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Gmg 2013, catechesi card. Betori: «Credere significa farsi discepoli»

«Credere è incontrare Gesù, riconoscere in lui l'evento che sta al centro della storia umana, accoglierlo come presenza nella nostra vita, entrare in dialogo con lui facendo interagire la nostra vita con la sua, assumere la sua esistenza come l'orientamento decisivo della nostra». Lo ha detto il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nella catechesi ai giovani italiani (testo integrale in allegato), dedicata oggi al tema «Essere discepoli di Cristo».

Percorsi: Giuseppe Betori - Gmg Rio

Un progetto, ha precisato, che «non chiede di rinunciare ad alcunché della nostra realtà umana, ma che la valorizza in tutte le sue potenzialità, coinvolgendo mente e cuore, intelligenza e volontà, razionalità e libertà». L'immagine che traduce la natura del legame con Gesù è «il discepolato, l'andare con e dietro il Maestro. All'origine della fede c'è una chiamata a condividere la vita con Gesù e ad accettare di seguirne i passi». Perciò, «andare con lui, stare con lui, seguirlo, è quanto Gesù chiede a coloro a cui egli si accosta chiamandoli. Credere significa farsi discepoli. Solo il discepolato può aprire alla missione, perché non si potrà testimoniare se non ciò che si è vissuto e condiviso con il Signore». Ma, ha avvertito il porporato, «la strada del discepolo non può essere diversa da quella del Maestro, e la strada di Gesù è la strada della croce, una croce illuminata dalla futura risurrezione, ma pur sempre una croce».

 «Come discepoli ci attendiamo di ricevere da Gesù un'illuminazione decisiva sul cammino della nostra vita. E la sua parola non manca di essere luce per noi», ha osservato il cardinale. Si tratta, dunque, «di lasciarsi plasmare ogni giorno dalla Parola di Dio» per essere «amici del Signore Gesù e capaci di far entrare altri giovani in questa amicizia con Lui». Il «lasciarsi plasmare dalla parola di Gesù è il modo con cui la nostra identità di discepoli si rafforza giorno dopo giorno». Si tratta di «un impegno che va contro un modo di pensare diffuso, che spinge a ritenere che la nostra identità si rafforzi con l'affermazione e la crescita della nostra autonomia, fino a non dover dipendere da nessuno, né per le risorse di cui si deve disporre per affrontare i bisogni della vita, materiali e spirituali, né soprattutto per il giudizio di valore che si è chiamati a mettere in atto di fronte alle scelte della vita». Torna allora attuale «l'invito ad accogliere la chiamata al discepolato di Gesù come la vera strada per chi non vuole disperdersi dietro i sogni suoi e della mentalità dominante attorno a lui». Gesù, ha concluso il porporato, «infatti è garanzia di vita piena, per sé e per gli altri, perché fondata sulla sua forza di vittoria sul male e sulla morte e illuminata dalla sua esemplarità sfolgorante, quella che neanche chi si rifiuta alla fede riesce a negare».

Fonte: Sir
Gmg 2013, catechesi card. Betori: «Credere significa farsi discepoli»
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