Livorno
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Costruire le ragioni del vivere

Inaugurato il nuovo centro Caritas "Sorgenti di Carità": uno spazio rivolto a ridare speranza e non solo a chi l’ha persa. Un sostegno per tornare a "nuova vita"

Percorsi: Caritas

Un magnifico regalo sotto l’albero, quello che è stato donato giovedì 19 dicembre alla città: il nuovo centro Caritas "Sorgenti di Carità".
Un dono un po’ speciale, cercato e voluto per dare una continuità al Porto di Fraternità di Via delle Cateratte, con l’intento di rispondere alle molteplici e sempre più crescenti esigenze che il territorio presenta.
Si, perché ad oggi non basta più sostenere i poveri e gli emarginati ma è necessario dar loro una speranza, una spinta per «costruire le ragioni del vivere» come ha spiegato Suor Raffaella Spiezio, presidente della Fondazione Caritas, nel presentare la nuova struttura.
Questo ambiente offrirà non soltanto dei servizi ma guarderà ai bisogni della città, alla marginalità alle difficoltà che le famiglie e i singoli si trovano a dover combattere ogni giorno con una crisi che sembra aver preso il sopravvento su tutto e non sembra arrestarsi; «un luogo dove non si pretende di risolvere i problemi ma dove sarà possibile intraprendere un cambiamento» sottolinea il direttore dell’ufficio di pastorale della Carità, Enrico Sassano.
Con i suoi 740 metri quadri circa, disposti su due piani, il nuovo centro Caritas, sarà uno spazio che ospiterà la scuola dei mestieri, che permetterà a chi non ha un lavoro oppure lo ha perso, di impararne uno nuovo e potersi così rimettere in gioco, grazie alla sensibilità di alcuni artigiani che si metteranno a loro disposizione.
Ed ancora, un centro per la famiglia a sostegno della genitorialità, un centro diurno con una biblioteca e un internet point ed infine un punto di accoglienza notturna.
L’emozione e la felicità si leggono non solo negli occhi di Suor Raffaella, del diacono Sassano e di monsignor Simone Giusti ma anche in quelli dell’avvocato Luciano Barsotti, presidente della Fondazione Livorno, che conferma ancora una volta la volontà di dare un continuo al percorso intrapreso nel 2001 con la costruzione dell’allora Porto di Fraternità, un luogo che potesse essere in grado di rispondere alle esigenze ed emergenze del territorio che negli anni sono progressivamente aumentate.
«Nel tempo, continua l’avvocato Barsotti, si è sentito il bisogno di creare un percorso di accompagnamento e di affiancamento al Porto di Fraternità e così è nata questa nuova idea».
«Vorrei però sottolineare che come Fondazione, abbiamo partecipato, non come semplici sponsor ma come "co-progettisti" volendo essere parte attiva di questa impresa; se vogliamo realizzare questo tipo di opere infatti, è necessario creare un rapporto circolare, che metta insieme, istituzioni, associazioni ed imprese, ognuno con la propria parte e le proprie risorse per arrivare ad un welfare di comunità».
Il bene comune, come obiettivo dei diversi operatori della città; come sottolinea monsignor Simone Giusti «questa struttura, è il segno di un buon lavoro di squadra, una squadra che oggi è riuscita a fare goal! Ma non dobbiamo fermarci qui, è necessario infatti rimanere in ascolto delle nuove povertà per dare una risposta concreta.
La casa e il lavoro, continua il Vescovo, sono diritto di tutti e i politici, i servizi sociali devono trovare il modo per far si che questa non sia un’utopia ma una garanzia per tutti. Dobbiamo lavorare instancabilmente per i poveri con la speranza che questi servizi e questa struttura rimangano vuoti, perché vorrà dire che il nostro obiettivo sarà stato raggiunto».
Che fare adesso?
Come suggerisce in modo scherzoso monsignor Giusti, «noi abbiamo creato questo centro ma il lavoro non è finito, perché mancano gli arredamenti e speriamo che entro la fine dell’anno, arrivino grazie a qualche donazione!»
Per questo, i ringraziamenti del Vescovo che si aggiungono a quelli di Suor Raffaella, all’amministrazione comunale per la celerità nel rilascio dei permessi e all’azienda sanitaria per i controlli.
Un grande grazie corale, rivolto alla Diocesi alla Fondazione Livorno che hanno pensato, voluto e sostenuto questo nuovo sogno, all’ing. Caturegli che ha fatto si che il sogno diventasse realtà, alle diverse ditte che in tempi brevissimi (la prima pietra è stata posata il 1 Marzo e l’inizio dei lavori il 15 Maggio) sono riuscite con non poca fatica a completare il lavoro.
Oltre a questi attori però, molte mani hanno contribuito a questo dono per la città, dagli operatori ai volontari della Caritas, dimostrando che sognare per gli altri si può…ed è ancora più bello!

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