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Cammino diocesano: tra consapevolezza e sinodalità

In vista della stesura e della presentazione della Lettera Pastorale 2017-18, l’arcivescovo Italo Castellani ha convocato un’assemblea straordinaria (9 giugno) per elaborare idee e suggerimenti, in base al percorso fatto dalle comunità nel tempo di Quaresima sulla base della Lettera Pastorale 2016-17.

LUCCA, Cammino diocesano: tra consapevolezza e sinodalità

Consapevolezza della vita delle comunità e consenso sui cambiamenti richiesti. In fondo è questo ciò che è stato richiesto alle parrocchie in Quaresima e che viene richiesto all’assemblea straordinaria convocata dall’Arcivescovo il 9 giugno. Protagonisti di quest’assemblea sono il Consiglio Presbiterale Diocesano, il Consiglio Pastorale Diocesano, i Direttori degli Uffici di Curia e i Vicari Zonali. Si tratta del penultimo atto scaturito dalla Lettera Pastorale 2016-17 di mons. Castellani.

 

Ma facciamo un passo indietro: il lavoro svolto sulle schede affrontate in Quaresima dalle comunità era richiesto per acquisire una maggiore consapevolezza della situazione di cambiamento epocale e preparare un clima di accoglienza non passiva della prossima Lettera Pastorale. L’ultimo atto di questo cammino sarà, infatti, la stesura e poi la presentazione della Lettera Pastorale per l’anno 2017-18. Questo lavoro delle comunità in Quaresima, a volte accolto con un po’ di fatica e apatia, in realtà si è dimostrato un valido momento di sinodalità delle comunità sparse sul territorio. Un momento di confronto, discussione e analisi, i cui risultati sono importanti per il cammino diocesano.
Qui diamo alcuni input arrivati dal lavoro delle comunità che offriamo sinteticamente ai nostri lettori per una più ampia diffusione.

(Nota bene: qui sotto i titoli sono quelli delle schede di lavoro; tra virgolette ci sono alcune parole contenute nelle schede elaborate dalle comunità e consegnate alla diocesi)

 

Una chiesa in missione

Da una parte emerge la preoccupazione di vedere la comunità solo come erogatrice di servizi, con un passato da rimpiangere, ma che oramai «naviga a vista». Dall’altra si tenta di aprirsi alle altre realtà del territorio, promuovendo dialogo e testimonianza quotidiana. Anche se questo risulta difficile: per scarsa attitudine, per una diminuzione della partecipazione alla vita della comunità, ma anche perchè si avverte «individualismo delle persone e delle famiglie» e perché il messaggio cristiano è «scomodo e in contrasto col pensiero mondano».

 

Siamo comunità

«L’articolazione delle vecchie comunità con le Unità pastorali» è già di per sè vissuto spesso come un problema. C’è fatica a «trovare tempo per questioni comunitarie» cioè a confrontarsi. Inoltre la «mancanza di un progetto» che aiuti ad identificare un cammino possibile appare come fonte di frustrazione. Allo stesso tempo però non mancano proposte concrete: come il «creare Consigli Pastorali ed Economici unitari per le varie comunità affidate ad un solo parroco»; coinvolgere le famiglie, i giovani; una maggiore attenzione a coloro che si sentono «lontani» come i separati e i divorziati.

 

Una comunità generata dal Vangelo

In questo caso risulta evidente come l’unico momento di ascolto della Parola sia solo alla Domenica durante la Messa. Al massimo, in occasioni legate ai momenti dell’Iniziazione cristiana. In una scheda si dice esplicitamente: «manca completamente una tradizione di confronto con il Vangelo». Sui Gruppi di ascolto della Parola, pur vivaci e molto attivi laddove esistono, emerge la necessità di una maggiore preparazione da parte di chi li conduce. In questa prospettiva di fede, e di confronto con la Parola, emerge poi con chiarezza l’assenza o comunque la difficoltà a coinvolgere la fascia di età da 30 ai 50 anni, e questo pone interrogativi anche sul futuro delle comunità stesse, dove tutto ruota attorno alle stesse persone, a volte molto anziane.

 

Si riconosce nell’Eucaristia domenicale

Qui ancora si nota la preoccupazione del calo di partecipazione, della mancanza di giovani, di un linguaggio lontano e di un visione «passiva» di chi va a Messa. Si rileva anche l’indisponibilità dei laici impegnati a spostarsi in altre parrocchie per la Messa. Viene richiamata la necessità di formazione, anche liturgica, per una animazione più consapevole. Alcuni chiedono «di stabilire con precisione i centri di aggregazione per la celebrazione eucaristica domenicale», in modo che ci sia una Messa per tante parrocchie, o comunque in numero minore rispetto alle attuali. E in generale si chiede anche una maggiore chiarezza negli avvisi degli orari e dei luoghi dove la Messa viene celebrata (in particolare in comunità composte da un alto numero di parrocchie).

 

Generare nella fede

Qui si riscontra come tutto, o quasi, nella trasmissione della fede sia delegato al parroco o a pochi adulti che si impegnano in parrocchia. Non viene valorizzata a dovere la famiglia e la catechesi, spesso, «ha il fine di preparare a ricevere i sacramenti non di introdurre nella vita della comunità cristiana». Pertanto va pensata una «catechesi rivolta ai genitori», magari promuovendo anche «esperienze di vita comunitaria», superando il catechismo tradizionale basato su tempi e modi para-scolastici. Infatti, alcune comunità rilevano il successo di alcune esperienze di condivisione «tra catechisti e genitori» oltre che sul coinvolgimento di adulti nel Gruppo di ascolto della Parola.

 

Conclusione

Ecco, questi sono (in estrema sintesi!) gli input arrivati alla diocesi dal lavoro fatto nelle comunità a partire dalla discussione della Lettera Pastorale 2016-17 dell’Arcivescovo. Da rilevare che spesso, nelle schede, si ritrovano sia analisi di difficoltà che suggerimenti per vie possibili di soluzione, che si ripetono indipendentemente dal tema affrontato.

La mancanza di partecipazione, il calo di laici cristiani attivi in parrocchia e nella società, la richiesta di formazione in tantissimi ambiti (preghiera, ascolto del Vangelo, catechesi, liturgia, pastorale giovanile, cultura, temi sociali) è una sorta di filo rosso che, pur con diversi accenti, ritroviamo in tutte le schede consegnate dalle comunità.

Il 9 giugno l’assemblea straordinaria convocata da mons. Castellani è dunque uno strumento e un luogo utile ad aumentare la consapevolezza della realtà ecclesiale nella quali ci troviamo. Ai partecipanti a questa assemblea vengono fornite delle schede appositamente preparate, per il confronto tra alcuni dati culturali di fondo della realtà sociale odierna e il contenuto di quanto elaborato dalle comunità nei mesi scorsi. Infine, l’assemblea è chiamata ad esprimere idee e pareri, ma anche suggerimenti, sul cammino da intraprendere nel nuovo anno pastorale. Questo, in fondo, è un passo di corresponsabilità che la nostra Chiesa cerca di attuare e, infine, vedrà il suo risultato nelle indicazioni che l’Arcivescovo offrirà alla Diocesi con la prossima Lettera Pastorale.

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