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Armando Zappa: «Torno in Perù, la prima volta senza Marta»

Ritorno in missione. Armando Zappa è in partenza per il Perù dopo la scomparsa della moglie Marta Ferraboschi che ha condiviso con lui una vita accanto agli ultimi per conto dell’OMG. Armando e Marta, per vent’anni sono stati in missione insieme, prima in Bolivia e poi in Perù. Dallo scorso 30 ottobre Marta non c’è più, è scomparsa a Prato nella sua casa in via delle Fonti, a causa di una grave malattia, contro la quale ha lottato per 12 anni. 

Percorsi: Missioni
Parole chiave: Armando Zappa (2), Marta Ferraboschi (2), Operazione Mato Grosso (1), Perù (6)
Armando Zappa con la moglie Marta Ferraboschi di recente scomparsa

Quando parla, spesso chiude gli occhi. Lo fa per meditare le parole che dice. La sua voce è serena ma allo stesso tempo riesce a trasmettere una grande forza. Armando Zappa è un missionario dell’Operazione Mato Grosso, per tutti il suo nome è associato a quello della moglie Marta Ferraboschi. Per i volontari dell’Omg sono semplicemente Armando e Marta, come se fossero una entità sola. Per vent’anni sono stati in missione insieme, prima in Bolivia e poi in Perù. Dallo scorso 30 ottobre Marta non c’è più, è scomparsa a Prato nella sua casa in via delle Fonti, a causa di una grave malattia, contro la quale ha lottato per 12 anni. Ma per Armando, 59 anni a maggio, che ha fatto della missione la sua scelta di vita, è già l’ora di ripartire. Dopo sei mesi di permanenza a Prato, dovuti all’aggravarsi delle condizioni di salute della moglie, è appena tornato in Perù. Lo abbiamo incontrato il giorno prima che prendesse l’aereo per l’America Latina.

Qual è la tua destinazione?

«Per adesso tornerò a Tomanga, dove ho vissuto per 10 anni con Marta, lì abbiamo creato una scuola di archeologia per insegnare questa professione ai ragazzi. È stata una idea del padre Ugo (De Censi, il fondatore dell’Operazione ndr), ammetto che all’inizio non credevo che potesse riuscire, invece sta dando grandi risultati. In questo momento il Perù è in costruzione, si stanno realizzando strade e ponti e c’è bisogno di queste figure professionali. Aggiungo che la preparazione che diamo a questi ragazzi però non è finalizzata solo a dare un lavoro, quello che proponiamo loro è un cammino umano e cristiano. Però adesso non mi occuperò più di loro. Padre Ugo mi ha chiesto di stare in mezzo ai poveri, agli ultimi, di fare con loro una vita di condivisione con gli anziani e i malati».

Una prova molto dura per tu che hai vissuto da poco un periodo di sofferenza per la scomparsa di Marta. Con quale spirito hai detto sì?

«Per la prima volta parto da solo per il Perù, mia figlia Anna che ha 21 anni rimarrà qui a Prato. Per me c’è una nuova partenza. Da un lato la vivo con l’entusiasmo di un ventenne che sta per iniziare una nuova avventura. Dall’altra ammetto di avere tante paure, ho sempre avuto Marta accanto a me e ora non c’è più. Riuscirò a essere buono senza l’amore di Marta? A padre Ugo ho detto: adesso sono solo del Signore».

In questi sei mesi che hai vissuto qui, come hai visto Prato e l’Italia?

«Sinceramente sono spaventato, per vari motivi. L’uomo non è più al centro e ci si comporta come se Dio non esistesse. Purtroppo questo vale soprattutto nei giovani. È difficile "accendere" qualcosa in loro. Mi pare che oggi conti soprattutto l’economia e il desiderio di primeggiare».

Allora non sarebbe giusto provare ad aprire missioni anche qui in Italia? L’Omg non ci hai mai pensato?

«Qualcosa sta nascendo. Padre Lorenzo, il nipote di padre Ugo, ora è in Italia, in Valtellina. La nostra missione qui non sarà improntata nell’affrontare bisogni economici, la nostra preoccupazione sarà quella di far nascere il desiderio di Dio, dentro il quale poi ci sono tutti gli altri desideri, come la bontà, la carità… Padre Lorenzo sarà missionario con le famiglie, con loro cercherà di vivere una vita dove si mettono al centro valori come la semplicità, la carità e il lavoro».

Le vostre missioni sono sostenute con il lavoro dei tanti gruppi Omg in Italia. Nella nostra diocesi sono presenti a Prato e a Vaiano. Quando incontri i volontari italiani cosa dici loro?

«Sia al gruppo adulti sia ai giovani ma anche quando sono chiamato nelle scuole dico loro: è possibile una vita diversa da quella che il mondo ti presenta. Non solo, abbracciare questa vita ti renderà felice. Da quando aveva 17 anni, qui nel gruppo di Prato, Marta desiderava andare in missione, lavorare per i poveri. Quando ci siamo sposati siamo riusciti a partire, lei è rimasta là fino alla fine, lottando contro la malattia. Eppure, nonostante 12 anni di lotta contro i tumori, ha detto: Ho vissuto una vita bellissima».

Cosa ti senti di dire ai giovani?

«Alzate lo sguardo, avrete un’altra visione. Se hai un sogno e desideri viverlo: prova! Altrimenti il rischio è che tutto diventi esperienza, non facciamo altro che vivere di tanti momenti scollegati. Costruiamo la vita!».

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