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Riflessioni e dialogo con i lettori, un settimanale aperto

Da alcuni mesi don Franco Cerri cura una rubrica, "corto circuito", in cui con lo stile dell'ironia e del sorriso, a volte dolci a volte amari, invita i lettori a riflettere su alcune tematiche d'attualità sia civile che di interesse ecclesiale. Alcune settimane fa ha scritto: "Qualcuno si preoccupa della fede del proprio parroco?". Un lettore gli ha risposto, affrontando di petto la questione della crisi dei preti di cui a volte sentiamo parlare. Ci sono tanti luoghi comuni da sfatare, sia nelle argomentazioni sul tema trattato e che vi proponiamo anche qui, sia nell'idea ingessata di un dialogo dentro la nostra realtà diocesana. Il settimanale si apre, certo nei limiti della decorosità e del rispetto di tutti, ma accetta anche contributi scritti senza peli sulla lingua. Questa ne è la dimostrazione.

Riflessioni e dialogo con i lettori, un settimanale aperto

Qualcuno si preoccupa della fede del proprio parroco?

L’anno della fede, che tutta la Chiesa, e quindi anche la nostra Diocesi sta vivendo, impegna tutti i cristiani a domandarsi se e come la fede in Cristo animi la vita di ogni giorno. Un impegno non riservato ai soli fedeli laici, quasi che i loro pastori, vescovo e presbiteri, non ne abbiano bisogno.
Così in quest’anno, i preti della nostra Chiesa si sino ritrovati in ritiri spirituali, per riflettere, per chiedersi insieme al vescovo, in momenti di preghiera, quanto sono fedeli a Cristo e alla Chiesa, a quella Chiesa rinnovata dal Concilio Vaticano II. Insomma, interrogarsi sulla fede.
Ed è stato bello quando in un incontro il vescovo ha chiesto perdono a Dio per la fragilità e per i peccati dei preti.
Forse qualcuno si scandalizzerà che il prete si domandi se ha fede autentica, se vive e ama la Chiesa, secondo l’insegnamento del Concilio, se e quanto ritenga fondamentale l’ascolto e l’accoglienza della parola di Dio, se e come vive la Liturgia, che rende attuale la salvezza, se e come vive la testimonianza cristiana nelle realtà di oggi, chiamato a leggere i segni dei tempi.
Invece, è una cosa normalissima che questo avvenga. Il prete, come pure il vescovo, prima di tutto è un cristiano come gli altri fratelli e sorelle nella fede, e quindi soggetto, come tutti, alla tentazione del dubbio, della fatica, dell’incertezza, proprio perché la fede non comporta il vedere , ma comporta l’affidarsi pienamente a Dio, che non vediamo. Ma non solo, essendo pastore e guida del popolo di Dio, sente il peso della responsabilità, particolarmente oggi in una società scristianizzata e anche per il poco entusiasmo di quanti frequentano la vita della Chiesa. È così che facilmente il prete può andare in crisi di fede e forse domandarsi che senso abbia il suo ministero.
Non deve meravigliarci questo, anzi dovrebbe essere per i fedeli laici una forte motivazione per stare vicini ai loro preti, perché non si scoraggino.
Credo che la crisi di alcuni preti, che arrivano a lasciare anche il ministero, non poche volte dipenda dall’essere lasciati soli. Spesso si è pronti soltanto a «sparare» contro o a pensare che il servizio del prete sia una questione sua, che riguardi lui solo e non tutta la comunità dei credenti, esigendo da lui soltanto dei servizi.
Nessuno conosce la sofferenza del prete, quando non si sente seguito, aiutato, incoraggiato, sostenuto dalla gente.
Avete mai chiesto ai vostri preti se hanno bisogno di qualche cosa? Avete mai chiesto loro se stiano bene di salute? Banalità, dirà qualcuno. Non credo. Forse una piccolissima percentuale di quanti frequentano la vita delle parrocchie, si preoccupa della salute, delle difficoltà, delle necessità del prete. Non è il loro pastore?
C’è in non pochi casi una solitudine che, anche involontariamente, si crea attorno al prete, perché forse si pensa che non abbia bisogno degli altri, dell’amicizia sincera, della simpatia delle persone, della loro preghiera. Non a caso ha sorpreso moltissimo Papa Francesco, il quale, nella sua prima apparizione nella sera dell’elezione, ha chiesto alla gente di pregare per lui. Perché il pastore, papa o vescovo o prete che sia, è visto come uno dall’altra parte, che non ha bisogno degli altri.
Ma, se è vero che il prete è tenuto ad aiutare i fedeli nel cammino della fede, rimane pur vero che i fedeli hanno, a loro volta, il dovere di aiutare il prete nel suo cammino di fede. Siamo tutti nella stessa barca. (Franco Cerri)

La crisi di alcuni preti non è da ricercare nell’indifferenza dei loro parrocchiani

Caro don Cerri,
sono un marito e padre di famiglia, impegnato da anni nella mia parrocchia e saltuariamente leggo anche quello che Lei scrive su ToscanaOggi. Condivido spesso le sue parole, ma assolutamente non quelle dell’ultima graffiatura o, come Lei la chiama attualmente, «corto circuito». "Qualcuno si preoccupa della fede del proprio parroco?".
Mi pare che la Sua preoccupazione per la fede dei Suoi colleghi preti sia davvero un «corto circuito» nella comprensione della realtà.
Secondo Lei, i parrocchiani dovrebbero preoccuparsi della fede del parroco: ma Lei sa meglio di me che i parroci non si chiedono se i loro parrocchiani abbiano la fede o no. Si preoccupano esclusivamente della frequenza alla messa, al catechismo, al corso per fidanzati, se poi le persone abbiano la fede, per la mia esperienza mi pare sia una questione considerata irrilevante.
Mi chiedo ma questi parroci deducono che uno ha la fede se partecipa ed è sempre presente? E chi l’ha detto? Noi laici, allora, potremmo dedurre che il parroco, sempre presente in parrocchia e in tutte le salse, scoppi di fede! Sì, magari!
Comunque questo Suo ultimo «corto circuito» in tutti i sensi, mi ha fatto riflettere sulle crisi dei preti che io non credo proprio siano causate dall’indifferenza dei parrocchiani.
Penso che derivino un po’ da scelte affrettate, o non ben guidate, o dall’immaturità umana e spirituale del singolo.
Chi vuole farsi prete deve anche essere disposto a restare solo: a gestirsi, ad affrontare il rifiuto e l’indifferenza, le difficoltà quotidiane, a gestire le relazioni con gli altri preti e con i superiori, che certamente non saranno tutte rose e fiori come a volte cercate di dire…
Magari uno si fa prete per stare nella condizione del single (d’oro) in attesa, forse inconscia, di futuri sviluppi della sua situazione. Papa Francesco ne ha «sparate» grosse anche riguardo al clero e io condivido in pieno!
E però chi è sposato che dovrebbe fare, allora? Noi non abbiamo avuto anni e anni di formazione come ce l’hanno i futuri preti, e non abbiamo educatori che ci seguano passo passo, e la vita in comune e i figli… e, come non bastasse, sempre sotto tiro del prete o di qualche suo collaboratore (che a volte è più prete del prete!), che ci fa sentire sempre in colpa, perché la vita coniugale e i figli li sa gestire sempre meglio chi non ce l’ha!
I preti di Lucca che hanno abbandonato il ministero sono molti, e non se ne parla, nemmeno quando se ne vanno sbattendo la porta, però onestamente non si può dire che la crisi derivi dall’indifferenza dei loro parrocchiani.
Questo mi sembra davvero un rovesciamento della frittata. La ringrazio per gli spunti di riflessione che ci offre e La saluto.
Chiedo alla redazione di pubblicare questa lettera aperta, ma non il mio nome nè quello della mia parrocchia. (Lettera firmata)

Riflessioni e dialogo con i lettori, un settimanale aperto
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