Vescovi toscani
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Appello per porre mano ai problemi veri della città

Mons. Agostinelli alla politica italiana: «Fate presto, la casa brucia»

Al Papa dovrò presentare «la situazione preoccupante in cui versa la società pratese»: «il timore e l’angoscia di tante famiglie che temono per il posto di lavoro e di non farcela più; dovrò narrare di questa ex città-fabbrica, che ora offre lo spettacolo avvilente di tanti capannoni chiusi, di quei tanti occhi spenti che si vedono passando per le nostre strade». Lo scrive il vescovo di Prato mons. Franco Agostinelli in un intervento su Toscana Oggi - La Voce di Prato (n. 14 del 14 aprile 2013), anticipando ai lettori del settimanale diocesano i temi del suo incontro con Papa Francesco. Ecco il testo integrale

Mons. Franco Agostinelli intervistato da Riccardo Bigi

http://youtu.be/2gbk4IiJ9Fs

Questa è una settimana particolare per i Vescovi e le chiede toscane: è la settimana della Visita ad Limina.

I Vescovi, ogni cinque anni, devono fare visita alla Sede Apostolica nella persona del Santo Padre ed esporre a lui la situazione della Diocesi. È pertanto un’occasione molto importante, sia per incontrare, anche personalmente, Papa Francesco, sia per fare presente i problemi, le attese e i bisogni delle singole Chiese locali. La visita infatti prevede, oltre all’incontro con il Santo Padre, anche l’incontro con le varie Congregazioni preposte ai vari settori della pastorale, per presentare il relativo stato della questione.

Come vescovo di Prato dovrò esporre la realtà della nostra Chiesa, nel suo ordinamento organizzativo dal punto di vista ecclesiale, la situazione del clero, dei religiosi e delle religiose, la consistenza del Seminario, la realtà dell’associazionismo cattolico e del mondo laicale in genere, insieme a uno sguardo analitico relativo ai vari settori della pastorale. Una parte consistente della presentazione riguarda la realtà sociale e del lavoro che interessa il nostro territorio. Una valutazione non secondaria alla nostra indagine, perché il lavoro è parte integrante lo sviluppo della persona; il lavoro esprime la creatività di ogni persona; nel lavoro la persona si realizza come tale, recupera la sua dignità, oltre a trovare i mezzi per il proprio e altrui sostentamento.

E purtroppo dovrò presentare al Papa la situazione preoccupante in cui versa la società pratese da questo punto di vista; il timore e l’angoscia di tante famiglie che temono per il posto di lavoro e di non farcela più; dovrò narrare di questa ex città-fabbrica, che ora offre lo spettacolo avvilente di tanti capannoni chiusi, di quei tanti occhi spenti che si vedono passando per le nostre strade; dovrò rappresentare le preoccupazioni di operai, negozianti, imprenditori, che guardano con apprensione al futuro sempre più incerto. È vero che questa è la realtà che non interessa solo Prato, ma tutto il nostro Paese, l’Europa stessa. Ma come possiamo restare indifferenti di fronte a tante persone che non ce la fanno più e decidono di farla finita nel modo più tragico, come ci dice la cronaca di tutti i giorni? Cosa pensare di chi, dopo una vita dignitosa e un onesto lavoro, si vede costretto a ricorrere alla mensa dei poveri?

Non è possibile pensare che con pensioni minime si possa provvedere alle esigenze, umili e senza pretese, della vita quotidiana. Lo stesso stipendio medio di un operaio non basata più per assicurare una vita dignitosa e un futuro ai propri figli.

Le cause di questo disastro vengono da lontano, è vero, e le responsabilità sono molto variegate, ma non possiamo non fare appello agli addetti alla politica perché facciano presto, perché non si limitino a difendere interessi di parte quando la casa brucia. La gente della strada non li capisce più e non può permettersi il lusso di aspettare ancora, di assistere passivi alle indecorose gazzarre verbose, ai giuochi di un risiko politico che non diverte più nessuno. È urgente mettere insieme le nostre residue risorse, restare uniti; la storia ci insegna che siamo riusciti a venir fuori da situazioni difficili, solo restando insieme. E non mi si dica che questo è qualunquismo, perché basta ormai poco a scatenare la rabbia dei poveri. Fin’ora si assiste ad una sorta di fatalismo, quasi di rassegnazione, ma non dimentichiamo che dove finisce la rassegnazione nasce la rabbia. Le persone delle istituzioni abbiano uno scatto di dignità e non dimentichino che sono state elette per servire il popolo, non per servirsi del popolo.

Voglio sperare che il genio italiano, la forza della nostra gente, il coraggio di tante persone umili, l’intelligenza di persone preposte alla cosa pubblica, abbiano la capacità di riaprire il cielo e di far risplendere il sole della speranza: io credo che dandoci la mano, facendo ognuno la parte che gli compete, insieme possiamo riprendere il comune cammino.

Franco Agostinelli
vescovo di Prato

http://youtu.be/H2DHMq78C4o

Mons. Agostinelli alla politica italiana: «Fate presto, la casa brucia»
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