Livorno
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«Caro “Moro”, tu sei già in serie A!»

La messa in Duomo e l’intitolazione della gradinata dello stadio della città, in memoria di Piermario Morosini, il calciatore del Livorno scomparso sul campo di Pescara un anno fa

Percorsi: Calcio
«Caro “Moro”, tu sei già in serie A!»

«Caro Piermario, il tuo Livorno sta per raggiungere la Serie A, ma tu ci sei già!» Con queste parole il Vescovo livornese Mons. Simone Giusti ha salutato i numerosi fedeli e tifosi amaranto prima di cominciare la funzione delle 9. Successivamente due giocatori del Livorno, Simone Salviato e Alessandro Lambrughi, hanno riportato due lettere scritte dai compagni di squadra e dalla famiglia di Morosini. La funzione, che ha avuto l’accompagnamento musicale dell’orchestra Cantiere Lirico della Fondazione Goldoni, ha visto la presenza del gruppo della Misericordia di Livorno e di varie autorità, tra cui il Sindaco di Livorno Alessandro Cosimi e il Presidente della Provincia di Livorno Giorgio Kutufà.
«Questo è il giorno per ricordare un avvenimento triste ma pieno di speranza - ha spiegato il Vescovo durante l’omelia - Le domande sono moltissime, quelle più “umane”: perché la morte ha colpito una persona così giovane? Perché ha meritato questo destino? Ma, soprattutto, perché esiste la morte? È il nostro nemico, l’annullamento biologico, ciò di cui abbiamo più terrore in assoluto: ma non possiamo farci sconfiggere da questa paura, perché gli uomini possono affrontarla con un grande dono, quello dell’amore, che riempie le nostre vite e i nostri cuori. Chi ha voluto bene ad un amico, se lo ricorderà per sempre. E chi si è fatto voler bene, sarà per sempre ricordato da tutti, anche negli anni a venire. E oggi noi siamo qui proprio perché Piermario è stato e continua a essere amato da coloro che l’hanno conosciuto. Così, la morte ha già perso.»
È Gesù che ci ha insegnato l’amore più grande, sacrificandosi fino alla tremenda morte sulla croce per darci la Salvezza. «Cristo è l’esempio massimo di Amore: pur abbandonato dai suoi amici e sottoposto a tremendi tormenti, ha saputo perdonare i suoi persecutori, e ha rimesso i peccati di uno dei due ladroni che stavano con lui, Disma, portandolo in Paradiso. E con la Resurrezione dai morti, Gesù ci ha donato proprio quella Speranza, la vittoria definitiva sulla Morte.»
La Speranza cristiana è così generata dall’immenso Amore divino verso gli uomini, Amore che Gesù dimostra continuamente, anche dopo la Resurrezione. «Come riporta Giovanni, quando Gesù si manifesta ai discepoli sul lago di Tiberìade, l’emozione di Pietro è talmente forte da indurlo a gettarsi in acqua con tutte le vesti, ignorando la fatica pur di raggiungere il Signore. E quando si presenta dal Maestro, Gesù non gli chiede certo di fare mille giri di campo o migliaia di flessioni come punizione per averlo abbandonato - dice sorridendo il Vescovo - ma gli chiede la cosa più importante, e per ben tre volte: “Tu mi ami?”. E Pietro comincia ad amare, e a compiere miracoli! Perché nell’Amore abbiamo la vera bellezza e la Salvezza definitiva.» Con l’occasione Mons. Giusti ha comunicato ai presenti la possibilità della visita di Papa Francesco per il prossimo marzo, in occasione dei 450 anni della proclamazione della Madonna di Montenero patrona del territorio livornese, a seguito della Grazia ricevuta per la liberazione dalla pestilenza.
Dopo l’omelia un gruppo di tifosi amaranto ha adagiato sui gradini dell’altare una gigantografia raffigurante il volto di Morosini, a cui è seguito un lungo applauso da parte dell’assemblea.
Alla fine della funzione, alle ore 11, le Autorità si sono recate allo stadio “Armando Picchi” insieme alla squadra amaranto per l’intitolazione della gradinata al giocatore scomparso, e per la benedizione da parte di don Rosario Esposito. Presenti anche il presidente della "serie B" Andrea Abodi, dirigenti e tecnici del Livorno Calcio, e centinaia di tifosi che hanno accompagnato la cerimonia con striscioni e cori.

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