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Addio a Don Cecchi, ha portato Emmaus a Prato

Addio a un sacerdote coraggioso, un uomo umile, un amico di tutti: così la comunità Emmaus di ieri e di oggi, gli scout e i parrocchiani ricordano don Alessandro Cecchi, il parroco di Castelnuovo scomparso tra sabato 29 e domenica 30 agosto all’età di 68 anni per l’aggravarsi della sua già delicata condizione di salute. Affascinato dalla figura dell’Abbé Pierre, il grande sacerdote francese apostolo dei poveri e fondatore di questo progetto poi propagatosi in tutto il mondo, don Cecchi avviò proprio a Castelnuovo, nel 1978, una comunità assieme ad altre quattro persone, fondata sull’accoglienza, la vita comunitaria.

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Don Alessandro Cecchi con l'Abbé Pierre

Addio a un sacerdote coraggioso, un uomo umile, un amico di tutti: così la comunità Emmaus di ieri e di oggi, gli scout e i parrocchiani ricordano don Alessandro Cecchi, il parroco di Castelnuovo scomparso tra sabato 29 e domenica 30 agosto all’età di 68 anni per l’aggravarsi della sua già delicata condizione di salute. Una cattedrale gremita gli ha dato l’ultimo saluto, martedì scorso alle 9,30, con il vescovo Franco e tutto il presbiterio diocesano che si sono stretti attorno al feretro di quel prete così semplice, ma così risoluto. «Ringrazio il Signore per questo dono che è stato don Alessandro, - ha detto mons. Agostinelli durante l’omelia delle esequie - un uomo chiamato da Dio a vivere l’aiuto ai più poveri e ai bisognosi. Una persona che ha testimoniato la bontà, l’accoglienza, la disponibilità piena».
Classe 1947, cafaggese di nascita (amico sin dall’infanzia del compaesano don Alberto Maggini, che ha celebrato una messa in suo ricordo lunedì sera con gli scout), don Alessandro entrò in Seminario da ragazzo e venne ordinato sacerdote nel 1972. Per diversi anni svolse il servizio di vice parroco al Soccorso, fino a quando non gli venne affidata la cura della parrocchia di Castelnuovo, al confine con il territorio di Poggio a Caiano, trentasette anni fa. «Il teologo della piana»: così, per gioco, lo chiamavano i suoi compagni sacerdoti. Eppure il suo Vangelo è sempre stato quello della concretezza e del «sì» incondizionato. Ne è evidenza concreta «il suo più grande capolavoro»: la comunità di Emmaus. Affascinato dalla figura dell’Abbé Pierre, il grande sacerdote francese apostolo dei poveri e fondatore di questo progetto poi propagatosi in tutto il mondo, don Cecchi avviò proprio a Castelnuovo, nel 1978, una comunità assieme ad altre quattro persone, fondata sull’accoglienza, la vita comunitaria, il lavoro, la solidarietà. Da questo impegno - tra i primi in Italia - nacque poi il mercatino dell’usato, occasione di riscatto per poveri e diseredati. Una realtà diventata punto di riferimento a livello nazionale tanto da fare di Castelnuovo la sede legale di Emmaus Italia e insieme lo specchio del cuore di don Alessandro, così dedito alla cura degli ultimi e dei dimenticati da seguire per alcuni anni, in diocesi, la pastorale dei migranti. Accanto a questo, l’impegno con gli scout, come assistente del gruppo Prato 2. Ai funerali una presenza veramente significativa di giovani e meno giovani con la camicia azzurra, il fazzolettone al collo e non poche lacrime agli occhi: sono la testimonianza del grande affetto provato per «Baloo» (come lo hanno sempre chiamato i «suoi» scout), che per lunghi anni ha accompagnato i lupetti sulla vetta di mille montagne. Perché don Alessandro era anche questo: un viaggiatore. L’ultimo suo itinerario verso la chiesa de La Verna, assieme al suo grande amico don Marco Natali (di cui potete leggere il personale ricordo scritto per il funerale, qui sotto). Un’ultima «impresa» degna della sua vita, così semplice, così vera.

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