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Certosa del Galluzzo: al posto dei Cistercensi la Comunità di San Leolino?

«Com’è noto, i padri Cistercensi lasciano la Certosa del Galluzzo. Si sta collaborando con la Soprintendenza alle Belle Arti e Paesaggio di Firenze, Prato e Pistoia, cui il complesso è affidato dal Demanio, che ne è proprietario, al fine di garantire la presenza di una comunità religiosa, che possa dare continuità alla grande tradizione della Certosa come centro di spiritualità. È in via di definizione l’accordo con la Comunità di San Leolino». È una delle notizie che il cardinale Giuseppe Betori ha presentato ai preti della diocesi durante l’assemblea di Lecceto, che come tradizione ha aperto l’anno pastorale della Chiesa fiorentina.

Certosa del Galluzzo: al posto dei Cistercensi la Comunità di San Leolino?

Un altro importante avvicendamento, ha annunciato ancora Betori, avviene in questi mesi a Ognissanti. Per esigenze proprie dei due ordini religiosi interessati, lasciano i Francescani dell’Immacolata – che restano tuttavia in diocesi in Mugello, al Convento di Bosco ai Frati – e tornano in questa chiesa, nel frattempo trasformata in rettoria, i Frati Minori, proprietari di una parte del complesso conventuale. Assicureranno la vita liturgica e animeranno attività di evangelizzazione insieme all’Ordine Francescano Secolare. La presenza di celebrazioni liturgiche nella forma straordinaria del Rito romano antico continua a essere garantita in città nella rettoria dei SS. Michele e Gaetano e nell’oratorio di S. Francesco Poverino.

La «tre giorni» si è aperta lunedì 12 settembre con la relazione di mons. Roberto Malpelo, vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico regionale etrusco, sulla riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità matrimoniale. Una relazione che ha messo l’accento soprattutto su ciò che viene richiesto ai sacerdoti riguardo alla cura pastorale delle persone che vivono una crisi matrimoniale.
Martedì 13 settembre è stata la volta di don Stefano Tarocchi, preside della Facoltà teologica dell’Italia centrale, che ha introdotto la catechesi biblica degli adulti programmata in diocesi per questo anno pastorale sulla scorta della Lettera pastorale del cardinale Betori «Incontrare Gesù».
Mercoledì le indicazioni del cardinale Betori per la ripresa dell’anno pastorale, seguite da una presentazione dei bilanci della Diocesi e dell’Istituto diocesano sostentamento clero.Tra i temi affrontati, quello della famiglia: «L'accompagnamento delle coppie e delle famiglie  - ha affermato - è oggi diventato un compito pastorale sempre più arduo, per la complessità delle problematiche che si presentano. Per questo nell’incontro del clero di giugno proponemmo un primo approccio alle pagine più delicate dell’esortazione apostolica Amoris laetitia. Soprattutto, su questo importante testo del magistero pontificio, abbiamo concordato con il Centro diocesano di pastorale familiare un ricco programma di incontri, ai quali vi invito caldamente a partecipare, invitando anche quanti collaborano ad animare la pastorale della famiglia nelle vostre parrocchie». A proposito della famiglia,  Betori ha ricordato l’invito al discernimento, richiesto dal Papa, richiamando l’impegno a «farci vicino con simpatia e condivisione alle vicende delle famiglie».

- Tra le notizie che riguardano la vita diocesana, Betori ha annunciato l'imminente conclusione dei lavori di riqualificazione dell’immobile conosciuto come Conventino, che in questi giorni entra formalmente nel patrimonio del Seminario arcivescovile. Il Seminario garantisce in un’ala dell’immobile la presenza della comunità di religiose che lo ha donato. Gran parte degli spazi sono destinati alla nuova sede della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, che lascia l’ex-Seminario minore, ceduto all’Ospedale Pediatrico Meyer. In ambienti del Conventino si trasferirà nei prossimi mesi anche l’Archivio storico diocesano. L’inaugurazione del complesso avverrà nella prima metà di novembre.

- A dicembre dovrebbe aprirsi la Casa della Carità in via Corelli a Novoli, con l’attivazione per ora del condominio solidale. Si tratta dell’opera a ricordo del V Convegno ecclesiale nazionale, alla cui realizzazione hanno partecipato la Conferenza Episcopale Italiana, l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e la nostra Arcidiocesi attraverso la Caritas diocesana.

- Una famiglia fiorentina ha offerto alla Caritas diocesana l’uso gratuito di una palazzina per svolgervi attività di ospitalità. L’immobile, che si sviluppa su tre piani, verrà utilizzato per un’accoglienza per minori, mentre due appartamenti saranno riservati a famiglie prive di dimora.

- Sempre sul versante della carità, l’attività di accoglienza delle famiglie dei malati dell’Ospedale Meyer, finora svolta in alcuni ambienti della sede della Facoltà Teologica, potrà continuare grazie alla cessione fatta dalle Francescane dell’Immacolata alla Caritas diocesana, a condizioni di favore, della “Casa Santa Matilde”, in via Cosimo il Vecchio. «La nostra gratitudine - ha affermato Betori - va a queste religiose, che in tal modo danno continuità all’attività di solidarietà finora lì da loro svolta. Sono le stesse religiose che a San Piero a Ponti accolgono alcune giovani richiedenti asilo».

- La chiusura del monastero delle Domenicane della Crocetta ha riproposto la questione del futuro delle strutture religiose quando vengono meno le comunità che le hanno abitate. Nel caso specifico, ha spiegato l'Arcivescovo, «il problema è ulteriormente acuito dalla presenza nell’edificio del corpo della venerabile Domenica da Paradiso, tanto cara alla pietà dei fiorentini. Si sta andando verso un accordo di cessione da parte dei Padri Domenicani, al fine di mantenere l’immobile in ambito ecclesiale, per un impiego per attività caritative».

La relazione del cardinale Betori si è aperta con uno sguardo sul mondo: un mondo «che continua a mostrarsi lacerato da guerre, atti terroristici, tragiche migrazioni di popoli, generate da conflitti, privazioni di diritti umani fondamentali, malattie endemiche e fame». Di fronte a tutto questo, ha aggiunto, «dobbiamo sentirci impegnati nelle nostre comunità a educare le coscienze alla pace, a promuovere esperienze di fraternità, a non cessare mai la preghiera per la pace, specialmente nelle liturgie domenicali; un particolare impegno ci è chiesto nell’accoglienza di profughi e rifugiati». Su questo tema Betori ha ricordato il grande impegno della Chiesa fiorentina, con il coordinamento della Caritas secondo le «Linee guida» diocesane del 2015. L’Arcivescovo ha rinnovato l’esortazione «a rispondere con generosità alle sollecitazioni del Santo Padre», ricordando che se è vero che le parrocchie non hanno, in genere, strutture edilizie fruibili per questa necessità, possono però collaborare nell’accoglienza con le strutture gestite dalla Caritas e da altri enti, ecclesiastici o civili.
Un appello particolare poi Betori lo ha rivolto per «la difesa del diritto alla libertà religiosa e di culto, un diritto che va riconosciuto a tutti, sia nei nostri paesi sia altrove; ad esso corrisponde l’impegno delle comunità a riconoscere l’integralità dei diritti umani e la cooperazione al bene comune». «Si tratta - ha aggiunto - di far crescere una mentalità condivisa, che, se nel nostro territorio si traduce ad esempio nel promuovere occasioni di confronto e di dialogo, come pure nel riconoscimento del diritto alla costruzione di luoghi di culto per ogni comunità religiosa, impegna anche a sostenere le comunità che in altre parti del mondo non godono del medesimo diritto». L’Arcivescovo ha anche sollecitato la vicinanza alle comunità cristiane, attraverso la preghiera ma anche con aiuti materiali, come quelli offerti dal Centro missionario medicinali.
Uno sguardo poi sul Giubileo della Misericordia, con il ricordo dei vari appuntamenti vissuti in Diocesi (in particolare il pellegrinaggio a Roma di giugno) e l’annuncio dei prossimi momenti, in particolare il pellegrinaggio da San Miniato alla Cattedrale del 25 settembre («Vi attendo numerosi, insieme alle famiglie, ai gruppi di laici, ai vostri collaboratori nelle parrocchie») e la chiusura diocesana del Giubileo, domenica 13 novembre. Un richiamo anche alla Giornata mondiale della Gioventù di Cracovia, con la sollecitazione a dare attenzione ancora maggiore alla pastorale giovanile replicando in altri vicariati, ad esempio, la bella esperienza della missione giovanile in Oltrarno dello scorso ottobre.
Tra gli scenari italiani, il ricordo del terremoto, e della risposta avvenuta in termini di solidarietà: «La solidarietà è un patrimonio costruito nei secoli, che dobbiamo attentamente alimentare e rafforzare, nelle convinzioni di fede che lo animano e nella solidità del tessuto organizzativo espresso da organismi, istituzioni, associazioni». Betori ha poi messo l’accento su un altro male del nostro tempo: la mancanza di uno sguardo fiducioso sul futuro e di visioni condivise. Il problema di «una cultura diffusa che rischia di farci perdere le cose buone che l’incontro tra la fede e il genio della nostra gente ha prodotto nei secoli». A questo proposito, ha ricordato le parole di Papa Francesco pronunciate proprio nella sua visita a Firenze: «La Chiesa sappia anche dare una risposta chiara davanti alle minacce che emergono all’interno del dibattito pubblico: è questa una delle forme del contributo specifico dei credenti alla costruzione della società comune. I credenti sono cittadini. E lo dico qui a Firenze, dove arte, fede e cittadinanza si sono sempre composte in un equilibrio dinamico tra denuncia e proposta». Proprio il discorso di Papa Francesco in Santa Maria del Fiore offre gli spunti per una riflessione comune a livello diocesano: «Sono contenuti - ha sottolineato Betori - che mi auguro possano essere approfonditi, utilizzandoli come griglia di lettura della nostra situazione e dei nostri compiti per il futuro. Sono in grado di valere come guida per un cammino che potrebbe anche concludersi in un evento assembleare diocesano. Ci stiamo riflettendo negli organismi partecipativi della diocesi e spero a breve di dare più precise indicazioni».

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