Livorno
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10 anni di cure più che palliative

A colloquio con Rosamaria Santini, responsabile dei volontari dell’Associazione livornese e suor Costanza Galli, primario del reparto ospedaliero delle Cure Palliative

Percorsi: Sanità
10 anni di cure più che palliative

Il reparto ti accoglie con il silenzio e la tranquillità che il colore del mare, che domina nell’arredamento, è capace di trasmettere.
Dietro ognuna di quelle porte c’è qualcuno che sta lottando e che sta soffrendo. Ma non da solo.
Siamo nel I padiglione dell’ospedale di Livorno, 2° piano: è il reparto diretto dalla dottoressa Costanza Galli, è il reparto di Cure Palliative.
La stanza 23, vicino ad altre, tra cui quella di volontari buddisti, è la sede dell’ Associazione Cure Palliative - Livorno Onlus. Era il gennaio del 2003 quando sotto la spinta dell’allora direttrice sanitaria Antonella Mazzoni, i soci fondatori Valdo Del Lucchese, dott. Sirio Malfatti, dott. Beppe Logi e Massimo Nannipieri firmavano l’atto che dava vita all’Associazione.
«Palliative deriva dal pallio, il telo usato nell’antica Grecia e Roma- spiega Rosamaria Santini, responsabile dei volontari dell’Associazione e segretario- e significa coprire, cioè proteggere qualcuno che non può più ricorrere a cure per guarire, ma a cui, per questo motivo, si cerca di alleviare la sofferenza».
«La nostra Associazione- continua la vicepresidente Luigia Catte -  nasceva per completare il servizio di assistenza offerto dall’USL con un supporto professionale e volontario». Scopo specifico è infatti quello di fornire l’assistenza domiciliare ai pazienti, sia di carattere sanitario che sociale e psicologico, tutto quello cioè di cui un paziente e la sua famiglia può aver bisogno quando viene colpito dalla malattia».
«Al nostro call canter- continua la signora Santini- si chiama per richiedere assistenza gratuita a casa, per la consegna dei medicinali a domicilio, ma anche semplicemente per essere ascoltati da qualcuno. Noi lo chiamiamo il “telefono amico”».
L’Associazione si compone in pratica di due equipe: quella dell’assistenza sanitaria professionale e quella dei volontari. Per entrambi il percorso di formazione da seguire è specifico per le cure palliative.
Fanno parte dell’Associazione 6 medici, 6 infermieri, 4 operatori socio sanitari, 2 psicologi, 1 fisioterapista e 1 musicoterapista. «A loro spetta tutta l’assistenza professionale e tecnica a casa. Accanto, operano più di 50 volontari che ogni giorno prestano il loro servizio di supporto non sanitario anche ai pazienti qui in hospice».
Per gli assistiti non c’è niente da pagare: «Il personale sanitario viene stipendiato dall’Associazione attingendo dalle donazioni, dal 5 per mille e dalla convenzione con l’USL. Ma qui non si tratta di “lavoro”. Quello che si instaura in modo sempre naturale tra paziente, famiglia e personale è un rapporto  che definirei di amicizia. Tante lettere di ringraziamento ci arrivano tutti i giorni dai familiari dei malati, tante volte ho visto un medico o un infermiere partecipare al funerale di qualcuno di loro. Sono gesti che danno forza anche alla famiglia che resta, perché capisce che gli ultimi momenti di vita del proprio caro sono stati vissuti circondato da persone che a lui ci tenevano». I livornesi sembrano apprezzare il lavoro dell’Associazione che nell’ultimo anno è risultata la prima per donazioni tramite 5 per mille. «Il lavoro dei volontari è un valore aggiunto al servizio sanitario, e spesso si risolve a una semplice presenza. Non è facile e periodicamente si partecipa a incontri con lo psicologo, perché non tutti riescono a reggere al peso di tanto dolore, ma alla base c’è comunque una forte spinta interiore» conclude  Rosamaria.
«Il rapporto tra Associazione e reparto- ci dice la dottoressa Costanza Galli, suor Costanza Galli- è ottimo. Si caricano di un gran lavoro e lo fanno in modo professionale. Quando infatti nel 2010 entrò in vigore la legge che rendeva la presenza di un reparto di cure palliative diritto del cittadino, così come lo è la presenza di un pronto soccorso ad esempio, i requisiti da rispettare erano di alto livello, quello più importante di essere presente 24 ore su 24 per assistere il paziente e la famiglia. E questo riescono a farlo».
L’associazione a settembre festeggerà il suo decennale con un programma di festa e convegni. Nel frattempo, fino al 29 luglio c’è un modo facile e completamente gratuito per aiutare l’Associazione collegandosi al sito www.ilmiodono.it. «È un’iniziativa-spiega Rosamaria- della Banca UniCredit che mette a disposizione un contributo di 100.000 euro da suddividere tra le organizzazioni che saranno più votate semplicemente dando il proprio voto telematico».
Per tutte le altre informazioni è possibile consultare il sito dell’Associazione, la Pagina Facebook o chiamare la segreteria allo 0586/223363.

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