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Viareggio: quattro anni fa, la strage

La sera di sabato 29 giugno si è svolta la manifestazione di commemorazione delle vittime della strage avvenuta nel 2009 presso la Stazione Ferroviaria di Viareggio. Il comune ha promosso anche una giornata di studio, che si è svolta sempre il 29, su "La sicurezza del trasporto di sostanze pericolose".

Viareggio: quattro anni fa, la strage

Non è che vogliamo sottovalutare le manifestazioni che a Viareggio sono state indette per ricordare nel quarto anniversario la tragedia del 29 giugno 2009 alla stazione ferroviaria di Viareggio; ma a colpire il cuore di tutti sono stati anche i fischi lancinanti dei treni che in tutte le ore del 29 giugno scorso, ma in particolare nella sera, hanno reso omaggio alla memoria di quei 32 morti innocenti che ancora attendono giustizia.

E questo a chiara dimostrazione che anche i macchinisti non hanno dimenticato, perché a molti di loro è affidato il compito di trasportare materiale pericoloso anche per loro. Doveroso aver premesso questo, è comunque importante rilevare che la città – mentre a Lucca si sta lentamente trascinando il processo ai presunti responsabili della strage – non solo non dimentica, ma soprattutto con l’appassionata e stringente attività dell’Associazione «Il mondo che vorrei», sta facendo di tutto e di più per avere giustizia non solo per i morti, ma anche per le famiglie le cui ferite non saranno mai rimarginate.

Ecco così che se da una parte importantissimo è stato che migliaia di persone (tra loro anche l’arcivescovo Italo Castellani) abbiano percorso, sabato 29 giugno, le vie di Viareggio per poi radunarsi presso la «casina della memoria», nei pressi del luogo del disastro, e ascoltare i trentadue rintocchi di campana che hanno accompagnato i nomi di chi è rimasto vittima dell’incidente; dall’altra ha assunto una rilevanza del tutto particolare – per i risvolti politici che potrebbe avere – la giornata di studio su «La sicurezza del trasporto di sostanze pericolose» indetta dal Comune di Viareggio, tramite il responsabile del servizio di Protezione Civile Giuliano Pardini.

Qui, infatti, è stata più volte auspicatala la creazione di quell’Osservatorio Europeo sugli incidenti ferroviari che potrebbe costituire un notevole deterrente nella prevenzione di tali eventi. Tema su cui si sono particolarmente soffermati - fra gli altri - sia il Presidente della Provincia Stefano Baccelli, prima, e poi il Sottosegretario ai Trasporti e Infrastrutture Erasmo D’Angelis nei loro interventi istituzionali, nonché del Sindaco Leonardo Betti poi si è anche soffermato sul significato morale di quanto organizzato nel quarto anniversario di quel tragico 29 giugno 2009, perché Viareggio porta ancora e sempre nel cuore e sulla pelle non solo i 32 morti, ma anche il dolore dei familiari che niente e nessuno potrà risarcire sul piano umano.

Ed a questo proposito non poteva non riscuotere il sincero e prolungato applauso delle autorità e del pubblico presenti al Centro Congressi «Principe di Piemonte», dove appunto si è svolto il convegno – quando è intervenuta Daniela Rombi, presidente dell’Associazione «Il mondo che vorrei», che il 29 giugno 2009 ha perduto la figlia Emanuela di 22 anni.

Le sue sono state le parole accorate di una madre colpita nei suoi affetti più cari, ma anche e soprattutto un atto di accusa nei confronti dell’ovvia lentezza della giustizia, ma anche sul rimpallo delle responsabilità, sui mancati controlli del materiale ferroviario e sui convogli pericolosi che continuano a percorre le linee ferroviarie. Auspicando infine che il convegno serva soprattutto da cassa di risonanza perchè non abbiano più a ripetersi tragedie come quella di Viareggio.

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Franco Masini 29/01/2014 18:06
"..lettera a Mario, vittima del disastro ferroviario di Viareggio"

“A Mario”
A seguito del terribile incidente ferroviario del 29 Giu. 2009, nel quale morirono credo 32 persone, mi recai a Viareggio in occasione di una messa di suffragio.
A quel tempo facevo parte dell’AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) dove avevo incontrato Mario (uno dei superstiti dell’incidente ferroviario) già diverse volte in occasione dei convegni del direttivo dell’associazione.
Accompagnato dalla moglie e dalla figlia, poi scomparse nella sciagura, veniva nella nostra sede provinciale (di Lucca) per partecipare all’assemblea annuale.
Rammento Mario come un omone (confidenzialmente lo chiamavamo Marione!) dal quale spiccava soprattutto il suo bel faccione simpatico e rotondo.
E una corolla di rossi capelli.
Lentigginoso e, come si conviene ad ogni buon Viareggino, con gli occhi di un azzurro così chiaro da far concorrenza al cielo.
Aveva un carattere d’oro, Mario.
Nonostante il suo stato, alle battute rispondeva sorridendo; agli scherzi pure e pensare che si muoveva soltanto grazie alla “sedia a rotelle”.
Si perché Mario era affetto dalla stessa malattia per la quale partecipava al convegno.
Di solito non parlava, non faceva commenti (che io sappia, nessuno l’ha mai sentito emettere un lamento, un’imprecazione); ma si faceva notare per la sua simpatica presenza.
Conviveva con quel po’ di fardello con grande spirito di sopportazione.
Tutti gli volevano bene.
Sua moglie lo amava .
E come se lo amava! E così pure sua figlia e tutte e due facevano a gara per assecondarlo nei suoi pur modesti desideri.
Di invalido ormai permanente.
Poi tutt’un tratto, l’inimmaginabile tragedia.
Ora é solo.
Più nessuno ad accompagnarlo nella Passeggiata di Viareggio; nessuno ad accudirlo anche fisicamente.
A Mario è stato tolto tutto, unico ricordo di un passato felice, la sedia a rotella!
Mario sei grande!

Franco Masini

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