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Borgo San Lorenzo, consacrata la nuova chiesa di Sagginale

Ci sono voluti due anni e mezzo di lavori per veder conclusa la costruzione della nuova chiesa dedicata a S. Cresci e Sacra Famiglia a Sagginale, piccola frazione di Borgo San Lorenzo. E sabato 2 aprile alle 16.30 l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, ha presieduto alla solenne dedicazione.

Borgo San Lorenzo, consacrata la nuova chiesa di Sagginale

L’edificazione della nuova chiesa si era resa necessaria dopo che nel 2008 la chiesa costruita alla fine degli anni ’60 del Novecento ebbe un preoccupante cedimento strutturale, quello dei pannelli-parete di cemento. Un iter di otto anni durante i quali don Maurizio Tagliaferri, pievano di Borgo San Lorenzo, si è accollato l’onere di decidere se consolidare o abbattere la vecchia chiesa, che peraltro non era nemmeno accatastata. Fu deciso per l’abbattimento di questa struttura che dopo una serie d’indagini era risultata altamente pericolosa. «Per demolirla - ci racconta don Tagliaferri - abbiamo dovuto prima fare l’accatastamento; la burocrazia ed anche la progettazione ci hanno preso molto tempo». Nel novembre del 2013 i lavori per la nuova chiesa sono iniziati e terminati in breve tempo nel marzo 2015 e già dall’agosto i sacerdoti dell’unità pastorale hanno iniziato a svolgervi le funzioni liturgiche. Contemporaneamente i lavori di rifinitura dell’interno sono andati avanti: è stata collocata la scultura in marmo raffigurante la Sacra Famiglia, opera dell’artista Enrico Savelli che ha realizzato anche la moderna Via Crucis.
L’edificio, progettato dall’architetto Giuseppe Ulivi, pur nelle ridotte dimensioni degli spazi presenta segni molto forti e non banali. L’abside è costituita da una grande parete in onice che offre, nei giorni di luce, un effetto particolarmente suggestivo e di estrema serenità; il piccolo altare in pietra serena e l’ambone  sono di impatto ed anche la vetrata d’ingresso non è un semplice vetro, ma porta il disegno di un fregio della pietra più antica presente nella Pieve di Borgo, a significare un rapporto con la chiesa madre. «La sacrestia poi - precisa ancora don Tagliaferri - è stata realizzata alla maniera antica, in fondo e non in cima, con l’obbligo così della processione introitale». Da sottolineare l’attenzione verso il recupero e riutilizzo di alcuni arredi sacri come il crocifisso sopra l’altare e il bellissimo tabernacolo robbiano provenienti dalla vicina chiesa di S. Quirico a Uliveto che si trova in precario stato, o le campane che sono quelle del vecchio campanile fuse e acquistate nel 1998.
La struttura esterna della chiesa ha suscitato qualche critica estetica, ma don Tagliaferri tiene a precisare che questa presenta caratteristiche pensate non solo su criteri estetici, ma soprattutto su criteri teologici: la copertura in mattoncini rossi è interrotta da un’intera parete, la sinistra, di pietre a evidenziare un segno ecclesiale, le pietre scartate che sono divenute testata d’angolo, mentre il portone di legno di grandi dimensioni che si apre sulla strada vuole essere segno di accoglienza. Infine anche il mancato collegamento tra chiesa e canonica è stata una scelta consapevole, per evidenziare maggiormente il segno stesso della chiesa e per questioni legate alla staticità della chiesa. A questo proposito è da notare che la chiesa di Sagginale è stata realizzata con i più avanzati sistemi antisismici. «Una caratteristica - ha infine osservato don Tagliaferri - che in quella precedente assolutamente non c’era, visto che chi l’ha demolita ha detto che è venuta giù con un nulla».

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