Giorgio La Pira
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L’«Anno santo» del 1975, occasione di pace e di riconciliazione tra i popoli

Pubblichiamo una parte della lunga conversazione che il Professore tenne al «Villaggio Il Cimone» il 3 gennaio 1975. Ai giovani spiega come leggere in chiave teleologica il Giubileo voluto da Paolo VI, nel contesto della nuova era atomica e spaziale.

Parole chiave: Anno santo (1)
Giorgio La Pira al Villaggio Il Cimone di Pian degli Ontani (1974) con Pino Arpioni ed Enzo Pezzati

Il testo inedito che proponiamo è la trascrizione di una conversazione che Giorgio La Pira tenne al Villaggio «Il Cimone» di Pian degli Ontani il 3 gennaio 1975, davanti ad un gruppo di universitari dell’Opera per la Gioventù. Pino Arpioni, che conduceva quell’incontro, lo registrò come di consueto. Sono quasi 90 minuti, che ebbero come filo conduttore l’«Anno Santo del Rinnovamento e della Riconciliazione» che Paolo VI aveva indetto per il 1975. Il testo che pubblichiamo è quindi solo una parte della lunga conversazione, durante la quale il «Professore» parlò a lungo del significato dell’Età di Augusto, della contestazione giovanile e delle quattro «stelle polari» (Cristo, la Grazia, la Chiesa e la pace) che devono guidare il cristiano. Al termine iniziò a tirar fuori dalle due borse una serie di libri, spiegandone il significato.

Sono stato a Roma per il primo dell’anno. E non a caso. Per la verità cerco sempre di non far mai le cose a caso, di farle sempre con una logica teleologica. Per il primo dell’anno perché c’era la Messa del Papa per la pace, alle ore 9,30. Telefonai alla Segreteria di Stato: «Mi procuri un biglietto». E mi risposero: «Stia tranquillo, ci sarà uno lì... sarà accolto». E di fatti la mattina alle 9 e mezza ero lì... Perché? Avevo un disegno in testa: prima San Pietro, secondo Augusto (...), terzo, Ponte Sant’Angelo, per via dell’Anno Santo. (…)

L’età atomica. Mi son posta questa domanda: c’è questo Anno Santo: è vero o non è vero che dobbiamo situarlo in un contesto – come si dice – teleologico? Cioè, che senso ha? Dove va la storia oggi? Perché l’Anno Santo del 1975 non è lo stesso del 1950? Perché il contesto storico è cambiato completamente. Nel ’50 la seconda Guerra mondiale era finita, ma non si sapeva dove si andava. Nel ’75 ormai si vede il disegno futuro. L’età atomica – che è quella in cui noi ci troviamo – atomica, spaziale, demografica, ecologica… Questa età ormai è definita. Che cosa è specifico di questa età? Che cosa non può più in qualche senso avvenire? Qual è l’elemento che è stato sottratto ai fattori della storia? La guerra si può fare? Questo è il punto. Mentre fino al ’45 e anche fino al ’50, e anche fino a qualche anno fa, i conflitti – che sono inevitabili nella storia dell’uomo – avevano come strumento risolutivo fondamentale la guerra, ora non ce l’hanno più. In ogni caso diventa estremamente difficoltoso pensare a risolvere così i conflitti. (...) Questo è il punto fermo. Questo Anno Santo del 1975 è un anno caratteristico, che si differenzia da quello del ’50, perché allora una guerra era possibile, oggi la guerra è quasi impossibile. Se si fa, finisce ogni cosa. (…)

La riconciliazione dei popoli. L’Anno Santo 1975, che è in prospettiva sul Duemila, di che cosa fondamentalmente si preoccuperà? Quale sarà il suo obiettivo storico? In quale movimento si muove? Quando il Papa dice quella cosa della riconciliazione, il senso è questo qui. I popoli devono riconciliarsi, cioè, oltre la conversione interiore, deve avvenire tra i popoli un tessuto di rapporti. Come si dice? La pace deve diventare un’istituzione, istituzionalizzare la pace. Come? Con un accordo generale. Al negoziato globale, non c’è alternativa. Questo è quello che dicono i massimi responsabili: Brevnev, per il quale bisogna pregare perché guarisca, perché è importante che lui non se ne vada… Il Ciu-En-Lai, il Kissinger… Tutti i massimi responsabili della politica…

Allora alla domanda: in che senso va la storia? La risposta è, ieri come oggi: la direzione è sempre unica, va verso l’unità, verso il negoziato, verso la pace, verso la giustizia. Va cioè nella direzione che in maniera così caratteristica è espressa dall’età di Augusto. (…)

Roma e Pechino. E si capisce bene come San Paolo parli della pienezza dei tempi: «Quando venne la pienezza dei tempi». Quale pienezza? Questa qui, in cui c’è quest’omino, Augusto, il quale riesce a fare questa operazione che è miracolosa, non ha senso senza un intervento soprannaturale: unifica tutti i popoli attorno a Roma, perché ci vuole un punto d’unità, ma non per opprimerla. Pacifica tutta la terra. Le armi sono sospese. Chiuse il tempio di Giano, fa il censimento… E in questo contesto, «toto orbe terrarum in pace composito» nasce Cristo, che è il centro della storia. Toto orbe, c’ho pensato… E l’altra parte del mondo? che non era molta, però era interessante. Ci vuole un punto unitivo di tutto il mondo… E l’Asia? Come la mettiamo?. In Asia esisteva un impero… Bisogna che ci rifletta di più in verità.. ma è certo questo: che era un impero, nel senso romano del termine, tanti stati federati, attorno a un centro – supponiamo Pechino, esattamente non ho studiato…–  ma era un impero, parallelo all’impero romano. Non si conoscevano, però non è improbabile, anzi è certo: essi [i romani, ndr] arrivarono fino ai confini della Cina e conquistarono la Persia… Ad ogni modo si può dire che al tempo di Augusto, quando c’era pace e unità nel mondo, anche in Cina, che è l’altro impero, esiste l’unità e la pace.  (…)

Allora si capisce come Paolo VI, nel fare l’Anno santo – non è un anno puramente cultuale – e nel chiamare gli uomini alla vita interiore, li chiama al tempo stesso a che cosa? A questa età dell’oro, di cui Virgilio diede il disegno in questa IV Egloga. Quindi si richiama a quella IV Egloga per indicarla e per indicare l’obiettivo. Se fosse possibile l’Anno santo dovrebbe avere come suo obiettivo, come sua capacità operativa, di giovare efficacemente a questa unificazione del mondo. Unirlo, pacificarlo e sradicare la guerra, fare il censimento, operare la giustizia. E fare così in cielo come in terra. (…)

La forza della preghiera. Questo Anno santo, supponiamo a un politico, il Ciu-En-Lai, per dire, il Breznev, interessa o non gli interessa? Se esso è un atto compiuto da questo organismo strano che è la sede apostolica e che è uno dei due componenti protagonisti della storia umana. Se un politico di livello, credente o no, si disinteressasse a questo atto della Chiesa, e che investe i popoli, non sarebbe un politico. È solo un ragazzo. (…) Supponiamo che sia vero, cioè che ci sia una forma di mobilitazione della preghiera, forte, universale... Ma la preghiera è una componente della storia, della storia politica, oltre che culturale e religiosa. Se la preghiera è quello che essa è, è una forza destinata a muovere gli avvenimenti umani, a far cadere le mura di Gerico, a muovere Israele quando è nella secca. Perché? Cos’è la preghiera? È un vento, il vento dello Spirito Santo. È un soffio. Come fai a levarlo? Se viene, ti blocca…

Ora quando la Chiesa si muove, in maniera così globale, universale, toccando tutti i popoli della terra in vista di un obiettivo politico che è la pace, come fa un politico a disinteressarsene? Si introduce qui la cosiddetta storiografia del profondo. Cioè, le componenti della storia non sono soltanto l’economia, non è soltanto la politica nel senso tecnico, anche gli altri fattori sociologici… C’è un altro fattore invisibile, ma determinante, che è l’orazione.  (…)

Le mura di Gerico. Quindi la inevitabilità del movimento fra i popoli di una pace. Cos’è la pace? In maniera istituzionale diventa l’Onu. Ora per questa pace è elemento fondamentale la collaborazione della Santa Sede, della Sede apostolica, la quale in realtà ha fatto molte cose, vedi Vietnam e così via. Perché è una componente, che non può essere eliminata. E quest’anno per effetto dell’Anno santo, questa componente diventa ricca di potenza, per così dire, per via della preghiera, che diventa la forza più determinante della storia in questo anno. Cosa ne sai cosa potrà avvenire? Quale sarà la forza motrice dello Spirito Santo? Che esiste, è una forza reale. Cosa può avvenire delle mura di Gerico? Possono cadere, come caddero le mura di Gerico a suo tempo. Quante forze ha che vengono messe in movimento. Quindi, se io sono un politico serio devo tener conto di questo Anno santo come di un elemento determinante per la storia prossima di questo anno. Tutti i fatti che potranno verificarsi quali sono? Bisogna fare ancora la pace, la distensione Est-Ovest, nel senso delle bombe, il passaggio al testo di Isaia che è quello che dà luce a questa cosa qui. Cosa dice Isaia, che era il più intelligente dei profeti, il più lucido in ogni caso, a cui Gesù sempre si riferisce? Il mutamento delle armi in aratri. Come si risolve il problema del Terzo mondo, della giustizia, senza la trasformazione delle armi in aratri, in piani economici? Quindi il testo di Isaia, la chiamata a Gerusalemme, i popoli che vanno a Gerusalemme, che si incontrano, che negoziano tra di loro e che fanno questi grandi piani economici per il passaggio alla giustizia, anche questo è un fatto determinante.

Quindi, al negoziato non c’è alternativa. La storia va perciò inevitabilmente in questa direzione. La Chiesa collabora in maniera determinante a questo grande processo. E l’Anno santo è un fatto politicamente di eccezionale rilievo. Non puoi più prescindere e quindi devi dargli una mano. Dare una mano all’Anno santo non è una cosa puramente pietistica, è un grande fatto politico. È aiutare la storia intera, quindi il piano di Dio, a realizzarsi, verso una città messianica. Lo dice anche Paolo VI quando parla del punto escatologico della storia, il porto escatologico della storia.(…)

Imbarcare i cinesi. Ora, allora, la conclusione qual è? Ma o ragazzi, voi mi pare che avete un compito, avete una responsabilità. Non è una piccola cosa. Uno può anche non credere. Ma se voi accettate di essere su questa barca che ha una vela, dove soffia un vento che è lo Spirito Santo, dove c’è un occhio particolare che è Maria… C’è poco da fare… (…) Siete presi. E meno male che il Signore prende lentamente, non la fa all’improvviso la cosa. Ma è un’avventura grandiosa, storica. (…)

Questa avventura strana che tocca tutti i popoli della terra, compresa la Cina. Perché la prossima grande avventura storica è la Cina, dovete agganciare un miliardo di uomini… un impero, come quello di Augusto… Augusto l’agganciammo a suo tempo. Ora dobbiamo agganciare i cinesi, che sono intelligenti e puliti. Bisogna agganciare cinesi, ebrei e musulmani. Inevitabilmente, perché la storia non ha un altro significato. E tutti quanti siamo chiamati a questo destino, a lavorare per questa imbarcazione. Preparare i biglietti per dare poi carta d’imbarco… «Lei si imbarca?».

Quindi, per concludere, a me pare che ognuno di noi deve fare un esame di coscienza seria e assumersi le proprie responsabilità, ognuno al suo posto…  Ormai non siete più liberi, siete schiavi dello Spirito Santo, che ormai vi batte 8 a 0. Liberi, ma per questa avventura. E signori, io per tutte queste cose che vi ho raccontato, non vi ho imbrogliato. Ho due borse di libri.. di qualunque libro voi avete bisogno…

Giorgio La Pira

(trascrizione dalla registrazione a cura di Claudio Turrini)

L’«Anno santo» del 1975, occasione di pace e di riconciliazione tra i popoli
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