Livorno
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Burocrazia e piano regolatore: i nodi che bloccano lo sviluppo del porto

L’avvocato Giuliano Gallanti, presidente dell’Autorità Portuale racconta la situazione del porto di Livorno

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Burocrazia e piano regolatore: i nodi che bloccano lo sviluppo del porto

In preparazione al confronto organizzato dal Progetto Culturale diocesano sul tema del porto, in programma il prossimo 25 Ottobre all’Istituto Mascagni (la locandina dell’evento in ultima pagina ndr), continuano le interviste agli operatori portuali. Dopo Federico Barbera, presidente dell’Interporto e Andrea Palumbo, imprenditore, ecco l’intervista al presidente della Port Authority di Livorno, l’avvocato Giuliano Gallanti.

Dottor Gallanti, che momento sta vivendo il porto di Livorno?
«In base ai dati che abbiamo raccolto a Luglio possiamo dire che qualche segnale di inizio ripresa c’è, anche se va consolidato. C’è una ripresa nel settore contenitori, numero delle navi, nel tonnellaggio complessivo, insomma ci sono buone prospettive per il futuro. È aumentato il traffico di cellulosa, mentre altri settori come il traffico auto e il crocieristico sono in recessione. Forse si vede una luce in fondo al tunnel, ma c’è ancora da fare molto naturalmente».

Traffico commerciale e traffico crocieristico: può spiegarci i pro e contro di questi due tipi di traffici per un porto?
«Potremmo parlare per delle ore sull’argomento… la differenza più evidente è che il traffico commerciale dà un reddito immediato al porto, tanto per fare un esempio il porto di Miami che è il più grande porto crocieristico del mondo e che ha anche un parte di traffici commerciali, guadagna più con la parte commerciale che con il resto, mentre quello crocieristico porta ricchezza alla città e all’interland che la circonda, ma non a livello immediato. Certo è che non possiamo avere una visione miope dell’uso del porto: Livorno ha entrambe le vocazioni ed è buona cosa svilupparle entrambe, non esistono più porti monotematici».

Altri operatori portuali ci hanno segnalato che il problema principale del porto di Livorno sono i dragaggi…
«Indubbiamente! Se riuscissimo ad avere fondali più profondi potrebbero attraccare navi più grandi. Una serie di dragaggi sono già aggiudicati: l’escavo all’imboccatura della parte sud del porto, l’escavo all’accosto 75, ed altri... I due più importanti che dobbiamo assegnare sono Darsena Toscana e Molo Italia lato nord, per i quali siamo ancora in attesa dell’autorizzazione ambientale: l’abbiamo spedita almeno sei mesi fa! I progetti sono pronti, abbiamo i soldi, ma ci manca l’ok dal Ministero. Dragare il Molo Italia lato nord ci consentirebbe di trasferire i traffici della Compagnia e quindi di liberare l’Alto Fondale per le Crociere. È tutto un problema di burocrazia. Tutti i porti comunque lamentano questo problema e la lentezza nel rilascio delle autorizzazioni. Tant’è che nella riforma che si propone della Legge 84, uno dei capitoli specifici riguarderà proprio le procedure per il dragaggio. Comunque ci hanno assicurato che entro Ottobre sarebbe arrivata l’autorizzazione. Speriamo!»

E per quanto riguarda i bacini di carenaggio ci sono novità?
«Stiamo predisponendo i bandi per la gara a fine anno, per consentire la più ampia partecipazione, ma è fondamentale che ci sia la rapida approvazione del piano regolatore, altrimenti non possiamo mettere le opera in gara!»

Siamo vicini alle elezioni politiche, anche se lei non è livornese, quali qualità dovrebbe avere secondo lei il nuovo sindaco di Livorno?
«Non conosco le persone e quindi non posso fare nomi, ma forse ci vorrebbe un sindaco un po’ come Doria (anche se esperienze come Genova o Milano non possono essere trasferite ad un’altra città), nel senso che secondo me ci vorrebbe qualcuno un po’ fuori dai partiti, con una certa professionalità, che prendesse in mano la situazione».

Livorno ha risentito molto della crisi, forse più di altri porti?
«Non direi. Ci sono porti dell’Adriatico che sono veramente in ginocchio. Chi forse ne ha risentito meno sono state Genova e La Spezia, ma questo per una semplice ragione: hanno i fondali per le grandi navi».

Livorno possiede anche un ampio interporto, come sfruttarlo?
«Quella sicuramente è una grande carta da giocare. Se sarà finalmente fatto (è deciso, ma voglio vederlo realizzato) il collegamento tra le banchine e la rete ferroviaria, che permetterà di caricare direttamente sui vagoni, questo potrebbe diventare un polmone importante. Questo intervento è presente nel piano regolatore, ma dipende sostanzialmente dai soldi: è un piccolo tratto per collegare il porto alla rete già esistente, ma finora Ferrovie italiane non si è dichiarata disponibile a realizzarlo, ci vorrebbe un investitore!»

Per vedere l’intervista integrale http://www.diocesilivorno.it/news/articoli/da-sei-mesi-attendiamo-le-autorizzazioni-al-dragaggio

Burocrazia e piano regolatore: i nodi che bloccano lo sviluppo del porto
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