Prato
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Emergenza droga

«L'eroina è più potente dell’oppio. Non ti fa sentire nulla: né il bene ma neppure il male. Anestetizza anche il dolore. Io, all’eroina, preferisco dare del ’lei’». Chissà quante volte, bucandosi negli angoli bui della città, avrà cercato di ipnotizzare la sofferenza e soffocare il senso di solitudine che non lascia tregua, neppure la notte. Quante volte, cercando la vena da sottoporre alla tortura quotidiana, avrà pensato di colmare il vuoto con la stretta matrigna della droga.

Parole chiave: eroina (1), serraglio (2), droga (2)
Droga

«L'eroina è più potente dell’oppio. Non ti fa sentire nulla: né il bene ma neppure il male. Anestetizza anche il dolore. Io, all’eroina, preferisco dare del ’lei’». Chissà quante volte, bucandosi negli angoli bui della città, avrà cercato di ipnotizzare la sofferenza e soffocare il senso di solitudine che non lascia tregua, neppure la notte. Quante volte, cercando la vena da sottoporre alla tortura quotidiana, avrà pensato di colmare il vuoto con la stretta matrigna della droga.

Mauro (nome di fantasia che utilizzeremo per tutelarne la privacy) è uno dei tanti tossicodipendenti finiti nel vortice del mercato di sostanze stupefacenti “made in Prato”, la piazza prediletta della dipendenza toscana che gravita attorno alla stazione del Serraglio, dove si arriva col treno solo per farsi e ripartire ancora sballati. Pendolari del “buco”, disposti a muoversi persino da Lucca, Firenze, Pistoia o Viareggio per accaparrarsi una dose transitoria di felicità.
Gli operatori di strada del progetto «Outsiders» - promosso nei mesi scorsi dall’Amministrazione comunale - ne hanno contati 463. Un esercito di consumatori, quasi tutti sotto i 35 anni, pronti ogni giorno ad alimentare il traffico di sostanze, in mano agli immigrati. Mauro conosce a menadito dinamiche e tariffari. Oggi ha 45 anni e il suo personale “battesimo” l’ha fatto quando ne aveva 15: prima le “canne” per farsi grande con gli amici, poi la cocaina. E ancora l’ecstasy, le pasticche dello sballo, fino all’eroina e alla cocaina insieme, utilizzate in fretta persino sul posto di lavoro, in falegnameria. Sei mesi prima di entrare per la terza volta in comunità ha rischiato la morte. Ora convive con lo spettro della dipendenza: prova a sentirsi utile tra le pareti del CPS, il Centro di Solidarietà Pratese, che nel verde di Galceti regala una seconda chance a chi decide di cambiare vita. Qui è la comunità a scandire i ritmi della giornata. Tra libri, musica e teatro, cerca di incollare di nuovo i pezzi di una vita spesa a procurarsi la “roba”.
«Prato è scandalosa - racconta Mauro -. I numeri presentati nello studio sono sicuramente sottostimati. La media di 100 persone al giorno che consumano droga in città mi sembra troppo bassa. Ad ogni modo, sono cambiate anche le regole della strada. Quando ero giovane, a 18 anni, le sostanze te le dovevi cercare. Dovevi entrare in confidenza con lo spacciatore. Adesso, tutto avviene alla luce del giorno. Basta un’occhiata d’intesa e il gioco è fatto: ti avvicini, contratti, scambi. È vero che il fulcro dello smercio è la stazione del Serraglio, ma se hai abbastanza soldi da spendere puoi stare tranquillo che il fornitore viene anche a domicilio, in periferia se necessario». Il prezzo, poi, fa il resto: sono sufficienti 10 euro per accaparrarsi una busta di eroina. Cifre “low cost” alla portata di tutti. «Se ti fai bastare una dose per l’intera giornata, - sottolinea Mauro - allora con 10 euro te la cavi. Altrimenti, con 50 euro puoi arrivare a consumare cinque volte in un giorno. Anni fa per l’eroina servivano anche 250 euro. Lo specchietto per le allodole è proprio la tariffa abbordabile. La cocaina invece ha prezzi un po’ più alti. Devi sborsare 40 o 50 euro per acquistare una piccola dose. Io ho anche spacciato, ma non sul marciapiede. Rifornivo amici e conoscenti. Non l’ho mai venduta a minorenni o alle “matricole”. Chi inizia - rimarca - pensa di essere in grado di farcela da solo, invece non è così. O ti affidi e ti fai aiutare o ci ricaschi».
Lui, nel vortice, ci è ripiombato per tre volte. E per tre volte ha tentato di uscire dal tunnel aggrappandosi ai centri di recupero. Spesso, nei suoi lunghi pomeriggi trascorsi nell’ex convento, pensa ai giovani del Serraglio. Immagina i volti assorti di quei ragazzi che potrebbero essere suoi figli. Poi benedice i giorno in cui ha preferito non mettere al mondo un bambino. «Meglio così», chiosa. E proprio dalle nuove generazioni sarebbe necessario, a suo giudizio, ripartire per arginare il fenomeno. «Puntare tutto sulla prevenzione e l’informazione nelle scuole - esordisce -. Questa è l’unica strada percorribile per far conoscere i rischi della droga ai ragazzi e tenerli lontani da quella spazzatura. Altre soluzioni non ci sono: le forze dell’ordine non possono arrestare ogni giorno decine e decine di persone. Dove mettono tutta questa gente? E, in ogni caso, ci sarebbe un ricambio dell’offerta, arriverebbero nuovi spacciatori. Meglio - aggiunge - lavorare sui ragazzi e sostenere le realtà di recupero per chi, invece, è già piombato nell’abisso e ha bisogno di ritrovare una ragione per vivere».
Già, il futuro. Quando gli chiedi di immaginare il suo domani, gli occhi si spengono. Quella luce che si intravedeva poco prima, mentre parlava della cocaina paragonandola a una amante fedele e passionale, è ormai solo un ricordo. Adesso è la paura a farla da padrone perché non c’è alcun laccio emostatico da stringere a fatica e con cui affogare ansie e timori. «A volte, ho seri ripensamenti - confessa Mauro -. Vorrei uscire di qui e non essere solo. È difficile ripartire da zero, senza certezze esterne. Potrei coltivare qualche nuovo interesse. Magari il teatro. Vedremo».

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