Livorno
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Un’emergenza che sta diventando quotidiana

La risposta della città di Livorno all’emergenza profughi. L’intervista a Maria Antonietta Drago, responsabile del settore immigrazione della Caritas.

Percorsi: Immigrati
Un’emergenza che sta diventando quotidiana

Non si arresta il flusso di migranti, provenienti da paesi dell’Africa e del Medio Oriente che sbarcano sulle nostre coste per fuggire da disperate situazioni di guerra, povertà e persecuzione. Anche la nostra Caritas accoglie e assiste una settantina di profughi che sono stati destinati a Livorno. Chiediamo a Maria Antonietta Drago, operatrice Caritas, responsabile del settore immigrazione, in che modo l’ente sta facendo fronte a questa drammatica situazione di emergenza.

Quanti sono i profughi che attualmente assistete?
«Attualmente assistiamo 71 profughi giunti a Livorno in tre mandate: 37 rimasti dalla prima mandata seguiti dal Cesdi, 14 rimasti dalla seconda mandata seguiti dall’Arci e 20 nuovi arrivati a metà della scorsa settimana seguiti anch’essi dall’Arci. Sabato scorso, inoltre, sono arrivati altri 20 profughi. Si tratta per lo più di uomini, ma ci sono anche donne e tre minori che però hanno lasciato il territorio livornese con le loro famiglie quasi subito dopo il loro arrivo. Sono molto giovani, molti non arrivano ai 30 anni di età».

Da che paesi provengono?
«Questi profughi provengono da paesi come: il Mali, la Nigeria, il Senegal, il Gambia, l’Eritrea, la Siria, la Palestina e il Pakistan».

Che tipo di aiuto e assistenza offrite?
«Noi ci occupiamo soprattutto del cibo: vengono a pranzo alla mensa e prepariamo dei cestini per la cena, comportando tutto ciò un notevole aumento del lavoro in mensa, in attesa di nuove soluzioni, che sono in corso di valutazione, da parte di altre realtà del territorio. Quando arrivano a Livorno doniamo anche indumenti intimi per i primi giorni. Per il resto vengono seguiti da operatori e mediatori dell’Arci o del Cesdi».

Dove alloggiano?
«I profughi alloggiano in alberghi della città, divisi tra: hotel Ariston, hotel Città, hotel Imperiale e hotel Giappone. Questo tipo di sistemazione è dovuta ad una mancata soluzione alternativa, da parte del territorio, in strutture adeguate capaci di accogliere queste persone. Questo comporta un dispendio di risorse finanziarie stanziate dal Ministero a discapito di altri tipi di servizi e misure di accompagnamento, che potrebbero essere attuati per questi emigrati in materia di integrazione».

Quale è l’iter di accoglienza di questi profughi?
«Questi profughi sbarcati sulle coste della Sicilia, vengono smistati sul territorio italiano. La Prefettura ci comunica il loro arrivo ed una volta giunti a Livorno vengono accompagnati all’SVS che dà loro un primo soccorso e una prima accoglienza fornendo cibo, vestiti e facendo una prima visita medica. La Questura, inoltre, registra i loro dati. Per l’accoglienza, l’aiuto e l’assistenza, sia all’arrivo che successivamente, di queste persone sono coinvolte, oltre alla Caritas, anche altre associazioni come: Cesdi, Arci, SVS, Misericordia, Ordine di Malta, Croce Rossa, e anche realtà parrocchiali».

Come va la convivenza a mensa di questi profughi con i vostri abituali ospiti?
«La situazione è abbastanza tranquilla e sotto controllo e agli ospiti abituali abbiamo dovuto spiegare la situazione di emergenza in cui ci troviamo che giustifica anche il perché del cestino che i profughi portano via per la cena e che era stato motivo di discussione. A causa dell’aumento dei pasti da fornire è stato anticipato a mensa l’orario del pranzo per meglio gestire i due turni. Dalla 11,30 alle 12,30 è il turno dei nostri ospiti abituali e dalle 12,30 alle 13,15 è il turno dei profughi».

Che ne sarà del futuro di queste persone?
«È difficile dare una risposta. Per molti di essi il 30 giugno scadrà la convenzione che stipula la permanenza di queste persone nel nostro territorio. Qualcuno magari potrà partire per altri paesi europei, altri aspetteranno qui la risposta alla loro domanda di asilo politico. Purtroppo a causa del loro elevato numero non potranno rientrare nel progetto SPRAR (Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati ndr). Una cosa è certa, i centri di accoglienza sono ormai saturi e la situazione sta diventando sempre più insostenibile. È necessario più che mai che le istituzioni comunitarie e nazionali elaborino e mettano in pratica politiche atte a far fronte a questa drammatica situazione di emergenza che ormai tanto emergenza non lo è più visto che si tratta ormai di una realtà che ci coinvolge sempre più».

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