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Il conclave dei Salesiani

Don Gino Berto, parroco e direttore della comunità del Sacro Cuore della nostra città è a Roma per partecipare, in qualità di segretario del Capitolo, al Conclave dei Salesiani.

Un appuntamento importante per la Congregazione: 220 salesiani di 90 ispettorie rappresentanti 132 nazioni. Un mosaico di volti, tanti tasselli che insieme esprimono l’unico volto di don Bosco.

Il conclave dei Salesiani

In questi giorni a Roma si sta tenendo un conclave speciale, quello dei Salesiani. Un’esperienza particolare, un’avventura ricca e impensabile che sta vivendo, in qualità di segretario del Capitolo, don Gino Berto, parroco e direttore della comunità del Sacro Cuore della nostra città.
Il Capitolo Generale, come accade in tutte le congregazioni, viene convocato ogni sei anni per pensare e programmare il domani della vita consacrata alla luce dell’esperienza carismatica del proprio santo fondatore, in questo caso don Bosco. Al termine dell’assise, che si concluderà il prossimo 12 aprile, verrà eletto il Rettor Maggiore che guiderà la congregazione nel successivo sessennio.
Un compito importante dunque, un impegno allo stesso tempo gravoso ma stimolante, come descrive lo stesso don Gino: «Siamo 220 salesiani di 90 ispettorie rappresentanti 132 nazioni. Un mosaico di volti, tanti tasselli che insieme esprimono l’unico volto di don Bosco. Si riflette, si verifica, si sogna, si progetta insieme, cercando di costruire quella comunione necessaria per guardare al futuro. E’ una positiva Babele salesiana, dove oltre le tre lingue ufficiali, inglese, spagnolo e italiano, ci vogliono tanti sorrisi e gesti per riuscire a capirsi. C’è in tutti un grande desiderio di incontro e di dialogo, consapevoli anche dell’unicità del momento».
E, proprio nello spirito di don Bosco, il pensiero di questo Capitolo si rivolge ai giovani, maggiormente in un tempo come questo, dove la ricerca della vera felicità viene deviata e ostacolata da tanti idoli inconsistenti.
«I giovani oggi - continua don Gino - sono una sfida dentro una cultura dove il primo posto è occupato da ciò che è esteriore, immediato, visibile, veloce, superficiale, provvisorio. Come i salesiani possono essere profeti del nuovo che rende nuova la vita? Come essere uomini che illuminano il futuro di tanti giovani? Ci è chiesto di essere audaci e creativi nel ripensare obiettivi, strutture, stile, metodi di educazione e di annuncio della vita. Speriamo di riuscirci».
Una sfida non facile, accompagnata da una conoscenza e una consapevolezza della realtà mondiale che non può non far riflettere ...
«In questa conoscenza della realtà mondiale, un notevole apporto ce lo offrono le "buonanotti" (che sono i saluti che si danno fra di loro alla sera, in svariate lingue, i partecipanti al Capitolo, che danno l’idea della vastità della Congregazione) si spazia dalla Cina alla Siria, da Haiti al Congo, sono un buon termometro per conoscere il cuore pulsante della Congregazione, con le difficoltà ad essere salesiani con il rischio della vita o con l’entusiasmo di constatare che il piccolo seme sta diventando albero grande, in certe situazioni di frontiera del mondo".
«Sento la mia presenza a questo Capitolo - conclude don Berto - come un infinito dono di Dio che chiede la responsabilità di vivere con intensità questa opportunità e poterla poi condividere con tutta la comunità. Un intenso, fraterno e affettuoso saluto a tutti , accompagnato da quel legame nella fede che si esprime nella preghiera».

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