Prato
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Avvolti dalle fiamme nel sonno nella fabbrica dormitorio

Le fiamme li hanno avvolti nel sonno, carbonizzandoli. Sono morte così, orrendamente, sette persone di nazionalità cinese alle prime ore di domenica primo dicembre. Morte nei «loculi» in cartongesso, nello stesso capannone nel quale lavoravano al Macrolotto 1, in via Toscana. Hanno perso la vita sette operai cinesi – cinque uomini e due donne: per ora è stato possibile dare un nome solo a due dei morti. Si tratta di un uomo, immigrato non regolare, il primo a essere trovato dai soccorritori, e di una donna che è stata riconosciuta dal marito grazie a una catenina.

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Una scena dal rogo di via Toscana

Le fiamme li hanno avvolti nel sonno, carbonizzandoli. Sono morte così, orrendamente, sette persone di nazionalità cinese alle prime ore di domenica primo dicembre. Morte nei «loculi» in cartongesso, nello stesso capannone nel quale lavoravano al Macrolotto 1, in via Toscana. Hanno perso la vita sette operai cinesi – cinque uomini e due donne: per ora è stato possibile dare un nome solo a due dei morti. Si tratta di un uomo, immigrato non regolare, il primo a essere trovato dai soccorritori, e di una donna che è stata riconosciuta dal marito grazie a una catenina. Due feriti in gravi condizioni, due lievi e un numero di dispersi che a lungo è rimasto incerto (il numero preciso degli occupanti non era infatti noto). Il bilancio è stato reso definitivo solo lunedì mattina, dopo una intera notte di lavoro da parte dei vigili del fuoco.
«Qui è un far west», ha dichiarato il procuratore di capo di Prato, Piero Tony fotografando una realtà ben nota ma che, drammaticamente, è stata riportata in primo piano, nelle cronache e nella politica nazionale. Persino il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio al presidente della Toscana Enrico Rossi (vedi nella pagina successiva il testo completo), denunciando la situazione di «insostenibile illegalità e sfruttamento». E lo stesso Rossi, arrivato ha Prato ha usato parole forti, lanciando un appello al Governo: «Facciamo subito un tavolo di lavoro con il governo nazionale che affronti con tutti i poteri dello Stato quella che è ormai una realtà extranazionale ed extralegale nel cuore dell’Italia. Una zona franca dove non ci sono diritti e regna il dominio del racket. Qui siamo ormai al di fuori dello Stato».
La fabbrica che ha preso fuoco è una dei tanti capannoni-dormitorio cinesi «pronto moda» del Macrolotto. Uno di quei luoghi dove si lavora, si mangia, si vive. L’ipotesi è che le fiamme siano partite da una cucina per poi diffondersi nel dormitorio: la maggior parte degli occupanti del capannone sono stati colti dalle fiamme nel sonno. Chi si è messo in salvo e non ha trovato le uscite bloccate da stracci e da materiale tessile, è fuggito in pigiama. I vigili del fuoco sono arrivati sul posto con numerose squadre; le fiamme sono state spente ed è cominciata la difficile conta dei cadaveri. Fra le storie, quella di un bambino di appena quattro anni, anche lui nel capannone, salvato dalla madre poi ricoverata al Nuovo Ospedale di Prato dove poi il bimbo le è stato riaffidato. O ancora la storia del volontario dell’associazione carabinieri in congedo che ha dato l’allarme e si è precipitato nel capannone in fiamme riuscendo a portare in salvo due persone.
Il deputato pratese Antonello Giacomelli ha chiesto un consiglio dei ministri a Prato. Mentre il ministro del lavoro Enrico Giovannini ha riferito alla Camera martedì. A Prato «è difficile l’operazione di controllo e prevenzione», ha detto il ministro, precisando che c’è una «programmazione a cadenza settimanale di interventi mirati e coordinati con gruppo interforze. Negli anni le risorse all’attività ispettiva hanno subito dei tagli, nell’ambito più generale dei tagli alla spesa pubblica. Le risorse per le ispezioni non sono sufficienti. Non bisogna arretrare nel contrasto al lavoro irregolare».

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