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Carcere: proposta di legge sulle pene alternative?

Al S. Giorgio, il carcere di Lucca, fine estate piena di tensione tra i detenuti, parla il direttore Ruello.
Il presidente del Cnv Patriarca: «va ribadito per legge il finalismo rieducativo della pena».

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Carcere: proposta di legge sulle pene alternative?

Il problema del sovraffollamento delle carceri riguarda anche quello di Lucca, sebbene non nella misura emersa dai media locali.
Insomma il carcere cittadino si trova in una situazione decisamente migliore, lo sostiene Francesco Ruello, direttore del Carcere S. Giorgio, che specifica: «su una capienza di 113 posti e una presenza tollerata di 140 persone, attualmente il carcere ne ospita 160-170. La situazione migliore si deve ad alcuni interventi a livello amministrativo e normativo, come la legge "svuota carceri", che hanno rallentato gli ingressi». Il direttore del carcere afferma anche «che attualmente non ci sono proteste per il sovraffollamento», tuttavia «gli agenti penitenziari non hanno vita facile». In particolare «poche settimane fa, alla fine dell’estate» - ci informa Ruello -, «c’è stato un periodo turbolento, caratterizzato da eventi scollegati fra loro, ma che hanno creato un clima di particolare tensione come autolesione, danneggiamento della cella, litigio con un compagno di cella. A causa della differente provenienza etnica o di problemi psichiatrici le relazioni "scoppiano", nonostante il lavoro di prevenzione svolto costantemente dagli operatori del carcere».

Allargando lo sguardo alla realtà italiana in generale, tutti sappiamo come intervenire sul piano normativo significhi incidere sia sul piano economico sia su quello sociale, in ogni campo e quindi anche nel mondo delle carceri. E lo sentiamo dire davvero da molti anni. Forse, grazie anche al recente pronunciamento autorevole del Presidente della Repubblica in tema di materia carceraria, qualcosa si smuoverà. Nella politica, vedremo. Certamente nel Terzo settore.

«Rafforzare la via delle pene alternative significa poter arrivare a un risparmio di oltre un miliardo di Euro l’anno, cui si aggiunge l’abbattimento della recidiva di oltre sessanta punti», spiega Edoardo Patriarca, presidente del Centro nazionale per il volontariato che, come noto, ha sede a Lucca.
«Oggi un detenuto costa circa 150 Euro al giorno. In comunità, se introdotto in percorsi alternativi di recupero, il costo scende a 50 Euro. Un risparmio di 36.500 Euro l’anno per ciascun detenuto», prosegue Patriarca. «Ebbene, istituzionalizzando le pene alternative, con il coinvolgimento di trentamila detenuti, attualmente reclusi, si arriverebbe a risparmiare oltre un miliardo».

In questo contesto, si abbatterebbe anche la recidiva. «In assenza di misure alternative, il tasso di recidiva nel primo triennio è dell’80%, ma quando si adottano misure alternative la percentuale scende al 20%. L’obiettivo che ci poniamo - spiega il presidente del Cnv - è di mettere a sistema proposte, saperi ed esperienze».

Cnv, Seac e Conferenza nazionale volontariato e giustizia, insieme alle associazioni e alle organizzazioni non profit che operano nel settore carcere, hanno avviato un percorso comune per arrivare alla redazione di una proposta di legge.
«È quindi necessario ribadire il principio del finalismo rieducativo della pena, che noi interpretiamo come un concetto di "relazione". È in questa direzione che si muovono le comunità di accoglienza e tutti quei volontari che operano dentro e fuori dalle carceri. Perché rieducare significa appunto rispettare i valori fondamentali della vita sociale», aggiunge Patriarca.

Del resto i dati fotografano una situazione apparentemente contraddittoria: se da una parte si certifica la diminuzione progressiva di reati dal dopoguerra ad oggi, dall’altra ci troviamo di fronte all’aumento fuori misura dei detenuti all’interno degli istituti penitenziari. «Un incremento dovuto anche agli effetti di norme come la Bossi-Fini, la Fini-Giovanardi e la ex Cirielli. Leggi che "producono" carcere senza rispondere ai reali bisogni».
Edoardo Patriarca, che è anche deputato del Partito Democratico, si prende una responsabilità non da poco con queste dichiarazioni. Siamo certi che, considerando la sua sensibilità, non mancherà di aggiornare in merito.

Il percorso tra assozioni ed enti del Terzo Settore è già partito mesi addietro, prima ancora dell’ultimo intervento di Napolitano, e ora a Firenze è in programma un ulteriore incontro per la stesura della proposta di legge.

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