Prato
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Cosa impara Prato dopo Donatello e Lippi

Da Donatello a Lippi. Oppure, per dovere di cronaca, da Lippi a Donatello. E a Paolo Uccello. A sottolinearlo fu proprio una dei due curatori della mostra, Cristina Gnoni Mavarelli (insieme ad Andrea De Marchi), in una intervista su Toscana Oggi all’inizio dell’esposizione: «Se non ci fosse stata la riscoperta di questo grande artista (il Lippi, appunto, ndr) grazie al restauro nella cattedrale, non avremmo avuto nemmeno questa mostra».

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Turisti ammirano gli affreschi del Lippi

Da Donatello a Lippi. Oppure, per dovere di cronaca, da Lippi a Donatello. E a Paolo Uccello. A sottolinearlo fu proprio una dei due curatori della mostra, Cristina Gnoni Mavarelli (insieme ad Andrea De Marchi), in una intervista su Toscana Oggi all’inizio dell’esposizione: «Se non ci fosse stata la riscoperta di questo grande artista (il Lippi, appunto, ndr) grazie al restauro nella cattedrale, non avremmo avuto nemmeno questa mostra». Fu proprio Cristina Gnoni a subentrare a Isabella Lapi Ballerini nella direzione del cantiere di restauro degli affreschi. «Sicuramente i sette anni di restauro di questo ciclo meraviglioso in Cattedrale hanno potuto far apprezzare di nuovo la tecnica del Lippi, e questo momento straordinario dei 15 anni in cui ha avuto la sua bottega a Prato», prosegue la studiosa. «Da qui abbiamo preso spunto e abbiamo ritenuto interessante ricostruire gli anni della bottega pratese», «Officina pratese», appunto. E che il successo di questa mostra si debba anche a questo «radicamento sul territorio» lo conferma proprio Anna Beltrame: «Questa mostra ha raccontato per la prima volta in modo accessibile a tutti la bella storia di Prato». Lo stesso Keith Christensen del Metropolitan Museum di New York, affermò che «non si può parlare di Rinascimento senza conoscere Prato».
«Anche la presenza di un’opera come la pala degli Uffizi Natività di Annalena, in questo stato di conservazione smagliante, ci ha dato l’opportunità per apprezzare lo stato di conservazione degli affreschi, che al tempo dovevano essere altrettanto splendenti».
E una influenza positiva e un rinnovato interesse per le diverse opere coeve presenti in città, in effetti, c’è stata. Secondo i dati forniti dall’Opera del Duomo, infatti, solo dal primo gennaio alla chiusura della mostra (13 gennaio), in Cattedrale sono arrivati tremila visitatori per ammirare gli affreschi del Lippi e le Storie di Santo Stefano e della Vergine di Paolo Uccello, con punte di 800-900 visite al giorno. Nel complesso nel 2013 sono stati oltre 25.500 i paganti – di cui 9.500 quelli che hanno usufruito del biglietto unico con la mostra «Da Donatello a Lippi»: quasi il doppio dei 13mila visitatori registrati nel 2012. «Abbiamo voluto stabilire un collegamento con le opere in cattedrale, gli affreschi del Lippi ma anche il ciclo di Paolo Uccello, le storie di Santo Stefano e della Vergine», ha sottolineato la Gnoni. «E sono stati tanti quelli che, anche venuti da fuori, hanno approfittato del biglietto unico con un piccolo sovrapprezzo per avere la visita complementare anche in Duomo». Insieme al successo di pubblico, è arrivato anche un successo di critica, con recensioni favorevoli – lo stesso Sgarbi ha citato questa mostra tra le tre più importanti d’Italia – e citazioni in riviste specialistiche.
«Ne è venuto anche un apporto agli studi – chiosa Gnoni – grazie anche alla collaborazione con l’università e il professor De Marchi. Su Paolo Uccello, ad esempio, sono emerse novità dal punto di vista documentario sulla committenza degli affreschi in cattedrale, sul braccio destro del transetto, accanto al Lippi. Si tratta di precisazioni importanti che porteranno a rivedere anche la denominazione stessa della Cappella».

L'ASSESSORE ANNA BELTRAME

Se, come scriveva Dostoevskij, «la bellezza salverà il mondo», allora il successo della mostra evento «Da Donatello a Lippi» può segnare il riscatto di Prato. E il 2014 può candidarsi a essere, per il complesso dell’arte pratese, «l’anno della svolta»: con il boom di visitatori registrato negli ultimi giorni, l’attesa riapertura del Pretorio in primavera e – l’assessore Anna Beltrame non si sbilancia, ma nemmeno smentisce – una probabile riapertura del Pecci, con i nuovi spazi e il nuovo direttore. Ma partiamo dalla mostra evento, successo da 60mila spettatori.
Un successo innegabile, anche oltre le aspettative: la giunta Cenni ha puntato molto sulla valorizzazione della cultura e del centro storico...
«Vedere le code in piazza del Comune per l’arte e la bellezza credo sia un motivo d’orgoglio per tutti i pratesi; lo è di certo per chi in questi mesi ha lavorato con passione per arrivare a questo risultato. Riaprire Palazzo Pretorio, chiuso da 16 anni, era una priorità per il sindaco e la giunta: la mostra, che ha raccontato come mai prima il ruolo cruciale di Prato nel Rinascimento, ha dimostrato con grande evidenza quanto la cultura sia decisiva per Prato».
Del resto, a Prato e ai pratesi servono azioni come questa per recuperare una immagine di sé anche positiva.
«I problemi sono tanti e non si possono negare, ma è importante essere consapevoli delle ricchezze della città, a cominciare dal suo patrimonio artistico, da valorizzare come è stato fatto per Officina pratese. Sono indispensabili tre elementi: qualità e rigore scientifico, capacità manageriali nella gestione e grande attenzione alla comunicazione. E poi, fondamentale, è l’impegno delle persone».
Che cosa secondo voi è riuscito di questo evento?
«Quasi 60mila visitatori: è un risultato straordinario, ottenuto soprattutto grazie allo spirito di squadra. Ognuno è riuscito a dare il meglio di sé, secondo le proprie competenze e capacità. Dal Comune, ai curatori, agli allestitori, a chi ci ha aiutato nella comunicazione, ai nostri partner privati di MondoMostre e Coopculture, che in questa mostra si sono assunti un rischio di impresa. È stata un’esperienza bellissima. E tutti meritano un grazie, per quello che hanno fatto».
Come ha funzionato la sinergia con le attività del centro storico?
«Dipende dai casi. Molti esercizi hanno colto con entusiasmo le proposte di collaborazione pensate dal Comune con la collaborazione della Camera di commercio. Altri un po’ meno, soprattutto all’inizio e in particolare la domenica. È un problema vecchio a Prato. Una vocazione all’accoglienza, al passo con i tempi e le esigenze del mercato, del resto, non si costruisce in poco tempo».
Che cosa invece vorreste poter aver fatto di più?
«È proprio sul fronte turistico che c’è più da fare, pubblico e privati insieme. Dai pacchetti, alla promozione sul web, alle sinergie già avviate con questa mostra tra le principali istituzioni culturali. I biglietti integrati tra i musei e gli sconti incrociati sugli ingressi al Pretorio, al Metastasio e ai concerti della Camerata sperimentati con Officina pratese devono diventare la regola. Si dovrebbe promuovere il sistema culturale della città, partendo da eventi di grande importanza come questa mostra. È questo il prossimo obiettivo. Non facile, ma da perseguire».
Adesso che la mostra è chiusa, che cosa succederà nei prossimi mesi?
«Ad aprire sarà inaugurato il nuovo allestimento del Museo: flessibile, innovativo per gli strumenti multimediali, capace di valorizzare la bellezza del Pretorio e il valore della collezione. Uno spazio di cultura vivo, in cui le persone si possano ritrovare, grazie a visite speciali, laboratori per bambini, concerti e naturalmente grazie alle mostre temporanee che saranno organizzate. Prevediamo abbonamenti a ingressi multipli, che favoriscano appunto la consuetudine del piacere della visita».
Prato città di grande arte e grandi eventi, dunque. Arte rinascimentale e arte contemporanea. Ce la faremo dopo il Pretorio, a vedere aperto nel 2014 anche il Museo Pecci?
«I lavori per il raddoppio procedono e dovrebbero terminare entro la primavera. Tra poche settimane sarà scelto il nuovo direttore. Il rilancio del Pecci è una scommessa ambiziosa, che vede uniti Comune e Regione: il 2014 sarà l’anno della svolta».

(l'intervista all'assessore è di Lucia Pecorario)

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