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Sovana, torna a splendere la cattedrale di San Pietro

L’antica Cattedrale di San Pietro a Sovana, edificio risalente al secolo IX-XIV, è considerata la «chiesa madre» della Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Il 25 maggio nella festa di San Gregorio VII, papa, nato e in parte cresciuto a Sovana, la Diocesi riaprirà l’edificio sacro dopo un importante intervento di consolidamento e restauro, arricchito da una nuova e suggestiva illuminazione interna.

Interno della cattedrale di Sovana

I lavori hanno ridato al monumento sacro una nuova copertura, hanno interessato interventi di consolidamento strutturale e miglioramento antisismico, per quanto è stato possibile, considerando l’antichità dell’edificio e gli interventi invasivi attuati in precedenza, che in alcuni casi hanno anche modificato la struttura. Inoltre sono stati consolidati e restaurati gli esterni e gli elementi decorativi, con particolare attenzione al pregiato portale monumentale.

I lavori effettuati hanno ridato alla Diocesi e alla comunità civile intera un edificio sacro di rara bellezza e pregio artistico-culturale, totalmente fruibile sia per le funzioni religiose, sia per le visite turistiche.

Brevi cenni di storia, arte, architettura e curiosità. La storia di Sovana cristiana e delle sue chiese inizia con l’evangelizzazione di San Mamiliano ed è databile con una certa sicurezza nel secolo V-VI (alcune fonti anticipano ancora al IV). Importante è la Lettera di San Gregorio Magno su Sovana (Registrum epistularum: MGH, Epistolae, 1-2), riguardante le trattative dei sovanesi con Ariulfo. Devastata dai Goti e conquistata dai Longobardi, fece parte della Tuscia e del patrimonio di San Pietro. La sede vescovile passò poi da Sovana a Pitigliano nel 1777, quando ormai la città – decimata da malaria e invasioni – viene ridotta ad una piccola borgata.

L’antica cattedrale di San Pietro risale al periodo che va dal secolo IX-X al secolo XIV e sostituì la più antica chiesa della quale oggi si conservano gli elementi ricomposti nel portale, attribuibili all’influenza dei maestri comacini di Tuscania fin dall’anno 739 (cf C.A. Nicolosi, La montagna maremmana, Bergamo 1911, p. 162; E. Baldini, Sovana, Firenze 1956, pp. 91-92).

Al secolo IX-X possiamo far risalire la cripta e probabilmente l’abside e la cupola; al secolo XI-XII i pilastri e i capitelli; ai secoli XIII e XIV le mura laterali rinforzate da contrafforti, la copertura a volte in sostituzione di quella a capriate e l’addossamento dell’episcopio sul lato ovest.

L’interno è ripartito in tre navate da pilastri formati da colonne a fascio, mostra un impianto semplice e nello stesso tempo grandioso e pressoché puro. I raffinati capitelli che sormontano le colonne ripropongono figure fillomorfe, zoomorfe e geometriche, e vanno a conferire all’edificio grande pregio ed eleganza. In particolare un capitello di fattura longobarda riproduce in modo raffinato e unico alcune scene bibliche tratte dall’Antico Testamento, tra le quali la cacciata dal paradiso terrestre, Abramo con Sara, Agar, Isacco e Ismaele. Altro elemento di pregio è il fonte battesimale di forma ottagonale, risalente al 1434. Nella navata di destra è posizionata l’urna di San Mamiliano e una tela di Andrea del Sarto (11470-1532) raffigurante Maria Santissima con Bambino tra Santi. Nella zona presbiterale sono visibili resti di affreschi e la tela del Martirio di San Pietro di Domenico Manenti (1671).

All’esterno il prospetto posteriore è dominato dall’unica abside con un tiburio ottagonale impostato su una base quadrata. Di marmo bianco sono costituite le sottili lesene che scandiscono il cilindro. La monofora centrale ha una strombatura sottolineata da un elemento toroidale. Nella parte inferiore sono riutilizzate due mensole a protomi umane. Il fianco destro si caratterizza per il portale in travertino intarsiato, composto da formelle e parti recuperate dalla precedente chiesa. Si ritrovano figure di combattenti, figure geometriche di fattura celtica, forme fillomorfe e zoomorfe, animali mitologici e colonne tortili. Interessanti sono le due protomi leonine in pietra lavica che costituiscono le mensole su cui ricade l’archivolto.

Un particolare del Duomo di Sovana è sicuramente rappresentato dal suo orientamento astronomico: il 21 giugno di ogni anno il primo raggio del sole mattutino colpisce la monofora absidale ed attraversando tutta la navata si proietta sulla parete opposta dove è collocata una finta monofora; lo stesso fenomeno si ripete anche nella cripta sottostante. Ciò potrebbe significare che l’orientamento dell’edificio (allineato al solstizio estivo) non risponde alle regole medioevali che volevano l’abside esposto ad est (equinozio); seguirebbe più propriamente invece i canoni delle culture nordiche (celtico-germaniche e/o longobarde).

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Cattedrale di Sovana, l'esterno
Sovana, torna a splendere la cattedrale di San Pietro
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