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Le indicazioni del Papa e le sfide della Chiesa

Il rapporto tra il Papa, i preti e i vescovi non è fatto solo di «richiami», ma anche di riconoscenza e stima profonda per quanto fa la Chiesa a livello locale. Intervista al vescovo Franco Agostinelli, dopo l'Assemblea generale della Cei.

Percorsi: Franco Agostinelli
Parole chiave: Assemblea generale (1), Cei (407), intervista (5)
Le indicazioni del Papa e le sfide della Chiesa

Il rapporto tra il Papa, i preti e i vescovi non è fatto solo di «richiami», ma anche di riconoscenza e stima profonda per quanto fa la Chiesa a livello locale. «Purtroppo i media nazionali puntano sempre i loro obiettivi su singoli aspetti, spesso solo su quelli dove emergono critiche da parte di Francesco oppure su certe sottolineature fatte da Bagnasco. E questo provoca profondo rammarico nei vescovi italiani». Dal 16 al 19 maggio monsignor Agostinelli ha partecipato a Roma, assieme ad altri 242 confratelli, all’Assemblea permanente della Cei. Sono stati quattro giorni di confronto e riflessione per i vescovi italiani, che hanno avuto (e si sono dati) numerose indicazioni per il loro ministero. «È stata una conferenza episcopale ordinata, serena e collaborativa – sottolinea il Vescovo – le parole del Santo Padre ci hanno fatto riflettere molto».
Eccellenza, il Papa nella prolusione con cui ha aperto l’Assemblea ha scelto di parlare dei sacerdoti. Che consigli vi ha dato?
«Non ha dato consigli particolari, ma ha detto chiaramente: siate vicini ai parroci che si spendono per le nostre comunità. Fate in modo che i preti abbiano modo di rispondere a queste domande: cosa rende saporita la vostra vita? Qual è la ragione ultima del vostro donarsi? Questi interrogativi devono sempre trovare spazio dentro di noi. Per indicare la via ha usato alcune espressioni efficaci».
Come quella del prete che deve essere «scalzo»...
«Sì, però va riportata per intero: “È scalzo, il nostro prete, rispetto a una terra che si ostina a credere e considerare santa. Non si scandalizza per le fragilità che scuotono l’animo umano: consapevole di essere lui stesso un paralitico guarito, è distante dalla freddezza del rigorista, come pure dalla superficialità di chi vuole mostrarsi accondiscendente a buon mercato».
Perché Francesco ha voluto fare queste sottolineature?
«La vita dei nostri presbiteri è inserita in questo mondo, dove insiste un contesto culturale diverso rispetto a quello dove abbiamo mosso i primi passi del nostro ministero. Siamo di fronte a tante relazioni ferite e ci sono tante persone che pensano solo a se stesse. Su questo sfondo la vita dei preti deve essere eloquente, diversa, alternativa. Per questo il Papa ha usato l’immagine del sacerdote che “come Mosè è uno che si è avvicinato al fuoco e ha lasciato che le fiamme bruciassero le sue ambizioni di carriera e potere”».
Per aiutare i sacerdoti, l’Assemblea ha dato una indicazione precisa: puntare sulla formazione permanente del clero.
«Rientra nel mio compito di vescovo quello di farmi carico dell’accompagnamento dei sacerdoti. Appena tornato da Roma, il 24 maggio, mi sono incontrato con i sette sacerdoti giovani che ho ordinato da quando sono arrivato a Prato. Si è trattato di un momento importante e utile che vorrei allargare anche ad altri sacerdoti. Vede, è fondamentale creare spazi dove si possa condividere l’attualità della Parola letta nella propria vita. Basta incontri di taglio “fiscale”, devono averlo spirituale e culturale». Un altro punto all’ordine del giorno ha riguardato la gestione e l’amministrazione dei beni della Chiesa. Quali suggerimenti?
«I preti, non solo quelli pratesi, sono oberati da questo tipo di incombenze. Dalla relazione fattaci alla Cei emerge che spesso si affidano a persone che lucrano da queste situazioni oppure si continua a lavorare con quel paternalismo tipico del nostro carattere clericale, con il rischio di incorrere in sanzioni».
In questo senso che consigli dare ai nostri parroci?
«Di tenere sempre il contatto con gli uffici diocesani competenti, in primis quello Amministrativo, e poi di circondarsi di collaboratori veri che abbiano come scopo solo quello del servizio nei confronti della Chiesa. E poi ci hanno chiesto attenzione alla trasparenza ed è giusto. Ogni parrocchia dovrebbe esporre il proprio rendiconto economico affinché sia discusso e ognuno possa fare le proprie considerazioni. Purtroppo ci sono parrocchie che non portano nemmeno in Curia i propri bilanci».
Sappiamo che voi vescovi vi siete molto rammaricati per certi titoli dei giornali che a vostro avviso hanno distorto il reale andamento dei lavori. Recentemente Avvenire ha dovuto smentire le notizie su una falsa pensione d’oro che percepirebbe Bagnasco. Perché tutta questa acredine nei confronti della Chiesa?
«Sì, c’è avversione nei confronti della Chiesa. Però posso dire tranquillamente che nonostante i limiti che abbiamo, oggi la Chiesa è l’unica istituzione che può dire quello che pensa senza paura, è l’unica che può contrastare certe scelte fatte a livello nazionale e internazionale. Noi siamo un ostacolo per coloro che vogliono disporre il mondo come credono. Pensiamo alle guerre. E la gente che conosce personalmente i sacerdoti, sa qual è la verità».

Giacomo Cocchi

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