Lucca
stampa

Lucca: Miano e De Simone su "famiglia e nuove forme di relazione"

Venerdì 8 maggio, alle ore 21, nel Salone dell’Arcivescovato, si tiene l’ultimo degli "Incontri in San Martino 2015", che è dedicato alle provocazioni alla famiglia, derivanti dai mutamenti culturali e, soprattutto, dalle teorie del gender. Interverranno i coniugi: Francesco Miano (foto) e Giuseppina De Simone.

Percorsi: Cultura - Famiglia - Lucca
Lucca: Miano e De Simone su "famiglia e nuove forme di relazione"

I relatori sono Francesco Miano, ex presidente nazionale di Ac, docente di Filosofia Morale all’università di Tor Vergata di Roma, e Giuseppina De Simone, docente di Filosofia della Religione ed Etica generale alla Pontificia facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e di Teologia Fondamentale all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Nola. Entrambi inviati al Sinodo straordinario che ebbe luogo nell’ottobre 2014. Pertanto, sarà interessante, fra l’altro, ascoltare quali risposte si prevede che la Chiesa dia alla questione della famiglia nella sessione ordinaria del Sinodo del prossimo ottobre.

Resoconto dell'incontro precedente, con il professor Francesco D'Agostino, venerdì 24 aprile:

La seconda serata degli «Incontri in San Martino» ha avuto come tema la differenza sessuale, divenuta oggi particolarmente problematica a motivo delle molte contraddizioni che caratterizzano la nostra epoca, così detta «postmoderna». Il prof. Francesco D’Agostino, giurista e filosofo del Diritto, per giustificare la sua tesi ha messo a confronto la cultura contemporanea, fortemente secolarizzata, con quella tradizionale. Tutte le società tradizionali, ha detto il relatore, si radicano su un fortissimo senso della differenza sessuale che trova espressione nelle forme linguistiche, nei diversi modi di vestire, negli usi alimentari, nei ranghi sociali e lavorativi, ma, soprattutto, nella procreazione. Nelle società tradizionali, infatti, ciò che radicalmente differenzia i due sessi e ne distingue i ruoli, è la fecondità, carattere esclusivo e identificativo della donna. Come è entrato in crisi il modello antropologico tradizionale? Il primo e fondamentale elemento storico, ha proseguito il relatore, è costituito incredibilmente dall’avvento del Cristianesimo, che ha abbattuto, non tanto sul piano delle relazioni sociali, ma su quello ancor più rilevante della dimensione antropologica, la differenza tra maschio e femmina. Tutti ricordano quanto si legge nella Lettera di Giacomo: «non c’è più schiavo né libero, né giudeo né greco, né uomo né donna» (3,28). La venuta di Cristo inaugura una nuova umanità in cui le antiche distinzioni, non ultima quella tra uomo e donna, sono abbattute in quanto, di fronte a Dio, tutti hanno uguale dignità. Questo principio d’uguaglianza si riflette significativamente, come ha opportunamente ricordato il relatore, sulla concezione del matrimonio cristiano, primo istituto giuridico nella storia che parifica l’identità femminile e quella maschile. Per la validità del matrimonio si richiede infatti il libero consenso dell’uomo e della donna, ed entrambi i consensi sono valutati con gli stessi parametri. Per la rima volta nella storia, sul piano antropologico, uomini e donne hanno raggiunto una parità, anche se sociologicamente le cose sono per lungo tempo andate in un’altra direzione: nella famiglia i ruoli rimangono distinti e il marito continua ad avere un primato riconosciutogli dal contesto sociale. Questo principio, evidentemente condivisibile, ha operato nella storia rilevanti mutamenti culturali. Progressivamente i fattori sociologici e culturali della differenza tra i sessi sono caduti in una crisi che ha generato problemi nuovi e assolutamente imprevisti fino a tempi recentissimi. L’aspetto oggi più problematico, e su cui si è lungamente soffermato il prof. D’Agostino, è quello che riguarda la fecondità che lentamente, da elemento distintivo e identificativo delle donne, è stata progressivamente interpretata e praticata come un loro diritto esclusivo. La più grande rivoluzione tecnologica del 900, ha affermato provocatoriamente il relatore, è stata l’invenzione della pillola anticoncezionale, che ha permesso alle donne, che lo hanno voluto, di gestire la maternità in modo del tutto autonomo, escludendo, più o meno radicalmente, la compartecipazione dell’uomo. Questa autonomia della donna è oramai sancita da una particolare categoria di diritti umani, che vengono etichettati come «diritti riproduttivi». Appartiene alla sola discrezionalità della donna il diritto a scegliere se procreare, con chi, quando, quante volte, e se portare a termine la gravidanza. Questa serie di diritti, oramai pacificamente acquisiti, segnano irreversibilmente il passaggio da una cultura tradizionale, che si basava su una differenza asimmetrica, che vedeva il primato dell’uomo sulla donna, ad una cultura che, sebbene riconosca la differenza sessuale, ne rovescia la simmetria a favore della donna. Nella cultura contemporanea, infatti, il sesso antropologicamente debole non è più la donna, ma l’uomo, perché escluso da alcune scelte antropologiche significative, prima e più importante, quella della procreazione. Figlie di questa odierna gestione esclusivamente femminile della maternità sono le ideologie child free<+tondob> e man free<+tondob>, molto diffuse anche nel nostro paese. Alla prima appartengono coloro che escludono in maniera assoluta e per motivi diversi la procreazione, sostenitrici della seconda, sono tutte quelle donne che decidono di generare senza avere un partner identificabile e servendosi di gameti maschili donati o, il più delle volte, acquistati a caro prezzo. Sul futuro della differenza sessuale è difficile, se non addirittura impossibile, indicare previsioni. Ci sono però due elementi che, per il relatore, costituiscono motivi di preoccupazione. Il primo è rappresentato dall’estrema rapidità con cui si realizzano, quasi come un inevitabile destino di fronte al quale non rimane che arrendersi, i mutamenti sociali. Fa pensare come, ad esempio, la richiesta di riconoscimento sociale e giuridico del matrimonio tra omossessuali si sia in breve tempo imposta a tal punto che, il Parlamento europeo sta approvando una mozione dopo l’altra per stigmatizzare quei pochi Paesi, tra cui l’Italia, che ancora non riconoscono le unioni omosessuali. Un altro elemento di preoccupazione deriva dalla crisi demografica che tutti i Paesi ad alto tasso di secolarizzazione oggi vivono. L’Occidente si sta inesorabilmente spopolando e tra pochi decenni, se la matematica non è un’opinione, le popolazioni autoctone, e noi italiani non facciamo eccezione, saranno una minoranza nel loro paese. La crisi demografica e gli inarrestabili flussi migratori, si è chiesto il relatore, consentiranno il mantenimento di queste ideologie? O dobbiamo prepararci a dei cambiamenti epocali simili a quelli che la storia passata ha già conosciuto? Un esempio, tra quelli a cui ha accennato il prof. D’Agostino, è la crisi dell’Impero Romano, avvenuta non già a causa dell’invasione dei barbari, che erano poche decine di migliaia, ma per la crisi demografica che ha caratterizzato la tarda Roma imperiale. Probabilmente, ha concluso il relatore, l’alterazione demografica, che l’Occidente sta vivendo, avrà una inevitabile ricaduta sull’ordine dei valori e sulle pratiche sociali. È molto verosimile, dunque, che l’Occidente secolarizzato imploda demograficamente e che tutte le ideologie, oggi dominanti, vengano spazzate via, non da ideologie alterative, ma dagli inevitabili ricorsi della storia.
La relazione del prof. D’Agostino, molto più ricca e articolata di quanto una sintesi possa rendere conto, ha aggiunto un importante tassello alla riflessione sulla costellazione delle problematiche sollevate dall’ideologia gender. L’angolatura, dalla quale il relatore ha affrontato il tema, è stata evidentemente diversa, per metodo e per contenuto, dalle due relazioni della prima serata, e nella sua totalità si è mostrata in deciso disaccordo con le tesi sostenute dai rappresentanti della scienza. Infatti, il prof. D’Agostino non ha avuto difficoltà a dichiarare mistificante la convinzione che sia lecito riconoscere un orientamento sessuale diverso dalla dimensione anatomica, la quale attesta solo due generi, il maschile e il femminile, e che altrettanto mistificanti siano da considerare quegli interventi chirurgici che operano un «sedicente» mutamento di sesso. Un essere umano nasce uomo o donna, e uomo o donna lo è totalmente: sia nella dimensione genitale esterna ed interna, sia nel carattere genetico e neurologico. Al di là di queste considerazioni, ribadite senza una qualche rigidità soprattutto nel dialogo con il pubblico, l’intenzione del prof. D’Agostino, mi sembra di poter dire, era altra, ovvero quella di mostrare come il rapporto tra femminile e maschile, dal punto di vista antropologico, ha vissuto nella storia un difficile equilibrio che oggi, nel passaggio da una società tradizionale ad una società secolarizzata, dove molti dei valori un tempo condivisi si sono eclissati, è divenuto ancora più instabile e contraddittorio. Questo riportare il discorso sul piano della relazione antropologica e sociale tra maschio e femmina, ha aperto le porte ad un altro tema etico, nel corso della serata più volte toccato, quello che riguarda il ruolo, ma, soprattutto, l’identità della famiglia in rapporto alle diverse teorie sulla sessualità. La famiglia è oggi particolarmente coinvolta nella rivoluzione sessuale in atto, per molti aspetti che la riguardano direttamente. Innanzitutto essa è ancora il luogo per eccellenza, anche se non esclusivo, della crescita, dell’educazione e della realizzazione dell’identità dei bambini e dei giovani. In secondo luogo oggi, più che in passato, la famiglia si trova a dover gestire, spesso in assoluta solitudine, il dramma di figli che manifestano orientamenti sessuali difformi da quello che, nonostante l’imporsi delle ideologie di genere, è considerato largamente come la norma. Infine, ma non è certo l’ultimo aspetto problematico che riguarda la famiglia, oggi si assiste alla richiesta pressante di riconoscimento di una pluralità di forme di unioni che pretendono, in molti casi, di essere equiparate, di fatto e di diritto, alla famiglia tradizionale.

Per questo, il terzo e ultimo incontro di venerdì 8 maggio sarà incentrato sulla famiglia e vedrà la partecipazione di due coniugi, Giuseppina De Simone e Francesco Miano, entrambi docenti di filosofia ed esperti di problematiche etiche. Entrambi, come già accennato, sono stati invitati come esperti al Sinodo straordinario dei vescovi sul tema «Le sfide pastorali della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione». La loro sarà una testimonianza maturata in anni di riflessione etica e di impegno ecclesiale, che non mancherà di evidenziare le odierne sfide sulla famiglia, che pongono seri ed ineludibili interrogativi alla comunità ecclesiale e alla società civile.

Lucca: Miano e De Simone su "famiglia e nuove forme di relazione"
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento