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Quaresima di carità, l'appello della Caritas: sosteniamo le mense

«Abbiamo deciso di decicare la Quaresima di Carità, quest’anno, a una realtà su cui vorremmo fosse data attenzione da tutta la diocesi: la crescente richiesta che arriva nell’ambito del bisogno alimentare». Il direttore della Caritas diocesana di Firenze Alessandro Martini spiega così la scelta del progetto che viene proposto a parrocchie, associazioni, famiglie, singoli fedeli: il sostegno alle mense in cui la Caritas mette a tavola, ogni giorno, centinaia di persone. I numeri sono impressionanti: la Caritas distribuisce ogni giorno, a Firenze, circa duemila pasti contando i 600 pranzi offerti alle due mense cittadine di via Baracca e di San Francesco Poverino (piazza Santissima Annunziata), gli 800 pasti (sommando pranzi e cene) offerti agli ospiti delle case di accoglienza e i 600 pasti (pranzi e cene) per circa 300 profughi e richiedenti asilo.

Quaresima di carità, l'appello della Caritas: sosteniamo le mense

«La povertà aumenta e le nostre risorse diminuiscono» recita lo slogan di questa campagna: le persone che bussano alla porta della Caritas per cercare da mangiare sono sempre di più, e l’aumento riguarda soprattutto gli italiani. «Il bisogno alimentare riguarda tutti - sottolinea Martini - e sono sempre di più le persone che non riescono a far fronte neppure al bisogno primario del cibo. Ma le nostre mense non sono solo questo: sono anche un’occasione di socializzazione, di incontro con le persone, di legami che si creano, di percorsi che si attivano per aiutare chi non ce la fa da solo a trovare un modo per uscire dalla condizione di povertà. I costi di questo servizio sono alti, ma probabilmente i costi sociali sarebbero molto maggiori se lasciassimo così tante persone senza mangiare». Le mense hanno anche un sostegno pubblico da parte degli enti locali, che però è andato diminuendo: «Questo - afferma il direttore della Caritas - ci ha motivato a pensare alla Quaresima come momento in cui la comunità cristiana si faccia carico di queste strutture, che sono il modo in cui la Chiesa fiorentina mette in pratica quella che tradizionalmente è la prima delle opere di misericordia: "avevo fame e mi avete dato da mangiare..."».
D’altra parte, già oggi le mense sono attive grazie a una rete di volontariato che arriva dalle parrocchie: «Molte parrocchie - afferma ancora Martini - conoscono già molto bene questa realtà. Nei giorni scorsi poi tutta la città ne ha parlato, quando anche Papa Francesco nella sua visita a Firenze ha condiviso il pranzo con i nostri ospiti. Adesso vorremmo che tutti fossero consapevoli e attenti, e che ci interrogassimo sulle condizioni di vita di tanti nostri fratelli. La Quaresima è anche un momento educativo, di sensibilizzazione: in questo Giubileo della Misericordia siamo disponibili, come Caritas, a incontrare le parrocchie per parlare di questi temi e della possibilità di una riorganizzazione della vita sociale ispirata a una maggiore giustizia. Su questo ci sentiamo molto sorretti e stimolati da Papa Francesco».
La risposta al bisogno alimentare ha visto, in questi anni, un moltiplicarsi di interventi e di risposte da parte delle comunità cristiane: l’esperienza del Banco Alimentare, ad esempio, che raccoglie risorse che rischiano di andare sprecate per farle arrivare a chi ha bisogno, coinvolge numerose parrocchie, Misericordie, associazioni che fanno da punto di raccolta e di distribuzione. Così come si sono moltiplicate le collette alimentari ed altre forme di offerte di cibo alle famiglie bisognose. Cresce anche il rapporto tra i produttori, le catene di grande distribuzione e il mondo della solidarietà: l’obiettivo è fare in modo che niente vada sprecato. «È una cosa molto bella - commenta Martini - ma anche complessa da gestire, che ci impegna a migliorare la nostra efficienza per fare in modo che il cibo che ci viene messo a disposizione, che spesso ha scadenze ravvicinate, arrivi a chi ne ha bisogno. Per questo la Caritas si trava a fare da snodo tra ciò che arriva dai produttori o dai supermercati e ciò che può essere dato alle parrocchie perché lo distribuiscano alle famiglie».

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