Cultura & Società
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Il festival

«Lettera appennica», nel nome del «buon vivere»

Da venerdì  31 luglio a domenica  2 agosto 32 incontri fra Cutigliano, Abetone, Piteglio, San Marcello, Sambuca per un evento «anno zero e a costo zero».

Una veduta di Cutigliano

Estate uguale tempo libero, uguale voglia non solo di evadere, uguale desiderio anche di leggere e di capire qualcosa in più rispetto a ciò che ci circonda: iniziando da un ambiente – la montagna – così spesso abbinato al tempo libero ma anche così spesso vissuto, da chi ci abita in modo stabile, sotto il profilo del disagio e dell’abbandono. Una montagna che, qui la novità, non intende limitarsi a piangere su sé stessa (esercizio fin troppo praticato nella sua assoluta sterilità), ma tenta una reazione: un cambio di marcia basato su identità e orgoglio, su ambiente naturale e comunità dove é ancora bello vivere.

Questo è LetterAppenninica: in tre giorni, dal 31 luglio al 2 agosto, offre 32 appuntamenti con la volontà – spiega il direttore artistico, lo scrittore Federico Pagliai – di «raccogliere voci e atmosfere di genti, luoghi, usi e costumi di chi abita su quelle terre». E con la voglia – aggiunge Tommaso Braccesi, sindaco di Cutigliano, anche a nome dei colleghi di Abetone, Piteglio, San Marcello, Sambuca – di diventare «rassegna annuale per promuovere scrittura, lettura, poesia e conoscenza della montagna appenninica e delle sue genti come luogo del buon vivere».

Cinque i percorsi culturali fra cui, nell’anno di Expo, non poteva mancare uno sul cibo come «dialetto del gusto». Ma la cultura degli Appennini («dorsale e sostegno di un paese lungo, che troppo spesso dimentica le sue terre alte», aggiunge Pagliai) è declinata anche attraverso romanzi storici e letteratura noir oltre che sulla narrativa e nella considerazione che la montagna può fornire spunti innovativi per nuovi stili di vita.

Partenza con gli scrittori Mauro Corona e Mirto Campi (quest’ultimo sindaco di Fiumalbo) che, venerdì 31 luglio ore 17, a Cutigliano, si confronteranno con «I misteri della montagna». E subito dopo la piazza del borgo montano, bandiera arancione Touring Club, ospiterà Dario Cecchini, il macellaio-filosofo chiantigiano, in una conversazione/cena sul cibo inteso come «artigianato». In contemporanea, il primo giorno, altri 5 eventi sparsi tra aie e piazze, boschi e alberghi di Cutigliano e San Marcello, Piteglio e Sambuca. Senza dimenticare la «perla»: Abetone.

Nei tre giorni si parlerà anche di pipistrelli e lupi: con una coppia di zoologi che nella foresta di Piandinovello «alleva» pipistrelli e con una mostra sul ritorno del lupo («tra fobie e verità») sui monti di Pistoia. Ci sarà spazio per una camminata sul crinale che divide Toscana ed Emilia, verso il lago Scaffaiolo, con due scrittori-viandanti che presenteranno un loro catalogo sulle «20 cose immorali per un montanino».

Si parlerà di Expo riferendosi però al primo in assoluto, quello che si svolse a Londra nel 1851 e a cui partecipò, rappresentando anche i Georgofili di Firenze, scrivendo un diario e incontrando i big del tempo, un montanino allora molto importante: il finanziere e capitano d’industria Bartolomeo Cini.

Con il decano dei vaticanisti, Raffaele Luise, sarà presentata l’enciclica «ambientale» di papa Francesco. Uno sci-alpinista e filosofo-scrittore, Marileno Dianda, si confronterà da laico sul rapporto montagna/Dio. Più terra-terra, almeno all’apparenza, un aperilibro («Maiali si nasce, salami si diventa») con il giornalista Gabriele Cremonini che con la collega Raethia Corsini racconterà storie di 21 chef superstellati.

Due gli appuntamenti con la poetessa-pastora Beatrice: una camminata notturna sui suoi sentieri, nei boschi di Pian degli Ontani, con letture itineranti curate da attori e un confronto fra lo scrittore Paolo Ciampi e l’editore Giannozzo Pucci sulla cultura popolare.

Nel settore del romanzo storico si annuncia intrigante il racconto sulla «fuga di una donna disperata in una grotta dell’Appennino ai tempi dei Medici»: è la vicenda, commovente e oggi sconosciuta, della fiorentina Lisa de’ Lapi così come raccontata, nell’Ottocento, da Massimo D’Azeglio in uno fra i romanzi più popolari di quel periodo. Siamo alla fine del Quattrocento: ai tempi delle lotte tra i «piagnoni», seguaci di Savonarola, e i Palleschi, fedeli ai Medici. La grotta dove Lisa finì i suoi giorni addolorata dal tradimento del suo uomo è ancora visitabile, tra San Marcello e Spignana. Si chiama Macereti e nel corso dei secoli ha ospitato storie anche misteriose su cui si soffermerà Laura Lotti.

San Marcello ospiterà un premio giornalistico nel ricordo di un professionista, Paolo Bellucci, scomparso un quarto di secolo fa, che dopo esperienze radiofoniche nel dopoguerra alla BBC londinese venne ingaggiato dalla Rai e con gli anni curo rubriche importanti, fra cui la mitica TV7, e condusse il TG1 (fu lui a annunciare, nel dicembre 1969, la strage alla Banca dell’Agricoltura).

Una puntata, per LetterAppenninica anche nell’incanto di Lucchio con un «noir» dedicato a «congiure, fanciulle coraggiose e fughe di banditi nel luogo più inespugnabile della Toscana». Ma si parlerà anche di incisioni rupestri e necci con ricotta, di Zeno Colò e Francesco Ferrucci, di briganti e partigiani, di stelle e di stalle (con l’osservatorio astronomico e le questioni della moderna pastorizia).

LetterAppenninica, conferma Pagliai, «ha l’ambizione di ricordare quanto tutti potrebbero perdere se non si riuscisse a invertire lo spopolamento nelle terre alte di un Appennino che invece, specie oggi anche grazie alle nuove tecnologie, potrebbe tornare a vivere e a rappresentare una alternativa di vita più a misura di essere umano».

LetterAppenninica è inserito nel più generale calendario di festival della montagna toscana, sostenuto dalla Regione e di recente presentato a Expo. «Possiamo dire di aver fatto un piccolo miracolo» – precisa Tommaso Braccesi sottolineando come i 32 eventi (cui se ne aggiunge uno, fuori calendario, la sera di giovedì 30 luglio nel rifugio sotterraneo antiaereo in Campotizzoro: dedicato alle morti da amianto) si svolgano «con pochissime risorse finanziarie, sui 2.500 euro in tutto, e solo grazie alla passione e al sacrificio di chi, compresi tanti autori che hanno accettato di partecipare a costo zero, ha creduto in modo disinteressato al progetto. Un progetto che parte come anno zero e che ci auguriamo di rendere stabile».

Il programma dettagliato su Facebook (pagine LetterAppenninica) e su www.letterappenninica.it

«Lettera appennica», nel nome del «buon vivere»
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