Prato
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Benvenuto tra noi Papa Francesco

Finita l’intervista monsignor Agostinelli chiede se può aggiungere qualcosa. Riapriamo il taccuino per prendere nota. «Scrivi pure che sto cominciando ad avere un po’ di tremarella». Lo dice sorridendo, ma è sincero, anche per un Vescovo l’incontro con il Papa è sempre qualcosa di emoziononante, ma soprattutto mons. Agostinelli sa che la venuta di Francesco a Prato è destinata a lasciare il segno, esattamente come avvenne per la visita di Giovanni Paolo II il 19 marzo 1986.

Percorsi: Papa Francesco
Bambini in attesa di Papa Francesco

Finita l’intervista monsignor Agostinelli chiede se può aggiungere qualcosa. Riapriamo il taccuino per prendere nota. «Scrivi pure che sto cominciando ad avere un po’ di tremarella». Lo dice sorridendo, ma è sincero, anche per un Vescovo l’incontro con il Papa è sempre qualcosa di emoziononante, ma soprattutto mons. Agostinelli sa che la venuta di Francesco a Prato è destinata a lasciare il segno, esattamente come avvenne per la visita di Giovanni Paolo II il 19 marzo 1986.

Ci siamo, ormai mancano pochi giorni alla fatidica data del 10 novembre. Ne parliamo con il Vescovo che ha seguito passo passo l’organizzazione di quello che si preannuncia un momento storico per Prato.

Eccellenza, è emozionato?

«Sì, lo ammetto, anche se questa non è la prima volta che incontro Francesco: ho avuto modo di avvicinarlo due volte in piazza San Pietro e una per la visita ad Limina insieme ai Vescovi toscani. Nonostante la sua semplicità e la sua estrema cordialità, posso dire che inizio a sentire una forte emozione al pensiero del 10 novembre».

Il conto alla rovescia è iniziato, siamo pronti?

«C’è un lavoro quotidiano che dura da mesi, i miei diretti collaboratori sono impegnatissimi per far sì che tutto vada per il meglio. Da un punto di vista organizzativo ci siamo, sul piano della preparazione spirituale possiamo ancora lavorare».

C’è ancora una domenica prima dell’incontro con Francesco, si sente di dire qualcosa alle parrocchie?

«Mi piacerebbe che ogni parroco si facesse capofila di una sensibilizzazione che coinvolge l’intera comunità parrocchiale. Domenica alle messa preghiamo per questo importante momento di fede e di popolo che ci attende. Mi auguro che in piazza Duomo e per le strade ci siano tante persone ad aspettare il suo passaggio».

La città come sta vivendo questa attesa secondo lei?

«C’è grande orgoglio nei pratesi per questo incontro, c’è anche curiosità, ma soprattutto sto constatando che per Papa Francesco ci sono stima e amore. Sono in tanti a dirmi che vorrebbero vederlo da vicino. Certo, le sue parole sono molto attese, ma il desiderio più grande di molti pratesi che ho incontrato sarebbe quello di stringergli la mano. Alcuni anziani impossibilitati a venire per via delle condizioni di salute mi hanno detto: "Meno male che c’è la diretta di Tv Prato". Tornando alla domanda, dico sì, sento che a Prato c’è molta trepidazione». 

Se lo aspettava?

«Fin da quando sono arrivato a Prato ho avuto sollecitazioni a invitare Francesco, più dagli ambienti laici e civili che da quelli ecclesiali devo dire, questo perché la nostra comunità sapeva quanto sarebbe stato difficile raggiungere questo risultato. Avrei voluto invitarlo nel 2016, per il trentennale della venuta di Giovanni Paolo II, invece è arrivata questa proposta per il 10 novembre e ne siamo felicissimi».

Possiamo dire che è stato lo stesso Francesco a volere fortemente questo appuntamento?

«Questo mi risulta parlando con i suoi collaboratori. È stato Francesco a chiedere di poter passare da Prato prima di andare a Firenze, come abbiamo sottolineato più volte, per il Santo Padre la nostra città rappresenta "la porta d’ingresso al Convegno Ecclesiale". Qui si vivono problematiche che interessano il Papa, come quelle legate al lavoro e all’integrazione».

Quando su alcuni media uscì l’indiscrezione sulla visita del Papa a Prato scrissero, sbagliando, che avrebbe incontrato i cinesi. Quanto è stata determinante questa nostra caratteristica?

«Non penso, Papa Francesco conosce la realtà di Prato che è composita perché formata da molte nazionalità oltre a quella cinese. In Italia e nel mondo siamo conosciuti per la preponderanza della presenza cinese e il Papa lo sa, ma sa anche che qui convivono oltre 120 nazionalità diverse».

Le parole di Francesco sono misericordia, carità, accoglienza. Sono anche quelle della Chiesa pratese? In che modo?

«Mi auguro e penso che sia così, la nostra Chiesa non è estranea a quello che chiede il Papa. Sappiamo di essere in uno stato di conversione continua e certamente dobbiamo sempre migliorare la nostra missione. Fa bene Francesco a ricordarci che il Signore ci ha chiesto di amare e non di imporre. Talvolta ci lasciamo prendere dall’ansia di difendere la verità lasciando da parte la capacità dell’attesa e della pazienza, come un buon padre che sa tacere per aspettare che il figlio comprenda».

Francesco è un pontefice molto mediatico perché immediato, diretto. Qual è un suo aspetto che i media hanno colto perfettamente?
«Direi l’animus di questo pontefice, il fatto che sia una persona che ama ascoltare la gente ma non per assecondarla. Questo è un Papa coraggioso che desidera portare Cristo alla gente e lo fa con semplicità e sapienza».

E un aspetto che invece non hanno colto o frainteso?

«In troppi credono che Francesco sia accondiscendente verso la mentalità contemporanea. In lui non c’è alcun buonismo, perché non omette mai la verità. I mass media devono capire che il Papa serve la verità con sensibilità e semplicità, con misericordia e perdono. Ma la verità non la dimentica».

Torniamo a parlare della visita a Prato. Qualcuno in città si è lamentato dei costi.

«Quando ci accingiamo ad accogliere un ospite di riguardo si cerca di riassettare la casa, di rimetterla in ordine. Ma attenzione, se anche lo abbiamo fatto non c’è stata leziosità, perché questo sarebbe andare contro la volontà del Papa che chiede sempre essenzialità. Quindi non ci sarà nessuno sfarzo e nessuno sfolgorio. Nella preparazione e nell’organizzazione il Comune ha fatto la propria parte e lo ringraziamo per questo. La spesa che noi e le istituzioni abbiamo dovuto sopportare è relativa se pensiamo alla grande opportunità che ci viene data».

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