Papa Francesco
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Conferenza stampa sul volo di ritorno da Philadelphia

La trascrizione integrale della lunga conferenza stampa di Papa Francesco sul volo che lo riportava a Roma dopo la visita negli Stati Uniti.

Conferenza stampa sul volo di ritorno da Philadelphia

Durante il volo che da Philadelphia lo riportava a Roma al termine del Viaggio Apostolico a Cuba e negli Stati Uniti d’America, la sera di lunedì 28 settembre, Papa Francesco ha incontrato i giornalisti a bordo dell’aereo in una conferenza stampa. Eccone la trascrizione.

Padre Lombardi

Santità, benvenuto in mezzo a noi. Grazie di prendere ancora questo tempo dopo un viaggio tanto impegnativo e faticoso.

Papa Francesco

Buona sera a tutti, e grazie tante del lavoro, perché voi eravate da una parte all’altra! Io ero in macchina, ma voi!… Grazie tante.

Elizabeth Dias, Time Magazine

Grazie tante, Santo Padre: sono Elisabetta Dias, corrispondente del “Time Magazine”. Siamo curiosi di sapere: questa è stata la sua prima visita negli Stati Uniti. Cosa degli Stati Uniti L’ha sorpresa, e cosa è stato diverso rispetto alle Sue aspettative?

Papa Francesco

Sì, era la prima visita: mai ero stato qui. Mi ha sorpreso “the warmth”, il calore della gente, tanto amabile: una cosa bella e anche differente. A Washington, un’accoglienza calorosa ma un po’ più formale, a New York un po’ esuberante, e a Philadelphia molto espressiva. Tre modalità diverse ma della stessa accoglienza. Io sono molto colpito dalla bontà, dall’accoglienza; e nelle cerimonie religiose anche dalla pietà, dalla religiosità. Si vedeva la gente pregare, e questo mi ha colpito, e molto, molto. E’ bello.

Elizabeth Dias

Ha trovato una sfida da parte degli Stati Uniti che non si aspettava? Qualche provocazione?

Papa Francesco

No, grazie a Dio, no, no. Tutto bene. Nessuna provocazione. No challenge, no provocation. No, no. Tutti educati … Nessun insulto, nessuna cosa brutta. No… Ma dobbiamo continuare a lavorare con questo popolo credente come hanno lavorato fino adesso, accompagnando il popolo nella crescita, nelle sue cose belle e nelle sue difficoltà; accompagnando il popolo nella gioia e nei momenti brutti di difficoltà, quando non c’è lavoro, quando c’è la malattia… La sfida della Chiesa oggi è essere come è stata sempre: vicina alla gente, vicina al popolo degli Stati Uniti, con vicinanza. Non una Chiesa staccata dal popolo, no. Vicina, vicina. E questa è una sfida che la Chiesa degli Stati Uniti ha capito bene! L’ha capita, e voglio farla.

David O’Reilly, Philadelphia Inquirer

Santo Padre, Philadelphia – come Lei sa – ha passato un brutto periodo con gli abusi sessuali: è ancora una ferita aperta, a Philadelphia. So che molte persone a Philadelphia sono rimaste sorprese perché nel suo indirizzo ai vescovi, a Washington, ha offerto loro consolazione e conforto. Credo che molti, a Philadelphia, Le vorrebbero chiedere: “Perché ha sentito la necessità di offrire consolazione e conforto ai vescovi?”.

Papa Francesco

A Washington ho parlato a tutti i vescovi degli Stati Uniti: c’erano tutti, da tutto il Paese. Ho sentito il bisogno di esprimere la compassione perché è accaduta una cosa bruttissima, e tanti di loro hanno sofferto perché non sapevano questo, o quando è scoppiata la cosa hanno sofferto tanto: uomini di Chiesa, di preghiera, veri pastori… E io ho detto che io sapevo che loro – e ho usato una parola della Bibbia, dell’Apocalisse – “voi state venendo dalla grande tribolazione”: e quello che è successo è stata una grande tribolazione. Ma non solo la sofferenza affettiva. E’ quello che ho detto oggi al gruppo delle persone che hanno subito gli abusi. E’ stata una… non dirò “apostasia”, ma quasi un sacrilegio. Gli abusi, noi sappiamo, sono dappertutto: sono nell’ambito familiare, nell’ambito del vicinato, nelle scuole, nelle palestre, ovunque. Ma quando un sacerdote commette un abuso, è gravissimo, perché la vocazione del sacerdote è far crescere quel bambino o quella ragazza verso l’alto, verso l’amore di Dio, verso la maturità affettiva, verso il bene. E invece di fare questo, l’ha schiacciata, lo ha schiacciato, il male. E per questo è quasi un sacrilegio. E lui ha tradito la vocazione, la chiamata del Signore. Per questo la Chiesa, in questo momento, è forte, in questo. E non si deve coprire, e sono colpevoli anche quelli che hanno coperto queste cose. Anche alcuni vescovi che hanno coperto questo. E’ una cosa bruttissima. E le parole di conforto, non è come dire: “Stai tranquillo, non è niente!”. No, no. Sono state così: “E’ stato tanto brutto e io immagino che voi abbiate pianto tanto”. In quel senso sono state le parole. E oggi ho parlato duramente.

Maria Antonieta Collins, Univision

Santo Padre, Lei ha parlato molto del perdono, che Dio ci perdona e che quelli che spesso chiedono perdono siamo noi. Io Le vorrei domandare, avendoLa vista oggi nel Seminario: ci sono molti sacerdoti che hanno commesso abusi sessuali sui minori e non hanno chiesto perdono alle loro vittime. Lei li perdona? E Lei capisce, dall’altra parte, le vittime e le famiglie che non riescono a perdonare o che non vogliono?

Papa Francesco

Se una persona ha agito male, è cosciente di quello che ha fatto e non chiede perdono, io chiedo a Dio che ne tenga conto. Io lo perdono, però lui non riceve il perdono, è chiuso al perdono. Una cosa è dare il perdono – tutti siamo obbligati a perdonare, perché tutti siamo stati perdonati – ma altra cosa è ricevere il perdono. E se quel sacerdote è chiuso al perdono, non lo riceve perché ha chiuso la porta a chiave da dentro, e quello che resta è pregare, perché il Signore apra quella porta. Bisogna essere disposti a dare il perdono, ma non tutti lo possono ricevere, lo sanno ricevere o sono disposti a riceverlo. E’ duro quello che sto dicendo. E così si spiega perché ci sia gente che finisce la sua vita in maniera dura, male, senza ricevere la carezza di Dio. La seconda domanda era?

Maria Antonieta Collins

Se Lei capisce le vittime e le famiglie che non sono riuscite a perdonare o che non vogliono perdonare?

Papa Francesco

Si, li comprendo… Li comprendo, prego per loro e non li giudico. Non li giudico, prego per loro. Una volta, in una di queste riunioni, ho incontrato diverse persone, e una donna mi ha detto: “Quando mia madre è venuta a sapere che avevano abusato di me, ha bestemmiato contro Dio, ha perso la fede ed è morta atea”. Io comprendo quella donna. La comprendo. E Dio che è più buono di me la comprende. Sono sicuro che Dio ha accolto quella donna. Perché quello che è stato toccato, quello che è stato distrutto era la sua propria carne, la carne di sua figlia. Io lo comprendo. Non giudico qualcuno che non può perdonare. Prego e chiedo a Dio - perché Dio è un campione nel cercare una via verso la soluzione – chiedo che lo metta a posto.

Andrés Beltramo Álvarez, Notimex

Padre, grazie innanzitutto per questo momento. Tutti L’abbiamo sentita parlare tanto del processo di pace in Colombia, tra le Farc e il governo. Adesso c’è un accordo storico. Lei si sente un po’ parte di questo accordo? E Lei aveva detto che pensava di andare in Colombia quando ci fosse stato l’accordo: adesso ci sono molti colombiani che La stanno aspettando… E un’altra, piccolina: Lei che cosa prova dopo aver vissuto un viaggio così intenso, e l’aereo se ne va? Grazie, Padre.

Papa Francesco

La prima: quando ho avuto la notizia che a marzo sarebbe stato firmato l’accordo, ho detto al Signore: “Signore, fa’ che arriviamo a marzo, che si arrivi con questa bella intenzione”, perché mancano piccole cose, ma la volontà c’è. Da ambedue le parti. C’è. Anche del piccolo gruppo, c’è, tutti e tre sono d’accordo. Dobbiamo arrivare a marzo, all’accordo definitivo. Che era il punto della giustizia internazionale, Lei lo conosce. Sono rimasto contentissimo. E mi sono sentito parte nel senso che ho sempre voluto questo, e ho parlato due volte con il presidente Santos del problema, e la Santa Sede – non solo io – la Santa Sede è tanto aperta ad aiutare per quanto possibile.

L’altra cosa. Questo è un po’ personale, ma devo essere sincero. Quando l’aereo parte dopo una visita, mi vengono in mente gli sguardi di tanta gente, e mi viene voglia di pregare per loro e dire al Signore: “Io sono venuto qua per fare qualcosa, per fare del bene; forse ho fatto del male, perdonami. Ma custodisci tutta quella gente che mi ha guardato, che ha pensato le cose che io ho detto, che ha sentito, anche quelli che mi hanno criticato, tutti…”. Sento questo. Non so. Mi viene. Ma è un po’ – mi scusi – è un po’ personale: questo non si può dire sui giornali…

Thomas Jansen, CIC

Santo Padre, io volevo chiedere una cosa sulla crisi migratoria in Europa: molti Paesi stanno costruendo nuove barriere di filo spinato. Che cosa dice di questo sviluppo?

Papa Francesco

Lei ha usato una parola: “crisi”. Si entra in uno stato di crisi dopo un processo lungo. Questo è un processo scoppiato da anni, perché le guerre dalle quali quella gente se ne va, fugge, sono guerre di anni. La fame: la fame è fame da anni… Quando io penso all’Africa – questo è un po’ semplicistico, ma lo dico come esempio – mi viene da pensare: l’Africa, il continente sfruttato. Gli schiavi andavano a prenderli là, e poi le grandi risorse… Il continente sfruttato. E adesso, le guerre tribali e non, hanno dietro interessi economici… E io penso che invece di sfruttare un continente o un Paese o una terra, fare investimenti perché quella gente abbia lavoro eviterebbe questa crisi. E’ vero: è una crisi di rifugiati - come ho detto al Congresso - mai vista dopo l’ultima guerra mondiale, è la più grande. Lei mi domanda sulle barriere. Lei sa come finiscono i muri. Tutti. Tutti i muri crollano, oggi, domani o dopo 100 anni. Ma crolleranno. Non è una soluzione. Il muro non è una soluzione. In questo momento l’Europa è in difficoltà, è vero. Dobbiamo essere intelligenti, capire perché viene tutta quella ondata migratoria, e non è facile trovare soluzioni. Ma con il dialogo tra i Paesi, devono trovarla. I muri, non sono mai soluzioni; invece i ponti sì, sempre, sempre. Non so. Quello che penso sui muri, sulle barriere: che durano poco tempo, o molto tempo, ma non sono una soluzione. Il problema rimane, rimane anche con più odio. Ecco quello che penso.

Jean-Marie Guénois, Le Figaro

Santo Padre, Lei non può ovviamente anticipare i dibattiti dei Padri Sinodali, lo sappiamo perfettamente. Ma vogliamo sapere, appunto, prima del Sinodo se nel Suo cuore di pastore vuole veramente una soluzione per i divorziati risposati. Vogliamo anche sapere se il Suo Motu Proprio sulla facilitazione della nullità ha chiuso – secondo Lei – questo dibattito. E infine, cosa risponde a quelli che temono, con questa riforma, la creazione di fatto di un cosiddetto “divorzio cattolico”. Grazie.

Papa Francesco

Incomincio con l’ultima. Nella riforma dei processi, della modalità, ho chiuso la porta alla via amministrativa che era la via attraverso la quale poteva entrare il divorzio. E si può dire che quelli che pensano al “divorzio cattolico” sbagliano perché questo ultimo documento ha chiuso la porta al divorzio che poteva entrare – sarebbe stato più facile – per la via amministrativa. Sempre ci sarà la via giudiziale. Poi, continuiamo con la terza domanda: il documento. Non ricordo se era la terza, ma Lei mi corregga…

Jean-Marie Guénois

Sì: la domanda era sulla nozione di “divorzio cattolico” e se il Motu Proprio ha chiuso il dibattito a venire nel Sinodo su questo tema.

Papa Francesco

Questo è stato chiesto dalla maggioranza dei Padri sinodali al Sinodo dell’anno scorso: snellire i processi, perché c’erano processi che duravano 10-15 anni. Una sentenza, e un’altra sentenza; e dopo, se c’è appello, l’appello, e poi c’è l’altro appello… E non finisce mai. La doppia sentenza, quando era valida [la prima] e non c’era appello, è stata introdotta da Papa Lambertini, Benedetto XIV, perché in Centroeuropa – non dico il Paese – c’erano alcuni abusi, e per fermarli lui ha introdotto questo. Ma non è una cosa essenziale al processo. I processi cambiano; la giurisprudenza cambia in meglio, si migliora sempre. In quel momento era urgente fare quello. Poi, Pio X ha voluto snellire e ha fatto qualcosa, ma non ha avuto tempo o possibilità di farlo. I Padri sinodali hanno chiesto questo: lo snellimento dei processi di nullità matrimoniale. E mi fermo su questo. Questo documento, questo Motu Proprio facilita i processi nei tempi, ma non è un divorzio, perché il matrimonio è indissolubile quando è sacramento, e questo la Chiesa no, non lo può cambiare. E’ dottrina. E’ un sacramento indissolubile. Il procedimento legale è per provare che quello che sembrava sacramento non era stato un sacramento: per mancanza di libertà, per esempio, o per mancanza di maturità o per malattia mentale… Tanti sono i motivi che portano, dopo uno studio, un’indagine, a dire: “No, lì non c’è stato sacramento. Per esempio, perché quella persona non era libera”. Un esempio, adesso non è tanto comune, ma in certi settori della società è comune – almeno a Buenos Aires lo era –: i matrimoni quando la fidanzata rimaneva incinta. “Dovete sposarvi”. Io, a Buenos Aires, ai sacerdoti consigliavo – ma con forza –, quasi proibivo di fare il matrimonio in queste condizioni. Noi li chiamiamo “matrimoni di fretta”, per salvare tutte le apparenze. E il bambino nasce, e alcuni matrimoni vanno bene, ma non c’è la libertà! E poi vanno male, si separano… “Io sono stato costretto a fare il matrimonio perché dovevo coprire questa situazione”. Questa è una causa di nullità. Sono tante le cause di nullità; voi potete cercarle nell’internet, lì ci sono tutte. Poi c’è il problema delle seconde nozze, dei divorziati che fanno una nuova unione. Voi leggete quello che avete nell’Instrumentum laboris, quello che si pone alla discussione. A me sembra un po’ semplicistico dire che il Sinodo… che la soluzione per questa gente è che possano fare la comunione. Questa non è l’unica soluzione. No. Quello che l’Instrumentum laboris propone è molto di più. Il problema delle nuove unioni dei divorziati non è l’unico problema. Nell’Instrumentum Laboris ce ne sono tanti. Per esempio: i giovani non si sposano, non vogliono sposarsi. E’ un problema pastorale per la Chiesa. Un altro problema: la maturità affettiva per il matrimonio. Un altro problema: la fede. Io ci credo che questo è “per sempre”? “Sì, sì, ci credo...”. Ma ci credo veramente? La preparazione al matrimonio… Io ci penso tante volte: per diventare prete c’è una preparazione di otto anni; e poi, siccome non è definitivo, la Chiesa può toglierti lo stato clericale. Per sposarti, che è per tutta la vita, si fanno quattro corsi, quattro volte… C’è qualcosa che non va. Il Sinodo deve pensare bene come fare la preparazione al matrimonio, è una delle cose più difficili. E ci sono tanti problemi… Ma, tutti sono elencati nell’Instrumentum laboris. Mi piace che Lei mi abbia fatto la domanda sul “divorzio cattolico”: no, quello non esiste. O non è stato matrimonio – e questa è nullità, non è esistito –, o se è esistito è indissolubile. Questo è chiaro. Grazie.

Terry Moran, Abc News

Santo Padre, grazie, grazie tante, e grazie anche allo staff del Vaticano. Santo Padre, Lei ha reso visita alle Piccole Sorelle dei poveri, e ci è stato detto che Lei ha voluto manifestare il Suo sostegno alle suore anche in sede giudiziaria. Santo Padre, Lei sostiene anche quegli individui – compresi i funzionari governativi – che dicono di non potere, secondo la loro buona coscienza, secondo la loro coscienza personale, attenersi a determinate leggi o assolvere ai loro compiti di funzionari governativi, per esempio nel rilasciare licenze matrimoniali a coppie dello stesso sesso? Lei sosterrebbe queste rivendicazioni di libertà religiosa?

Papa Francesco

Io non posso avere in mente tutti i casi che possono esistere di obiezione di coscienza. Ma sì, posso dire che l’obiezione di coscienza è un diritto ed entra in ogni diritto umano. E’ un diritto, e se una persona non permette di esercitare l’obiezione di coscienza, nega un diritto. In ogni struttura giudiziaria deve entrare l’obiezione di coscienza, perché è un diritto, un diritto umano. Altrimenti, finiamo nella selezione dei diritti: questo è un diritto di qualità, questo è un diritto di non qualità… E’ un diritto umano. A me sempre – questo va contro di me! – sempre ha commosso quando, da ragazzo ho letto – parecchie volte – la “Chanson de Roland”: quando c’erano tutti i maomettani in fila, e davanti c’era il fonte battesimale o la spada, e dovevano scegliere. Non era permessa loro l’obiezione di coscienza. No, è un diritto. E noi, se dobbiamo fare pace, dobbiamo rispettare tutti i diritti.

Terry Moran

Questo comprende anche i funzionari governativi?

Papa Francesco

E’ un diritto umano. Se il funzionario di governo è una persona umana, ha quel diritto. E’ un diritto umano.

Stefano Maria Paci, Sky News

Santità, Lei all’Onu ha usato parole molto forti per denunciare il silenzio del mondo sulla persecuzione contro i cristiani che vengono privati delle loro case, vengono scacciati, vengono privati dei beni, vengono resi schiavi e brutalmente uccisi. Adesso il presidente Hollande ha annunciato l’inizio dei bombardamenti da parte della Francia sulle basi dell’Isis in Siria: cosa pensa di questa azione militare? E poi, anche una curiosità: il sindaco Marino, sindaco di Roma, città del Giubileo, ha dichiarato che è venuto all’Incontro Mondiale delle Famiglie, alla Messa, perché è stato invitato da Lei. Ci dice com’è andata?
[Il Campidoglio ha precisato che il Sindaco Marino non ha mai affermato di essere stato invitato dal Santo Padre.]

Papa Francesco

Incomincio dalla seconda: io non ho invitato il sindaco Marino. Chiaro? Io non l’ho fatto. Ho chiesto agli organizzatori, e neppure loro l’hanno invitato. Lui è venuto, lui si professa cattolico, è venuto spontaneamente. E’ stato così. Prima cosa. L’altra, sul bombardamento. Veramente, io ho avuto la notizia l’altro ieri e non ho letto. Non conosco bene la situazione come andrà. Ho sentito dire che la Russia era in una posizione, gli Stati Uniti ancora non erano chiari… Non so cosa dirti, davvero, perché non ho capito bene la cosa. Ma quando sento la parola “bombardamento”, morte, sangue… ripeto quello che ho detto al Congresso e alle Nazioni Unite: evitare queste cose. Ma la situazione politica non la giudico perché non la conosco. Grazie.

Miriam Schmidt, DPA Deutsche Presseagentur

Santo Padre, volevo fare una domanda sulle relazioni della Santa Sede con la Cina e sulla situazione in questo Paese, che è abbastanza difficile anche per la Chiesa cattolica. Che cosa pensa di questa cosa?

Papa Francesco

La Cina è una grande nazione, che apporta al mondo una grande cultura e tante cose buone. Io ho detto una volta sull’aereo, tornando dalla Corea, che mi piacerebbe tanto andare in Cina. Io amo il popolo cinese; gli voglio bene. Mi auguro che ci siano le possibilità di avere buoni rapporti, buoni rapporti. Abbiamo contatti, ne parliamo… Andare avanti. Per me avere un Paese amico come la Cina, che ha tanta cultura e tanta possibilità di fare bene, sarebbe una gioia.

Sagrario Ruiz de Apodaca, RNE Radio Nacional de Espana

Grazie. Buonasera, Santo Padre. Per la prima volta ha visitato gli Stati Uniti, non c’era mai stato prima; ha parlato al Congresso, ha parlato alle Nazioni Unite, ha ricevuto autentici bagni di folla… Si sente più forte? E vorrei chiederle anche, perché l’abbiamo ascoltata dire di evidenziare il ruolo delle religiose e delle donne nella Chiesa statunitense: vedremo mai donne sacerdote nella Chiesa cattolica, come chiedono alcuni gruppi negli Stati Uniti e come avviene in altre chiese cristiane? Grazie.

Papa Francesco

Le suore degli Stati Uniti hanno fatto meraviglie nel campo dell’educazione, nel campo della salute. Il popolo degli Stati Uniti ama le suore: non so quanto ami i preti, ma le suore le ama, le ama tanto. E sono brave, sono donne brave, brave. Ognuna segue la sua Congregazione, le sue regole, ci sono differenze, ma sono brave e per questo ho sentito l’obbligo di ringraziare per quello che loro hanno fatto. Una persona importante del governo degli Stati Uniti mi ha detto, in questi giorni: “Io quello che ho di cultura, lo devo primariamente alle suore. Le suore hanno scuole in tutti quartieri – ricchi, poveri - lavorano con i poveri e negli ospedali… Questa era la prima. La terza la ricordo… La seconda?

Sagrario Ruiz de Apodaca

Se si sente forte dopo essere stato negli Stati Uniti, con questa agenda e aver ottenuto questo successo...

Papa Francesco

Non so se ho avuto successo o no. Ma io ho paura di me stesso, perché se ho paura di me stesso, io mi sento sempre, non so, debole, nel senso di non avere il potere; il potere è anche una cosa passeggera: oggi c’è, domani non c’è… E’ importante se tu col potere puoi far del bene. E Gesù ha definito il potere: il vero potere è servire, fare i servizi, fare i servizi più umili. E io devo ancora andare avanti in questo cammino del servizio, perché sento che non faccio tutto quello che devo fare. Questo è il senso che io ho del potere.

Terzo: le donne sacerdote: questo non può farlo. Il Papa san Giovanni Paolo II, in tempi di discussione, dopo lunga, lunga riflessione, lo ha detto chiaramente. Non perché le donne non hanno la capacità, ma guarda: nella Chiesa sono più importanti le donne che gli uomini, perché la chiesa è donna; è la Chiesa, non il Chiesa; la Chiesa è la sposa di Cristo, e la Madonna è più importante dei Papi, dei vescovi e dei preti. E’ una cosa che devo riconoscere: noi siamo un po’ in ritardo nella elaborazione di una teologia della donna. Dobbiamo andare più avanti in quella teologia. Questo sì, è vero! Grazie.

Mathilde Imberty, Radio France

Santo Padre, negli Stati Uniti, Lei è diventato una star. E’ bene per la Chiesa che il Papa sia una star?

Papa Francesco

Tu sai quale era il titolo che usavano i Papi e che si deve usare? “Servo dei servi di Dio”. E’ un po’ differente dalla star! Le stelle sono belle da guardare, a me piace guardarle quando il cielo è sereno d’estate... Ma il Papa deve essere - deve essere! - il servo dei servi di Dio. Sì, nei media si usa questo, ma c’è un’altra verità: quante star abbiamo visto noi che poi si spengono e cadono… E’ una cosa passeggera. Invece essere servo dei servi di Dio, questo è bello! Non passa. Non so… Così la penso.

Padre Lombardi

Bene, abbiamo terminato la lista di quelli che si erano iscritti… Quindi grazie infinite della Sua disponibilità, Santo Padre. Abbiamo fatto almeno 50 minuti di conversazione e quindi è stata molto consistente. Complimenti per la Sua resistenza nel viaggio e anche in questa conversazione con noi. E noi continuiamo a seguirLa: non è finita con questo viaggio. E’ finito questo viaggio, ma abbiamo il Sinodo, abbiamo tante altre cose… E vogliamo continuare a seguirLa con molto affetto, stima, apprezzamento, sperando di aiutarLa nel suo servizio dei servi di Dio.

Papa Francesco

Grazie tante del vostro lavoro, della vostra pazienza, della vostra benevolenza. Grazie. Sono a disposizione. Prego per voi, davvero. Grazie per l’aiuto. Buon volo!

Conferenza stampa sul volo di ritorno da Philadelphia
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