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Chiesa fiorentina: la relazione del cardinale Betori all'assemblea del clero

La necessità «del lavoro per tutti, in particolare per i giovani»: è questo uno dei temi affrontati questa mattina dal cardinale Giuseppe Betori nella sua relazione all’assemblea del clero, all’eremo di Lecceto, durante la quale come sempre ha proposto «con alcune considerazioni relative al contesto più ampio in cui si colloca l’impegno delle comunità cristiane». Secondo l’Arcivescovo di Firenze, «le crescenti situazioni di povertà e di disagio sociale, che le parrocchie segnalano a livelli sempre critici, hanno alla loro radice la perdita del lavoro o il non averlo mai raggiunto, cui non di rado si connette quello della mancanza di abitazione».

Chiesa fiorentina: la relazione del cardinale Betori all'assemblea del clero

«Alla politica – ha proseguito Betori - c’è da chiedere ben maggiore impegno anche su un altro fronte critico della nostra società, quello del sostegno alla famiglia». «Registro con favore – ha aggiunto - la presenza in non poche nostre comunità di iniziative che cercano di togliere le famiglie dal loro isolamento e, seppure non in grado di portare contributi sostanziali alla soluzione dei loro problemi, almeno capaci di creare relazioni e contesti comunitari». Tra i temi affrontati anche la situazione del mondo giovanile: «La prossima Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi ci incoraggia a rafforzare ogni attenzione verso i giovani, all’accoglienza e al dialogo con loro, con una crescente consapevolezza della criticità della loro situazione ai nostri giorni. Vi si intrecciano le carenze dell’istituzione scolastica, le confuse prospettive di inserimento nel mondo del lavoro, le sollecitazioni consumistiche del mercato, le diffuse derive del bullismo, dell’alcoolismo, della dipendenza dai social media. Non vogliamo vedere solo questo, perché sappiamo anche che non mancano tra i giovani tensioni ideali, volontà di relazione, capacità di innovazione, coraggio nelle prove. Stare vicini, offrire occasioni positive di incontro, fare proposte di esperienze significative, costituiscono un orizzonte su cui collocare iniziative che scaturiscano da un’intelligente creatività pastorale».

A proposito del fenomeno migratorio, Betori ha affermato che «Pensare di arginare i fatti con i muri e i divieti è puramente illusorio; cercare di orientarli attraverso politiche di cooperazione e di coordinamento, come i corridoi umanitari, non solo è saggio ma è anche capace di evitare gli esiti più distruttivi, come le morti in mare, e di generare prassi virtuose, con la prudenza che fa i conti con le concrete possibilità». Ha parlato anche dell’accoglienza dei profughi, «che vede protagoniste non poche nostre comunità. Ringrazio quanti sono impegnati su questo fronte e invito tutti a dare, nelle modalità per loro possibili, il loro contributo. Promuovere percorsi di accoglienza e di integrazione favorisce la pace sociale e prepara un futuro più sicuro per tutti».

Betori ha parlato anche di Firenze, richiamando la sua omelia del 24 giugno scorso, festa di San Giovanni: « La città ha bisogno di presenze vive, di istituzioni che sappiano valorizzare e promuovere contemporaneamente il loro portato culturale con la loro vocazione all’incontro tra gli uomini». Betori parlò dell’importanza delle periferie e della necessità di «ricostruire le relazioni nel tessuto sociale dei nostri territori, creando e sostenendo radici capaci di generare unità, e questo ai vari livelli dell’esperienza umana, dalla famiglia al vicinato, dalle forme aggregative della società civile, incluse le comunità parrocchiali, alle stesse attività economiche; sì, fino a un’economia di relazione, che a partire dalle piccole azioni sia in grado di creare sviluppo sociale, un tessuto di speranza, una solidarietà organica». Sono parole ancora attuali, ha sottolineato Betori, « che ho visto accogliere da molti con interesse e favore, e a cui auspico possano far seguito scelte ben orientate».

 Tra i temi che riguardano la vita della Chiesa, l’Arcivescovo di Firenze ha parlato del nuovo approccio richiesto nella pastorale familiare, dei percorsi previsti con i giovani in vista del Sinodo che si occuperà di loro, delle novità che riguardano la formazione del clero. Ha ricordato anche la recente visita di Papa Francesco a Barbiana, collocando la figura di don Lorenzo Milani accanto a quelle di Giorgio La Pira, del cardinale Elia Dalla Costa, di don Giulio Facibeni. Un pensiero anche per don Paolo Bargigia, il prete malato di Sla recentemente scomparso,« la cui morte ha segnato così profondamente tutti noi».

L’ultimo pensiero è stato dedicato al Cammino sinodale su «Evangelii gaudium» avviato dalla Chiesa fiorentina: «Chiedo a tutti di entrare con fiducia in questo Cammino. Sono convinto che, con il coordinamento del Comitato di sensibilizzazione e degli Animatori sinodali, saremo capaci di vivere un’esperienza che ci permetta di essere fedeli al mandato che abbiamo ricevuto dal Papa». L’appuntamento del prossimo 1° ottobre, con un pellegrinaggio dalle basiliche fiorentine alla Cattedrale, segnerà l’inizio della prima fase del Cammino.

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