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Maria Eletta Martini, in politica secondo il Concilio

Il Capo dello Stato renderà omaggio a Maria Eletta Martini a cinque anni dalla morte. «Il suo cammino è sempre stato caratterizzato non da una fuga dal mondo, ma da un profondo e costante impegno per la costruzione della città dell’uomo». È stata parlamentare dal 1963 al 1992.

Parole chiave: Cnv (37)
Maria Eletta Martini

Ancora oggi, a poco più di cinque anni dalla morte (29 dicembre 2011) amo definire Maria Eletta Martini una «cristiana laica del Concilio Vaticano II», che voleva e sapeva stare dentro il flusso della storia umana, ispirata ad un modello di vita incarnato da due perle veramente evangeliche: il disinteresse personale e lo spirito di servizio. E sono certo che, per le loro molte affinità, così la ricorderà a Lucca anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Lui, come noi, l’ha ammirata come una straordinaria testimone che ha saputo coniugare la Fede con la laicità nell’impegno culturale e politico – che Paolo VI, con grande lungimiranza, considerava la «più alta forma della carità» – da parlamentare al Senato ed alla Camera (di cui è stata vicepresidente), nel volontariato, nelle politiche sociali a sostegno della famiglia. L’esempio che ci ha lasciato è di aiuto a tutti noi.

Ho conosciuto Maria Eletta (ero appena adolescente) quando venne a Capezzano Pianore, mia parrocchia natia confinante con Viareggio, per commentare alcune «stazioni» della Via Crucis. Mi colpì molto il fatto che fosse una donna a parlare in pubblico di Gesù per le strade illuminate e gremite di folla, ma ancora di più rimasi impressionato per la tensione spirituale che caratterizzò i suoi interventi. Successivamente, prima di diventare sacerdote, ebbi la gioia di svolgere il mio servizio di Diacono nella sua parrocchia, San Marco, e di poterla seguire proprio quando iniziava il suo impegno come consigliere comunale di Lucca. Da segretario poco più che ventitreenne del vescovo Bartoletti – il dono più grande fattomi dal Signore! – la incontravo quando andavo a celebrare nei giorni feriali la Messa nella Cappella del «Regnum Cristi», sede delle Piccole Apostole di Cristo Re. Invitato a dettare ritiri mensili ed esercizi spirituali, ho potuto ammirare la singolarità del cammino di questa donna, donatasi al Signore mediante i consigli evangelici della povertà, castità e obbedienza.

Il suo cammino è sempre stato caratterizzato non da una fuga dal mondo, ma da un profondo e costante impegno per la costruzione della città dell’uomo. Maria Eletta ha bruciato la sua esistenza, la sua competenza culturale e politica per inserire nella sua infaticabile missione i germi evangelici dei «cieli nuovi e della terra nuova». Parlavo con lei quando veniva dall’arcivescovo Bartoletti; gli incontri erano frequenti e spesso insieme a loro c’era mons. Filippo Franceschi, delegato per l’apostolato dei laici e poi vescovo a Civitavecchia, Ferrara e Padova. Fu proprio in alcuni di quei colloqui che monsignor Bartoletti riuscì, non senza molteplici difficoltà, a prendere la decisione che nella nostra Diocesi non si costituissero più i Comitati civici in occasione delle competizioni elettorali. E proprio a Maria Eletta fu dato l’incarico di comunicare la decisione agli organi competenti della Dc lucchese.

Non posso fare a meno di riandare al 1967, quando venne a Lucca l’on. Aldo Moro e fu ricevuto in Comune dal Sindaco Giovanni Martinelli. La fede, la dedizione agli ultimi, l’impegno a portare il Vangelo nella quotidianità, pilastri basilari di questo straordinario amministratore, hanno certamente costituito una testimonianza assimilata fino nel midollo delle ossa da Maria Eletta. Tuttavia fu proprio dall’incontro con Moro che riuscì a completare i punti fondamentali della sua identità, come lei stessa ha scritto nell’ultimo libro «Anche in politica cristiani esigenti»: «Nella vita quotidiana di mio padre, nella elaborazione culturale e politica di Moro, negli insegnamenti del Vescovo Bartoletti e di Don Franceschi ho trovato i punti di riferimento più alti e costanti ad una domanda per me esistenziale, e che esigeva una risposta: «perché un cristiano fa politica?«».

E così in tutta la sua lunga esperienza parlamentare (1963-1992) ci siamo resi conto quanto fosse – unita come il tralcio alla vite che è Cristo – una persona completamente donata al servizio della città secolare, nelle più svariate realtà; sempre aperta alle molteplici istanze pluraliste, protesa in un dialogo tra i diversi ed anche i lontani, con lo sguardo verso il futuro. Ma pur coinvolta in una complessa e vasta realtà, che spesse volte le toglieva la possibilità di un minimo di riposo, Maria Eletta rimaneva fedele ai suoi impegni di discepola del Signore: la Messa quotidiana; la Liturgia delle Ore e la Meditazione erano l’alimento segreto del suo generoso donarsi ai fratelli nella ricerca dell’autentico bene comune. In questo orizzonte, fin che le forze l’hanno retta, si è collocata la sua inesausta disponibilità ad incontrare la gente nei vari luoghi dove poteva essere accolta, nelle parrocchie e nei campi estivi, negli incontri con i giovani, verso i quali ha sempre nutrito una singolare attenzione e che venivano chiamati «i ragazzi di Maria Eletta».

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