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Sette fili di un unico morbido gomitolo

La veglia di preghiera del primo maggio: una celebrazione ricca di spunti e di incontri

Percorsi: Lavoro
Sette fili di un unico morbido gomitolo

Sono entrato in chiesa con le tasche vuote, sono uscito con dentro un gomitolo. Proprio un gomitolo. Uno di quelli morbidi morbidi e fatto di tanti fili intrecciati. Sette per la precisione.
È alla veglia di preghiera sul lavoro che il gomitolo si è formato.
Il primo filo è quello delle immagini e della musica. Le immagini sono quelle che aprono la serata, una sequenza tratta dal film "Billy Elliot": 1984, un paesino minerario dell’Inghilterra del Nord, i minatori in sciopero perché il lavoro è in pericolo. L’audio è un po’ distorto, ma le immagini parlano da sole e vanno dritte al cuore: dicono di un padre in lacrime che rinuncia a tutto, anche al suo diritto di sciopero, pur di portare a casa qualche soldo e permettere al figlio Billy di realizzare il sogno di ballare. La musica è invece quella dei Rocchettari di Cristo, il gruppo di giovani musicisti e coristi di diverse  parrocchie della diocesi, nato dalla GMG di Madrid e dal nome un po’ aggressivo, ma che suona e canta in modo impeccabile, e scandisce con intensità i vari momenti della serata.

Il secondo filo è quello della Parola di Dio, che in poche righe traccia la cornice di senso di questa veglia di preghiera: il brano di Genesi della creazione dell’uomo e quello di Luca della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Come a dire, la nostra identità e la nostra missione nel mondo, anche come lavoratori.

Il terzo filo è quello delle parole del celebrante, don Gabriele Bezzi, assistente diocesano dell’Azione Cattolica, che commenta il brano evangelico: “Non parliamo di moltiplicazione dei pani, ma anzitutto di divisione; Gesù compie un gesto rivoluzionario perché per moltiplicare prima bisogna dividere e con-dividere; di fronte alla globalizzazione dell’egoismo oggi imperante bisogna rispondere con la globalizzazione di scelte e comportamenti virtuosi, che puntino alla sobrietà, all’essenzialità, alla condivisione; come Gesù è presente nel pane, nell’Eucaristia, ma lo si riconosce solo dallo spezzare il pane, così anche noi Suoi discepoli possiamo farci riconoscere dallo stesso gesto, condividendo”.

Il quarto filo è quello delle testimonianze: Ada Carpentiere; Carmelo Triglia; Mauro Nobili, imprenditore. Hanno parlato della loro esperienza lavorativa, dei loro diversi percorsi in mezzo alla tempesta della crisi, del lavoro visto dalla loro particolare prospettiva: l’importanza del sindacato, la tragedia degli infortuni sul lavoro, la dignità umana sempre al primo posto.

Il quinto filo è quello dei gesti simbolici, oggetti portati all’altare a sottolineare il significato di alcuni brani letti in sottofondo. Alcuni ceri colorati, per rappresentare la favola delle quattro candele: la pace, la fede, l’amore, che se non alimentate si spengono, e l’ultima candela, la speranza, che sempre le riaccende tutte e tre; una pagnotta di pane, per commentare un brano di papa Benedetto sull’Eucaristia, con una frase veramente terribile: “Una celebrazione eucaristica che non conduce ad incontrare gli uomini lì dove essi vivono, lavorano e soffrono, per portare loro l’amore di Dio, non manifesta la verità che racchiude”; delle ceste piene di sacchettini di sale, ad accompagnare il brano che spiega l’etimologia della parola "salario", che prende il nome dall’antica usanza di pagare i soldati romani con una certa quantità di sale e che nel Nuovo Testamento diventa simbolo di sapienza, incorruttibilità e fedeltà a Dio. Sacchettini che poi alla fine della veglia vengono distribuiti a tutti i presenti, perché anch’essi siano "sale della terra".  

Il sesto filo è quello della preghiera comunitaria, con le tante invocazioni: "perché ci sia lavoro per tutti, per le famiglie che si trovano in difficoltà a causa della mancanza di lavoro, per le imprese che faticano a mantenere i posti di lavoro, per i poveri, per i governanti e i politici, per i giovani che un lavoro lo devono ancora trovare".

Il settimo e ultimo filo è quello dei tanti volti, delle tante voci che alla fine della veglia ho incrociato. Finisce sempre così: la solennità dell’incontro con il Signore che si scioglie nella fraternità e nella gioia degli incontri tra coloro che vi hanno partecipato. Una dolce confusione di voci che inonda per un po’ la chiesa dei Salesiani e che il silenzio fa fatica a riconquistare man mano che la gente esce. 
Alla fine, sul sagrato della chiesa, ho messo le mani in tasca e ho trovato questo gomitolo. Si era formato intrecciando tutti i fili della veglia, le cose viste, le parole ascoltate, le sensazioni provate. Un gomitolo che adesso porto a casa e che riporrò accanto agli altri gomitoli di altre veglie che già conservo. E che un giorno forse riuscirò di nuovo a dipanare.

Sette fili di un unico morbido gomitolo
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