Dossier

Sibiu, il movimento ecumenico alla prova dei passi concreti

di Riccardo BuriganaDirettore Cedomei – Livorno – delegato Toscano a Sibiu

L’ecumenismo non rappresenta solamente un umano sentimento di comune appartenenza. L’ecumenismo intende rendere realtà la nostra fede comune nell’unico Dio, nell’unico Signore Gesù Cristo, nell’unico battesimo e nell’unica Chiesa, che professiamo nel Credo comune»: con queste parole il cardinal Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani, si è rivolto ai delegati della III Assemblea Ecumenica Europea per indicare l’orizzonte nel quale collocare non semplicemente il dibattito di Sibiu, ma la stagione presente, nella quale il movimento ecumenico si misura non tanto con i numerosi passi compiuti sulla strada dell’unità, quanto piuttosto su quelli ancora da compiere per giungere alla piena comprensione del dono dell’unità della Chiesa in Cristo.

Nel tracciare questa prospettiva il cardinale Kasper è stato accompagnato dal metropolita Kirill di Smolensk e Kalinigrad, presidente del Dipartimento delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, e dal vescovo Wolfgang Huber, presidente del Consiglio della Chiesa Evangelica in Germania. Sono state così messe a fuoco le questioni ancora aperte nel dialogo ecumenico, che sta per festeggiare, nel 2010, i suoi primi tumultuosi cento anni, carichi di speranze e inaspettate novità.

Le riflessioni di tre esponenti di primo piano del movimento ecumenico hanno così introdotto la III Assemblea Ecumenica Europea i cui lavori erano stati organizzati secondo una triplice scansione: l’approfondimento di un tema al mattino (La Chiesa, l’Europa e il mondo) sempre illuminato da «La luce di Cristo», come veniva ricordato nelle preghiere iniziali e nelle meditazioni bibliche a più voci, che hanno costituito uno degli elementi più stimolanti dell’Assemblea, dal momento che proprio da quello straordinario patrimonio comune a tutti i cristiani, che è la Sacra Scrittura, sorgevano mille luci che invitavano a superare le ombre delle divisioni per la luce del futuro di unità. Il pomeriggio era dedicato ai forum, che hanno affrontato, con modalità e risultati assai diversi tra di loro, nove temi: unità, spiritualità, testimonianza, testimonianza, Europa, religioni, migrazioni, creazione, giustizia e pace. Intorno a questi due momenti c’erano numerosi eventi culturali, cioè incontri di presentazione e di dibattito su temi specifici della teologia ecumenica, della storia del cristianesimo, del dialogo interreligioso e della vocazione alla pace dei cristiani d’Europa, solo per fare qualche esempio.

Si è trattato così di un programma ricco, per alcuni fin troppo affollato di parole, nel quale sono forse mancati momenti di confronto, anche esperienziale, di come si vive l’ecumenismo quotidiano nelle comunità locali e di come si percepiva il procedere dei lavori dell’Assemblea; da questo punto di vista gli spazi circoscritti della città di Sibiu, con la sua armonia multireligiosa, hanno favorito il proliferare di incontri spontanei tra i delegati, anche fuori dei luoghi canonici, che erano, talvolta, vittima di un’organizzazione che si doveva confrontare con un’assemblea di oltre 2.500 delegati dai mille colori delle tradizioni cristiane in Europa.

Parallelamente a questo pullulare di incontri, che hanno assunto ben presto una funzione didattica per i temi trattati e le forme di un confronto sempre evangelico, si è dipanata la redazione del Messaggio finale, che non doveva essere una sintesi dei lavori ma solo indicare i principali punti su cui proseguire il cammino, cercando per quanto possibile di recepire suggerimenti e proposte dall’Assemblea e dai Forum. Il Messaggio è cresciuto nell’ascolto; infatti da una prima stesura molto timorosa si è passati a un seconda più coraggiosa e articolata a una «finale» approvata dall’Assemblea, dopo la lettura della versione in inglese. «La luce di Cristo», il fondamento cristologico del dialogo, è rimasto il filo conduttore del Messaggio, ma la tematizzazione del suo rapporto con la Chiesa, con l’Europa e con il mondo ha esplicitato la dipendenza del Messaggio finale dalla Charta Oecumenica, che è stata indicata costantemente come un punto di riferimento anche se, come è stato notato, è ancora da conoscere e da vivere. Si è avuto così un processo di attualizzazione della Charta alla luce delle tante novità del cristianesimo in Europa e dell’Europa cristiana nel mondo negli anni che sono seguiti alla sua firma, a Strasburgo (2001).

In questo universo di dialoghi e di incontri, sempre arricchito dalla preghiera e dalla condivisione, la delegazione della Toscana, guidata da mons. Fausto Tardelli, vescovo di San Miniato, ha potuto riflettere, ancora una volta, sulla ricchezza della memoria storica delle Chiese della Toscana, che hanno accompagnato la dinamicità del movimento ecumenico di questi ultimi anni, declinandolo nelle esperienze quotidiane di accoglienza tanto diffuse in Toscana. Proprio alla luce dell’esperienza della Toscana, terra di dialogo, l’Assemblea di Sibiu è stato un evento ecumenico che ha posto domande per le questioni teologiche ancora aperte, come l’ospitalità eucaristica, o in via di redifinizione, come la validità dell’unico battesimo, ma ha offerto anche sollecitazioni a proseguire la strada, indicata anche nella riflessione scritta preparata per Sibiu dalla delegazione toscana (testo integrale), per un maggior coordinamento tra le comunità locali cristiane in Toscana, per la redazione di strumenti chiari per la pastorale ecumenica quotidiana e per l’impegno a una formazione permanente in campo ecumenico.

Nel dipanarsi dei lavori dell’Assemblea, fino alla conclusione, nella «piazza grande» di Sibiu, domenica mattina, si è quindi potuto verificare la sintonia tra le attese ecumeniche nelle Chiese della Toscana e l’intuizione iniziale del Comitato organizzatore dell’Assemblea, cioè l’idea che da Sibiu si dovesse ripartire con la gioia per quanto fatto e con la speranza per quanto da fare per l’unità della Chiesa da costruire rafforzando i tanti ponti, che già esistono, e aprendone altri in ogni parrocchia e in ogni famiglia per vivere la gioia del dialogo nell’amicizia con Cristo, luce del mondo.

Nove raccomandazioni per il cammino futuroUn impegno a proseguire il cammino verso l’unità visibile perché è una condizione imprescindibile per dare una testimonianza «credibile» all’Europa e al mondo. «Oggi non c’è alternativa al dialogo: non un compromesso, ma un dialogo della vita in cui possiamo dire la verità nell’amore». Lo hanno sottoscritto a Sibiu le Chiese cristiane d’Europa (cattolici, ortodossi e protestanti) nel messaggio finale (testo integrale) dove sono contenute anche 9 «raccomandazioni» come base di azione comune per il futuro. «La nostra testimonianza a favore della speranza e del l’unità per l’Europa e per il mondo – si legge – sarà credibile soltanto se proseguiamo il nostro cammino verso l’unità visibile». «A Sibiu abbiamo sentito di nuovo la dolorosa ferita della divisione fra le nostre Chiese». «Tuttavia, la nostra fiducia nel potere trasformante della luce di Cristo è più forte dell’oscurità, della rassegnazione, del fatalismo, della paura e dell’indifferenza». Nelle prime tre raccomandazioni, i delegati si rivolgono alle Chiese affinché rinnovino la missione di «proclamare Cristo come la Luce e il Salvatore del mondo», di «proseguire il dibattito sul riconoscimento reciproco del battesimo» e di sperimentare «attività che ci uniscono» come «la preghiera l’uno per l’altro e per l’unità, pellegrinaggi ecumenici, formazione teologica e studio in comune».

Nella quarta raccomandazione si chiede di «prestare attenzione all’appello dei giovani, degli anziani, delle minoranze etniche, dei portatori di handicap». Nel paragrafo, c’è un «appello agli Stati europei» affinché «compiano ogni sforzo per assicurare l’immigrazione regolare, l’integrazione dei migranti, dei rifugiati e di coloro che chiedono asilo». Le ultime raccomandazioni riguardano l’impegno dei cristiani per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato. «Rifiutiamo la guerra come strumento per la risoluzione dei conflitti, per i quali promuoviamo i mezzi non violenti, ed esprimiamo la nostra viva preoccupazione per il riarmo militare. La violenza e il terrorismo nel nome della religione sono una negazione della religione!». Le Chiese esortano poi tutti i cristiani europei a sostenere «con forza gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite come provvedimento pratico urgente per alleviare la povertà». Riguardo infine l’impegno ecologico, i delegati hanno chiesto a Ccee e Kek di avviare un «progetto consultivo» che affronti le «problematiche della responsabilità europea nei confronti della giustizia ecologica» e che «il periodo che va dal 1 settembre al 4 ottobre venga dedicato a pregare per la salvaguardia del creato».

E i giovani chiedono alle Chiese più coraggioNove parole chiave, tra cui «unità», «testimonianza», «creato», «pace», «giustizia», «migrazioni», racchiudono le raccomandazioni dei giovani delegati di tutta Europa espresse nella plenaria della III Assemblea ecumenica europea in corso a Sibiu. Il messaggio dei giovani, accolto da calorosi applausi, propone una serie di impegni concreti e posizioni coraggiose. «Unità», ad esempio, «non significa uniformità – ricordano – ma può esistere unità nella diversità». Alla voce «Testimonianza» i giovani chiedono alle Chiese di «smettere di competere tra di loro e cominciare a vivere veramente il Vangelo» perché «non dobbiamo testimoniare le dinamiche di potere delle nostre Chiese ma Cristo». La «Pace» richiede invece l’impegno contro «il commercio e la produzione di armi» e l’istituzione di una Agenzia europea per la pace. «Essendo parte della società – scrivono poi i giovani alla voce “Giustizia” – anche le Chiese sono parte del sistema di ingiustizia». Da qui l’impegno ad «alzare la voce contro le politiche migratorie oppressive e la supremazia dei Paesi industrializzati nell’interazione globale, promuovere pari opportunità di educazione». I giovani invitano anche a fare passi concreti anche nella salvaguardia della «Creazione» e alla voce «Religioni», si dicono pronti a considerare Sibiu come «un punto di partenza per un rinnovato dialogo interreligioso».

Diario di bordo

di Silvia Nannipieridelegata toscana a Sibiu

Piove a dirotto a Sibiu, nel cuore della Romania, mercoledì 5 settembre, giorno d’inizio della Terza Assemblea Ecumenica Europea, organizzata, come le altre due, dalla KEK (Conferenza delle Chiese Europee) e dalla CCEE (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa)

Quasi 2500 delegati sono stati inviati qui da tutte le Chiese cristiane d’Europa.

Ci siamo anche noi, 140 italiani: vescovi, preti, laici, cattolici, protestanti, ortodossi. Siamo tutti sullo stesso aereo, metafora moderna della barca. La nostra è l’unica delegazione che comprende anche un gruppo di migranti invitati grazie all’iniziativa dei protestanti italiani. Viaggio accanto a una ragazza croata e scopro che qualche anno fa in Sicilia lei, metodista, ha fatto da babysitter ai bimbi di Erika Tomassone oggi pastore della “nostra” chiesa valdese a Pisa.

Siamo arrivati e subito smistati in 7 alberghi e così mescolati ancora di più.

Piove e si rischiara a Sibiu, come se il tempo rispecchiasse l’altalena di buio e luce, difficoltà e gioie del dialogo sotto l’enorme tendone che ospita l’Assemblea. Si parte cauti, dicendo “siamo divisi, non produrremo neppure un documento finale”, si finisce con un messaggio di 4 pagine che riconferma tutti gli impegni sottoscritti dalle varie Chiese europee nella Charta Oecumenica, fortemente voluto dall’Assemblea che si è rifiutata di fare solo da cornice alle tantissime relazioni ufficiali. Il Messaggio ha avuto ben tre redazioni e sull’ultima si sta ancora discutendo a riprova che gli organizzatori hanno accettato la sfida della partecipazione e non c’era niente di preconfezionato.

“A radunarsi qui a Sibiu è l’unica Chiesa del Signore” ha detto tra l’altro, il Card. Tettamanzi nella sua bella meditazione del secondo giorno. E oggi, che ci siamo dispersi di nuovo, che cosa resta di quella visone? Che cosa resta a me dell’esperienza di grazia vissuta?

Volti, sogni, racconti.

L’entusiasmo del giovane domenicano che testimonia il Vangelo a Istambul e lavora coi giovani Armeni o coi profughi Irakeni.

La semplicità del prete cattolico serbo che, parte di una piccola minoranza, racconta di aver celebrato il funerale di un ebreo la cui famiglia, isolata, non sapeva da chi andare e si sono abbracciati pregando con i salmi.

Le lacrime di un anziano medico rumeno figlio di un prete greco-cattolico incarcerato dal regime: “se mio padre potesse vedere questo miracolo” mi diceva, allo scambio della pace, durante la celebrazione della Festa della Madonna, l’8 settembre, nel Palazzo dello sport affollatissimo.

O la maglietta-ricordo regalata dagli stewards, giovani di tutta Europa, al Metropolita Ortodosso di Sibiu, taglia extra-extra large…

Storie di suore, di preti, di pastori. Storie di cristiani. Lingue diverse, colori diversi, musiche diverse.

“La luce di Cristo illumina tutti”, e succede sempre, tutte le volte che, anche solo per un attimo, la togliamo da sotto il moggio delle nostre autosufficienze e dei nostri muri.

Ecumenismo, la Toscana per Sibiu

Messaggio conclusivo III Assemblea ecumenica europea (Sibiu 7-9 settembre 2007

METROPOLITA GENNADIOS DI SASSIMA (PATRIARCATO ECUMENICO): L’EUROPA HA BISOGNO DEI CRISTIANI

UNO SPETTACOLO IN PIAZZA GRANDE, RIDARE LUCE E SPERANZA AL MONDO DI OGGI

INCONTRO DELEGATI ITALIANI; MONS. PAGLIA: «DOBBIAMO CONTINUARE AD INCONTRARCI»

RICCARDI (SANT’EGIDIO): SERVE UNA VITA DI FEDE ED AMORE IN UNA EUROPA POVERA DI FUTURA

DALL’ITALIA 9 PROPOSTE PER RENDERE CONCRETA LA CHARTA OECUMENICA

TETTAMANZI: «QUI SI RIUNISCE L’UNICA CHIESA DEL SIGNORE»

KIRILL (PATRIARCATO DI MOSCA): LA SOLIDARIETA’ DEI CRISTIANI PUO’ RIDARE UN’ANIMA ALL’EUROPA

CARD. KASPER SU DOCUMENTO DOTTRINA DELLA FEDE: NON ERA NELLE NOSTRE INTENZIONI FERIRE NESSUNO

MESSAGGIO DI BENEDETTO XVI: LA PREGHIERA CAMMINO REGALE VERSO L’ECUMENISMO

BARTOLOMEO (COSTANTINOPOLI): DALL’UNITÀ DEI CRISTIANI VERRÀ UNA NUOVA EUROPA