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«La Misericordia di Dio è il perdono che anticipa»

L’intervento di padre Ermes Ronchi ha fatto registrare il «tutto esaurito».
Il teologo ha parlato dell’amore di Dio e della forza «rivoluzionaria» della tenerezza

Parole chiave: misericordia (7), perdono (3), salvezza (3)
Rocchi e il vescovo Agostinelli

«Dio preferisce la felicità dei figli alla loro fedeltà» e ancora: «la Misericordia di Dio è un amore che anticipa, la pecora smarrita è perdonata mentre sta ancora scappando, il figliol prodigo è perdonato dal padre prima ancora che apra bocca. Per molti questo è scandaloso».
Ascoltando padre Ermes Ronchi, guardando il suo viso rotondo e buono, sembra di sentir parlare Papa Francesco. Piena è la sintonia tra il Santo Padre e il religioso friulano appartenente all’ordine dei Servi di Maria. Non a caso padre Ronchi è stato chiamato da Bergoglio a predicare gli esercizi spirituali alla Curia Romana in occasione dell’ultima Quaresima. Il teologo, il cui volto è entrato nelle case degli italiani grazie alla trasmissione di Rai 1 «A Sua Immagine», è stato il protagonista del primo incontro del Convegno pastorale diocesano, l’appuntamento che segna l’inizio delle attività della Chiesa pratese dopo la pausa estiva. In tanti sono venuti martedì 20 settembre ad ascoltarlo nella chiesa di San Francesco. Presenti anche molti giovani, seduti per terra con un quaderno in mano per prendere appunti.
La parola usata più spesso da padre Ermes è stata «tenerezza». Un concetto preso a prestito da Papa Bergoglio, che nella Evangelii Gaudium viene definito come «forza rivoluzionaria».
Secondo il teologo servita è necessario riappropriarsi della radicalità del Vangelo e non dimenticarsi mai che il nostro Dio «non è un ragioniere, né un contabile del cosmo», perché se lo fosse «non convertirebbe nessuno». L’invito è a cambiare paradigma: «passare dal concetto di colpa/perdono a quello di povertà/pienezza», per «rompere lo schema buoni/cattivi». «Il nostro - ha osservato padre Ronchi - non è forse il Signore che paga l’operaio delle cinque del pomeriggio come quello che ha lavorato una giornata intera?». Su questo punto, per essere ancora più diretto e comprensibile, usa questa frase: «Dio non chiude nessuno dentro la gabbia ferrea di ideali che ci sembrano irraggiungibili». E dunque «non siamo al mondo per essere perfetti ma per essere incamminati. Non per essere immacolati ma portatori di vita. Ci salveremo se avremo camminato verso la montagna, se cadendo otto volte ci saremo rialzati. Non se abbiamo raggiunto la cima». Padre Ermes Ronchi «provoca» l’assemblea e domanda: «Vale di più la legge o la persona?». Sottolinea come «la Bibbia non è un feticcio o un totem da difendere» e per spiegare il senso di questa affermazione cita il grande musicista Gustav Mahler, quando chiede alle nostre intelligenze «di custodire il fuoco e non di adorare la cenere».
Ricorda che Gesù quando parla alle folle chiede il massimo possibile, «siate perfetti come è perfetto il vostro padre celeste», «amate i vostri nemici». Ma quando si rivolge al singolo, come ad esempio alla samaritana, «avvia un processo di guarigione appoggiandosi a frammenti di verità, come l’ammissione della donna di non avere marito». Cita Sant’Ambrogio, «dove c’è misericordia c’è Cristo», e aggiunge: «ma dove c’è severità forse ci sono i ministri di Dio, ma Dio non c’è. C’è chi non sa cogliere e accogliere la tenerezza di Dio».
Infine un altro riferimento a Papa Francesco e al motto scritto sul suo stemma: «Miserando atque eligendo», tratto dalle omelie di Beda il Venerabile. «A Bergoglio - conclude padre Ermes Ronchi - piace usare un neologismo per tradurre in italiano quella frase. Lui usa la parola "misericordiando" invece che "lo guardò con sentimento d’amore", come si usa dire. Ecco, la Misericordia per il Papa è un verbo, è attiva, non è un sostantivo. È qualcosa che si attua, non ha senso chiedere Misericordia a Dio e non darla al proprio vicino».  

Giacomo Cocchi

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