Livorno
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"Parole nuove per cose nuove"

Siamo alla fine del matrimonio civile? L’intervento del professor Dalla Torre.

Percorsi: Matrimonio
"Parole nuove per cose nuove"

Il convegno, ospitato nella sala consiliare della Provincia di Livorno, è stato aperto dal Presidente Giorgio Kutufà che ha sottolineato come il matrimonio sia sancito dall’art 29 della Costituzione Italiana (n.d.r.: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.), precisando che, nel tempo, questa norma non ha avuto quell’applicazione che i padri della Costituzione avevano previsto.

L’introduzione
Subito dopo il saluto del Presidente della Provincia ha preso la parola il notaio Gianluigi De Paola, Presidente dell’Associazione giuristi cattolici livornesi ricordando che lo scopo dell’Associazione è quello di promuovere la cultura giuridica fra gli iscritti. Il convegno rientra all’interno di quest’ottica.

La relazione
Il prof. Dalla Torre, Rettore dell’Università LUMSA di Roma relatore del convegno, entra subito nel vivo dell’argomento affermando che in due secoli il matrimonio civile sembra esaurirsi e sembra non avere più le caratteristiche che aveva quando è nato in Francia dopo la Rivoluzione Francese. Infatti nel 1791 in Francia, il matrimonio è un contratto civile. Il matrimonio viene visto come atto costitutivo della famiglia. Il matrimonio civile non è nient’altro che la «civilizzazione» del matrimonio canonico nel quale uno dei principi fondamentali è l’assenza di impedimenti. Appena approvato questo istituto, comincia subito l’allontanamento da questo modello appena sancito.
«Viene meno la sanzionabilità dei doveri dei coniugi. Oggi non c’è più nulla che sia sanzionabile - ha affermato Dalla Torre - Col tempo inizia uno spostamento dei capisaldi dalla natura alla cultura. Le differenze fra uomo e donna, secondo questa concezione non sono più fisiche ma culturali. Inoltre vi è una riduzione del matrimonio in mero istituto ricognitivo dei doveri dei coniugi. E tutto ciò che è amore? - si chiede il prof. Dalla Torre - Non viene preso in considerazione. Non si chiede che i genitori amino i figli ma solo che li mantengano».
Nella concezione canonista l’amore entra nel matrimonio. Ci si sposa perché si vuole bene al coniuge. La famiglia è un luogo di affetto, di solidarietà.
Nel 1865 il codice italiano introduce l’obbligatorietà del matrimonio civile in concomitanza di quello religioso (che fino ad allora era l’unico che il popolo chiedeva di celebrare). I parroci si battono a favore di questo «obbligo» cercando di convincere i propri parrocchiani a sposarsi civilmente, riconoscendo così l’importanza di questo istituto normativo che tutela soprattutto i soggetti più deboli.
«Il matrimonio civile si è molto indebolito; l’istituto del matrimonio civile si sta dissolvendo e se continuiamo su questa strada resterà solo il matrimonio religioso. Dobbiamo cercare di sostenere il matrimonio civile che è stato e deve continuare ad essere il tessuto connettivo della società».

Il dibattito
Al termine della relazione del prof. Dalla Torre c’è stato un ampio dibattito con domande ricche di spunti di riflessione per tutta la platea. Così, nel suo intervento, il magistrato Ugo De Carlo si è detto favorevole ad una ricognizione delle coppie omosessuali a cui debbono sicuramente essere riconosciuti i loro diritti. E’ necessario impedire, però, che passi il concetto che il matrimonio è tutto uguale quindi è necessario diversificare i termini pur riconoscendo giuridicamente determinate situazioni Don Felice Munaro ha voluto ricordare l’importanza del diritto naturale che invece, nel mondo di oggi, non viene mai rammentato. E’ stata poi la volta dell’avvocato Gemma Calderone che ha sottolineato come i giuristi cattolici, soprattutto quelli impegnati in politica,  dovrebbero approfondire questi argomenti nell’ottica di salvaguardare i più piccoli, quelli che non riescono a tutelarsi da soli.

Le conclusioni
«Questo è il terzo convegno giuridico che la Diocesi organizza - ha esordito mons. Giusti - Tutti questi incontri hanno un filo conduttore. Il primo, che ebbe come relatore il prof. Busnelli, trattò il tema del desiderio come fonte del diritto. L’anno scorso, il prof. Consorti affermò che non  è la famiglia ad essere in crisi ma il matrimonio. Oggi il prof. Dalla Torre ha detto che si sta andando verso lo svuotamento del matrimonio laico. Questo è il risultato di un individualismo sempre più prorompente. Il problema oggi è culturale. Mi viene in mente un autore di libri per bambini: Gianni Rodari. Rodari affermava la necessità che le parole siano rispettate. Ogni parola ha un suo significato. Se la parola si svuota del suo significato e se ne attribuiscono altri non ci si capisce più niente. E allora mi chiedo: come si fa a costruire una società se non ci rispettiamo e se non rispettiamo il significato delle parole? Se inventiamo un oggetto nuovo lo chiamiamo con un nome nuovo: parole nuove per cose nuove. Di che ha necessità un bambino? Della figura maschile e di quella femminile per la sua tutela e per il suo equilibrio. Con questo voglio dire che è necessario creare tutele giuste per gli omosessuali ma con parole nuove, altrimenti si depaupera il bambino. Creiamo parole nuove per affrontare il problema, non cerchiamo di risolverlo con soluzioni ideologiche. Dobbiamo avere il coraggio di costruire la città ideale mettendo al centro i poveri, coloro che sono meno tutelati. Il nuovo va costruito con legislazioni nuove. Non si può tutelare i diritti di alcuni schiacciando quelli di altri».

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