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Beatificazione mons. Bartoletti, vicini alla fine dell'iter diocesano

Il 2014 potrebbe segnare l'inzio dell'iter del processo che si svolgerà presso la Congrezione delle Cause dei Santi a Roma. Per quanto concerne l'iter diocesano infatti, manca solo la fine dei lavori della Commissione Storica presieduta da mons. Bernacchioni.

Beatificazione mons. Bartoletti, vicini alla fine dell'iter diocesano

In concomitanza, sono apparsi due articoli sul Servo di Dio Mons. Bartoletti, uno sull’Osservatore Romano a fine gennaio a firma di Roberto Pertici e l’altro, di Luigi Accattoli su Il Regno ai primi di febbraio. Entrambi traggono suggestioni dalla raccolta degli appunti del Bartoletti sulle sue agende dal 1933, ancora seminarista diciassettenne, al 1975. Raccolta pubblicata lo scorso anno come Diario spirituale, da don Marcello Brunini.

C’è dunque attenzione alla figura del Bartoletti a vari livelli. In diocesi, la tiepiezza nei confronti del Servo di Dio è da supporre che sia causata da una sua santità forse «troppo» ordinaria, non eclatante. Ma probabilmente anche al prolungamento dei tempi (sono quasi 7 anni) della raccolta del materiale nella fase dell’istruttoria diocesana prima di passare il tutto alla Congregazione dei Santi.

Il vice-postulatore, don Emilio Citti informa che sia le testimonianze giudiziali e, quindi, la raccolta di testimonianze orali e l’interrogazione dei testimoni, sia quelle extragiudiziali, ovvero le testimonianze scritte, sono state completate.
Si attende la fine dei lavori della commissione storica, formata da mons. Giuseppe Bernacchioni, Francesca Concioni, Raffaele Savigni e Gianluca Fulvetti.

Questa Commissione deve trascrivere tutto ciò che ha scritto il Bartoletti e tutto ciò che è stato scritto a lui e di lui, una quantità enorme di carte. Forse, l’esaustività del lavoro va a scapito della celerità e dell’efficacia, non distinguendo sufficientemente fra ciò che serve ai fini della canonizzazione e ciò che è utile allo scopo archivistico.
Mons. Bernacchioni, presidente della Commissione, dice che «in un primo momento ci fu detto che doveva essere trascritto tutto, poi ci è stato detto che dovevano essere trascritte soltante le carte che potevano aiutare a descrivere il profilo del Servo di Dio. Entro l’estate contiamo di concludere la trascrizione». Che il 2014 sia l’anno decisivo? Va detto però che, a fronte di una capillare diffusione del testo della "preghiera particolare" in tutte le parrocchie della diocesi di Lucca, la sensazione è che in pochi preghino il vescovo Enrico e poi manca alla venerazione il luogo della sua sepoltura (che si trova in Cattedrale, nel transetto chiuso per i noti lavori). La pietà e la venerazione popolare, insomma scarseggiano.

Ma torniamo ai due articoli citati in apertura.
Il prof. Pertici ha riportato la presentazione del Diario spirituale già proposta in diocesi al momento della sua pubblicazione, mentre Accattoli si avvale anche della sua conoscenza personale del Bartoletti. Accattoli scrive: «La sua tendenza a somatizzare i contrasti e ad accusare la "cattiveria" degli interlocutori è frequente nel Diario e spesso con toni simili al lamento con cui aveva registrato la "malvagità" dei militari tedeschi che quel giorno si erano impadroniti del "suo" seminario».

Infatti, la sua specifica struttura psicologica non resse quando, segretario della Cei, si trovò solo di fronte al referendum sul divorzio, voluto dal Segretario di Stato, cardinale Villot, e dal card. Benelli, di fronte ai quali anche Paolo VI mutò idea. Un infarto stroncò mons. Bartoletti il 5 marzo 1976.
Egli aveva compreso che il referendum sarebbe stata una battaglia persa e che avrebbe mantenuta aperta la ferita dell’anticlericalismo; uomo preconciliare, intellettuale, con spirito profetico aveva colto, nella Chiesa di Papa Pacelli, i germi nuovi dei tempi che stavano sopraggiungendo e li aveva coltivati, mantenendo un forte amore alla Chiesa, per la quale è proprio il caso di dire che perse la sua vita fisica e dalla quale aveva avuto non pochi fastidi.Anche a Lucca, il Bartoletti non ebbe vita facile.

Indubbiamente, era un uomo di Dio che visse le virtù cristiane in modo eroico: quelle teologali della fede, speranza e carità, quelle cardinali di giustizia, fortezza, prudenza e temperanza, e quelle specifiche del suo ministero episcopale. Certamente è stato il traghettatore della Chiesa Italiana preconciliare alla riva del dopo-concilio e l’inventore della «priorità dell’evangelizzazione». Ma c’è un tratto del suo ministero, di cui si avvertono le conseguenze per la sua mancanza: mons. Bartoletti si preoccupò dell’apostolato dei laici; si curò della formazione del presbiterio diocesano, ma ebbe anche e, forse, soprattutto una preoccupazione intensa per la formazione dei laici, che venivano introdotti alla conoscenza dei documenti conciliari e alla lettura e comprensione della Sacra Scrittura che, nell’ottica del Bartoletti, era la fonte del rinnovamento ecclesiale e liturgico.
È questa impostazione che preserva da un cattolicesimo sociale e politico intriso di clericalismo, che lotta anacronisticamente per la conquista di spazi nella società e che ancora oggi seduce alcuni ambiti della politica.

Una precisazione:
Un «periodo» ambiguo di questo articolo induce a supporre che Bartoletti sarebbe morto a causa della batosta del referendum sul divorzio. Sebbene questa opinione si sia tramandata dalla sua morte fino ad oggi, essa ovviamente non corrisponde alla verità storica, perché il referendum risale al 1974, mentre il Servo di Dio morì nel 1976. In realtà, si voleva individuare nel contesto la concausa della morte. Bartoletti percepiva benissimo la mutata realtà italiana e per questo era contrario al referendum sul divorzio, che avrebbe acuito le contrapposizioni fra cattolici e laicisti; inoltre era iniziata la fine della Dc e dell’associazionismo cattolico tradizionale e già era imminente un altro referendum, quello sull’aborto, che, da parte ecclesiale, fu ritenuto non opportuno il giorno che precedette quello, in cui Bartoletti fu colpito dal primo infarto, dal quale non si riprese più. In quella riunione serale con Paolo VI, Villot, Casaroli e Benelli, prevalse il «no» della Chiesa al referendum sull’aborto e, quindi, il pensiero di Bartoletti. La comprensione di ciò che stava avvenendo sul piano politico e sociale negli anni in cui fu segretario della Cei, la fine di un mondo, sollecitava emotivamente Bartoletti, particolarmente sensibile e diabetico, e questo ebbe senz’altro effetti dirompenti sulle sue condizioni di salute. Bartoletti amò la Chiesa che servì con intelligenza, cuore e costanza, noncurante di sé, fino a spendere tutto se stesso, coerentemente con la sua concezione di pastore che perde la vita per le pecore.

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