stesso piano”.

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