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Papa Francesco: Divina Commedia «paradigma» di «ogni autentico umanesimo»

Con un messaggio inviato al card. Ravasi Papa Francesco ricorda i 750 anni della nascita di Dante, sottolineando il grande valore della sua opera poetica al quale dichiara di aver attinto per la «Lumen fidei».

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Parole chiave: Dante Alighieri (16)
Dante Alighieri

La Divina Commedia «può essere letta come un grande itinerario, anzi come un vero pellegrinaggio, sia personale e interiore, sia comunitario, ecclesiale, sociale e storico». Ne è convinto il Papa, secondo il quale il capolavoro del poeta fiorentino «rappresenta il paradigma di ogni autentico viaggio in cui l’umanità è chiamata a lasciare quella che Dante definisce ‘l’aiuola che ci fa tanto feroci’ per giungere a una nuova condizione, segnata dall’armonia, dalla pace, dalla felicità. È questo l’orizzonte di ogni autentico umanesimo».

Nel messaggio inviato oggi al cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, in occasione della commemorazione del 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri, che si svolge al Senato, Francesco - dopo aver salutato il presidente della Repubblica, Sergio Matteralla, e il presidente del Senato, Pietro Grasso - definisce Dante «una delle figure più illustri non solo del popolo italiano ma dell’umanità intera«: «Profeta di speranza, annunciatore della possibilità del riscatto, della liberazione, del cambiamento profondo di ogni uomo e donna, di tutta l’umanità», che «ci invita ancora una volta a ritrovare il senso perduto o offuscato del nostro percorso umano e a sperare di rivedere l’orizzonte luminoso in cui brilla in pienezza la dignità della persona umana».

«Onorando Dante Alighieri, come già ci invitava a fare Paolo VI - si legge nella parte finale del messaggio - noi potremo arricchirci della sua esperienza per attraversare le tante selve oscure ancora disseminate nella nostra terra e compiere felicemente il nostro pellegrinaggio nella storia, per giungere alla méta sognata e desiderata da ogni uomo: ‘L’amor che move il sole e l’altre stelle’».

«Alla vigilia del Giubileo straordinario della misericordia, che si aprirà l’8 dicembre prossimo, a cinquant’anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II - si legge nel messaggio - auspico vivamente che le celebrazioni del 750° anniversario della nascita di Dante, come quelle in preparazione al VII centenario della sua morte nel 2021, possano far sì che la figura dell’Alighieri e la sua opera siano nuovamente comprese e valorizzate, anche per accompagnarci nel nostro percorso personale e comunitario». «Molti miei predecessori - ricorda il Papa nel messaggio per i 750 della nascita - hanno voluto solennizzare le ricorrenze dantesche con documenti di grande importanza, in cui la figura di Dante Alighieri veniva riproposta proprio per la sua attualità e per la sua grandezza non solo artistica ma anche teologica e culturale».

Benedetto XV dedicò al Sommo Poeta l’Enciclica «In praeclara summorum», con la quale il Papa - scrive Francesco - intendeva affermare ed evidenziare «l’intima unione di Dante con la Cattedra di Pietro» ed esortava a «considerare l’importanza di una corretta e non riduttiva lettura dell’opera di Dante soprattutto nella formazione scolastica e universitaria». Il beato Paolo VI, poi, «ebbe particolarmente a cuore la figura e l’opera di Dante, a cui dedicò, a conclusione del Concilio, la bellissima Lettera Apostolica ‘Altissimi cantus’, in cui indicava, con grande sensibilità e profondità, le linee fondamentali e sempre vive dell’opera dantesca».

«Nostro è Dante! Nostro, vogliamo dire, della fede cattolica», le parole di Paolo VI, secondo il quale la Divina Commedia «non si propone solo di essere poeticamente bella e moralmente buona, ma in alto grado di cambiare radicalmente l’uomo e di portarlo dal disordine alla saggezza, dal peccato alla santità, dalla miseria alla felicità, dalla contemplazione terrificante dell’inferno a quella beatificante del paradiso». «Anche san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI si sono spesso riferiti alle opere del Sommo Poeta e lo hanno più volte citato», ricorda Francesco: «E nella mia prima Enciclica, ‘Lumen fidei’, ho scelto anch’io di attingere a quell’immenso patrimonio di immagini, di simboli, di valori costituito dall’opera dantesca».

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