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Il primo traduttore del Corano in Latino è lucchese

Con padre Ludovico Marracci, sacerdote dei chierici regolari della Madre di Dio, (l’ordine lucchese fondato da S. Giovanni Leonardi), originario di Torcigliano, di cui abbiamo ricordato da poco il quarto centenario della nascita, si instaura un modo nuovo di confrontarsi con l’Islam.

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Il primo traduttore del Corano in Latino è lucchese

Nel Seicento i musulmani rappresentavano un pericolo per la Cristianità e l’assedio di Vienna da parte dei Turchi era vissuto dall’Europa come un vero e proprio incubo. Il religioso fu il primo studioso che tradusse il Corano dall’arabo in latino, animato, nonostante le tensioni esterne comprensibili, dallo spirito di capire, di dialogare, nonostante gli eventi storici fossero contro di lui. Succede come oggi giorno.

Il fondamentalismo musulmano sembra dominante, eppure c’è sempre chi, contro ogni speranza, crede al dialogo, animato dal concilio ecumenico Vaticano II che diede dignità alle religioni non cristiane e raccomandò il confronto e l’attenzione.
Ludovico Marracci nacque a Torcigliano di Camaiore il 6 ottobre 1612. Molto giovane si trasferì a Roma ed entrò nella congregazione dei chierici regolari della Madre di Dio. Studiò le lingue orientali. Fu anche rettore dell’università la Sapienza. Nel 1698 la tipografia del seminario di Padova pubblicò una sua traduzione latina del Corano.

Due volumi nei quali compariva il testo arabo, la traduzione in latino, un ampio apparato di commenti e note tratte da varie opere di studiosi musulmani. Sabato mattina nel salone dell’arcivescovato si è svolto un convegno intitolato: «Figura, contesto storico e spiritualità di padre Ludovico Marracci».
Una iniziativa della nostra arcidiocesi (tra gli organizzatori don Piero Ciardella responsabile culturale), della Provincia, dell’ordine dei Chierici regolari della Madre di Dio, della fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, del comune di Camaiore, dellabiblioteca statale. Ha introdotto l’arcivescovo Italo Castellani.

Il professor Ignazio Del Punta dell’università di San Marino ha sottolineato la complessità del Marracci, della sua figura di studioso anche nel contesto della nostra città. Lo storico Luca Santini ha parlato dei rapporti del religioso col suo paese di origine. Il professor Gian Luca D’Errico, dell’università di Bologna, ha messo in rilievo il ruolo importante del Marracci come teologo e consultore delle varie congregazioni romane, soprattutto del S. Uffizio. Il professor Francesco Bustaffa dell’università di San Marino ha parlato del Marracci come confessore del papa Innocenzo XI.

Infine il professor Paolo Branca dell’università cattolica di Milano ha trattato un argomento di stretta attualità per il Corano: «le versioni italiane di un testo intraducibile». Per qanto riguarda il testo ma anche soprattutto il contesto, secondo lo studioso, hanno influenzato nel Corano l’uscita e le caratteristiche oltre che della versione anche degli apparati in una continua evoluzione che riflette epoche e sentimenti discordanti, «con rilevanti innovazioni» aggiunge Branca «e persistenti percezioni di uno dei grandi codici dell’umanità di cui forse si parla troppo senza realmente conoscerlo».

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